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Aggiornamenti dall'Obiettivo Cooperatori

L'errore è pensare che si vale solamente per quello che si fa e non per quello che si è. Con il tempo, anche se le forze non sono più quelle dell'inizio, ciò che sei cambia, non 'fai' più il salesiano, ma 'sei salesiano sempre'...


Aggiornamenti dall’Obiettivo Cooperatori

del 22 aprile 2014

 

 

«L'errore è pensare che si vale solamente per quello che si fa e non per quello che si è. Con il tempo, anche se le forze non sono più quelle dell'inizio, ciò che sei cambia, non 'fai' più il salesiano, ma 'sei salesiano sempre'… Il tuo modo di pensare, di amare e di vivere in quello che fai, in quello che manifesti verso gli altri, è il modo di Don Bosco».

Attingiamo alla esperienza spirituale di Don Bosco per camminare nella santità secondo la nostra specifica vocazione 'la gloria di Dio e la salvezza delle anime'.

Il terzo incontro di 'obiettivo cooperatori' ci ha offerto ancora una volta una testimonianza di vita, quella di una coppia, Antonio e Cristiana, che vivono la loro quotidianità con lo stile di Don Bosco, essendo cooperatori salesiani.

 

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Partiamo da una domanda: chi è il cooperatore Salesiano?

 

Non è una persona che 'aiuta i Salesiani', ma una persona che aiuta Dio. Lo stile del cooperatore è quello di essere a disposizione di Dio e degli altri camminando (non fermi a tavolino) con un modo di agire centrato verso la santità.

Il modo che il cooperatore ha scelto di usare per raggiungere questo obiettivo è il modo di Don Bosco, cioè utilizzare le proprie capacità umane e professionali, le proprie qualità ed i talenti che ognuno di noi ha per :

  • la gloria di Dio
  • la salvezza delle anime

Cos'è la gloria di Dio: è il  'peso' fondamentale che ha Dio nella nostra vita, nella nostra giornata, nella quotidianità.

Cos'è la salvezza delle anime: utilizzare il quotidiano per essere luce per le persone che stanno vicino a noi e aiutarle a trovare le cose importanti per la loro vita, le cose che contano veramente.

 

Come si sviluppa il cammino del Cooperatore?

 

Qui ci viene in aiuto la testimonianza di Cristiana che con molta semplicità ci descrive il suo incontro con Antonio e l'incontro con Don Bosco:

«Ho conosciuto mio marito molto giovane, e da quell'incontro ho iniziato un cammino, che ha portato in me un cambiamento, una 'rivoluzione copernicana' che ha posto al centro il vero Sole della mia vita. Non sarei qui se non avessi avuto quell'incontro concreto e semplice.

Seguendo lui sono venuta a contatto con la figura di Don Bosco e con i cooperatori salesiani, ho apprezzato le sue qualità personali – la purezza, la semplicità, la serietà nella parola data, la disponibilità verso il prossimo -  ed i tratti caratteristici dello stile di Don Bosco, come l'ottimismo, il sorriso e la fiducia in Dio.

Di fatto tutto quello che per me è importante si vede nella frase 'attingiamo all'influenza spirituale di Don Bosco per camminare nella santità secondo la nostra specifica vocazione'.

Ora ho vari impegni: lavoro con mio marito, seguo la catechesi degli adulti e la vita in parrocchia, ma non potrei fare tutto questo se la mia giornata non fosse tutta nella mani di Gesù.

La gloria di Dio nella mia vita è che Lui sceglie per me ed io mi metto a disposizione.

Questo vuol dire mettere da parte il proprio orgoglio, il proprio istinto, spesso il proprio senso di giustizia sociale, per accettare i tempi ed i modi che Dio ci propone. Spesso tutti abbiamo la tentazione di prendere in mano le situazioni e fare di testa nostra, ma se non seguiamo i tempi ed i modi di Dio c'è il rischio di mettersi troppo al centro, di non mettere al centro Lui, e se le scelte sono solo nostre non andiamo lontano.

Io ho un comandante, che è Dio, e devo obbedire a Lui, fidarmi di Lui, Lui sa come usarmi e cosa fare di me. In tutto quello che faccio sono uno strumento di Dio con lo stile di Don Bosco (attivo, dinamico, ottimista, persona che ha scelto di risolvere i problemi e non di crearli )».

 

Quali sono i tratti caratteristici del modello a cui si ispira un Cooperatore Salesiano?

 

Il modello a cui si ispira il Cooperatore è quello della Spiritualità Salesiana e cioè:

  • una forma di vita comunitaria: nessuno è solo ma apparteniamo ad una comunità
  • una missione educativa pastorale sulla base di un patrimonio pedagogico: il cooperatore ha un compito educativo verso gli altri, attingendo da un bagaglio ben preciso
  • una metodologia formativa: una ben precisa formazione
  • valori ed atteggiamenti caratteristici: si basa su di un carisma particolare.
  • peculiare attenzione alla Chiesa ed alla società: il cooperatore non è un estraneo al mondo ma si sente parte in causa sui temi importanti della vita e della società, si interessa all'altro ed alla vita della Chiesa.
  • una eredità di scritti: un insieme di fonti bibliografiche a cui attingere
  • un linguaggio caratteristico: lo 'stile' dei salesiani si rispecchia anche nel linguaggio e nelle terminologie adottate.
  • una serie di strutture e opere: gli oratori, le scuole, le parrocchie....

Aggiungiamo che tratto caratteristico della spiritualità salesiana è il legame verso i sacramenti, soprattutto verso la confessione, che Don Bosco vedeva come vera fonte di rinnovo e modo per ricominciare il cammino dopo le cadute.

 

Durante il cammino della vita, come cambia il modo di testimoniare del cooperatore e a che fonti attinge per trovare sempre nuove motivazioni?

 

Risponde Antonio:

«Quando ero più giovane, esercitavo la mia missione di cooperatore salesiano tra la gente facendo molto, partecipando attivamente a tantissime iniziative, coinvolgendomi in molti impegni. Con il passare degli anni, la forza ed il tempo non li hai più, e spesso la domanda che ti fai è: allora non sono più salesiano?

L'errore è pensare che si vale solamente per quello che si fa e non per quello che si è. Con il tempo, anche se le forze non sono più quelle dell'inizio, ciò che sei cambia, non 'fai' più il salesiano, ma 'sei salesiano sempre'… Il tuo modo di pensare, di amare e di vivere in quello che fai, in quello che manifesti verso gli altri, è il modo di Don Bosco.

Spesso ci chiediamo come fare ad avere sostentamento nel nostro cammino, ed io ho sperimentato quali sono i veri aiuti:

  1. La Parola di Dio: le risposte alle difficoltà vengono solo dalla Parola, che va conosciuta e letta. Ognuno di noi ha un compito: ascoltare la Parola di Dio quotidianamente,  attraverso la partecipazione alla messa o attraverso il messale. In essa troviamo le risposte ai nostri dubbi e le soluzioni ai nostri quesiti più importanti.
  2. Il confronto con un sacerdote: il sacerdote è colui che ci aiuta a capire la Parola ed allo stesso tempo amministra i sacramenti, è un regalo di Dio per noi, ed il nostro compito non è solo quello di  ascoltarlo ma anche quello di sostenerlo e di pregare per lui».

Due persone, due testimonianze che insieme ci hanno dato una immagine completa di cosa vuol dire essere cooperatore salesiano nella semplicità del quotidiano, nella vita di tutti i giorni, con le difficoltà ed i limiti che tutti noi abbiamo, ma anche, come lo stessi hanno detto, con la fiducia in Maria Ausiliatrice, che non ci lascia mai soli .

Non resta che dirci arrivederci alla prossima occasione, che sarà la Veglia Vocazionale, il 17-18 maggio, a Mestre. Ciao a tutti in Don Bosco.

 

 

Francesco Petris

 

 

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