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I 33 giorni di Clodagh, la bimba che non doveva nascere e che invece «ha portato...

La storia di una famiglia che ha scelto di accogliere una figlia destinata alla morte. «I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».


I 33 giorni di Clodagh, la bimba che non doveva nascere e che invece «ha portato solo gioia»

del 20 dicembre 2013

 

 

 

Questa è la storia di una Clodagh, una bambina vissuta poco più di un mese. Il padre e la madre, Darren e Derbhille McGill, durante il dibattito sull’aborto in Irlanda, hanno deciso di mostrare con un video i 33 giorni passati con «nostra figlia che ci dicevano che non sarebbe sopravvissuta. Ci dicevano che stavamo sbagliando. Invece ogni giorno è stato prezioso».

 

«COME OSANO?»

 

Tutto cominciò il 18 gennaio 2007 quando Derbhille era alla ventesima settimana di gravidanza e l’ecografia rivelò qualcosa di simile a un’anencefalia. Si scoprirà poi che la piccola aveva la trisomia 13, una malattia genetica che viene definita incompatibile con la vita. «Eravamo devastati – ha spiegato la madre – ma lei era dentro di me, la sentivo, si muoveva, cresceva».

Nonostante «non abbia mai avuto alcun sostegno all’ospedale» e nessuna «consulenza né aiuto», lei e il marito decisero di proseguire nella gravidanza. «Dicono che questi bambini non hanno valore», ha dichiarato Derbhille. «Mi dissero che sbagliavo a far nascere mia figlia. Come può qualcuno osare dire una cosa del genere? Come può? Era mia figlia e l’amavo. I bambini devono essere amati, hanno il diritto di nascere e le donne come me hanno bisogno di aiuto, non di essere spinte ad abortire».

 

GIOIA E DOLORE INSIEME

 

La settimana prima della nascita di Clodagh il medico disse che la bimba sarebbe morta subito. Invece riuscì a passare qualche giorno a casa. «C’erano i suoi fratelli e sorelle, la accudivano, la cambiavano, giocavano con lei, tutte le notti non è mai stata lasciata sola». Alla fine Clodagh è morta, a 33 giorni, alle tre di un venerdì pomeriggio, «tra le braccia del suo papà». Sebbene la vicenda abbia a messo a dura prova la famiglia, nessuno dei suoi membri ritiene che aver fatto nascere la piccola sia stato un errore. «Lei non ha portato nient’altro che gioia e amore. Tutta la nostra famiglia ogni giorno, i suoi zii, le zie, tutti i suoi cugini sono venuti a casa per condividere questa gioia di vivere che convive con la tristezza».

 

 

Benedetta Frigerio

http://www.tempi.it

 

 

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