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1. Il Credo in pillole

Comincia con oggi una pubblicazione a uscite periodiche sulla sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica. I parte: Io Credo ‚Äì noi crediamo. La risposta dell'uomo a Dio è nell'obbedienza della fede. Obbedienza (ob-audire) significa sottomissione libera e responsabile alla Parola ascoltata...


1. Il Credo in pillole

da Teologo Borèl

del 27 novembre 2012

 

Parte Prima: Io Credo – noi crediamo 

L’uomo è “capace di Dio” 

Il desiderio di Dio è nel cuore dell’uomo, per questo ogni essere umano è anche un essere religioso; facendo riferimento all’antropologia filosofica, potremo dire che fra le sue dimensioni fondamentali, c’è anche quella religiosa.

Le vie che portano a riconoscere l’esistenza di Dio sono nella creazione, in particolare il mondo con la sua varietà e complessità che presumono un creatore o quanto meno uno che ha “messo in ordine” le cose del creato, e l’uomo con la sua complessità e il suo desiderio di elevazione verso le cose celesti, in una dimensione che noi chiamiamo trascendentale. 

Dio si è rivelato all’uomo 

Noi crediamo che Dio si è pienamente rivelato in Gesù Cristo, ma anche che non ha mai nascosto la sua presenza, dalla creazione del mondo (Gen 1) all’alleanza con Noè fino ad Abramo (Gen 12) per cui Dio elegge Israele come suo popolo prediletto.

Dopo la Rivelazione in Gesù, noi crediamo che non ci sarà alcun altra rivelazione … da questo si può comprendere come testimoni di geova, new age e altri movimenti non possono essere accettati, perché presumono che Dio riveli qualcos’altro dopo l’avvento di Gesù Cristo. 

La Rivelazione è stata trasmessa attraverso gli apostoli, tramite la forma orale nella predicazione e nella forma scritta da quegli Apostoli che trasmisero i testi del Nuovo Testamento giunto fino a noi. Dalla Tradizione apostolica fino a noi, l’unico organo competente per interpretare la Scrittura è il Magistero della Chiesa, nella persona del Papa e dei vescovi. Da questo si comprende come le decisioni a favore della vita, dal suo nascere alla fine naturale, sia particolarmente tenuta in considerazione dal Magistero stesso. 

La Chiesa venera particolarmente le Sacre Scritture, perché esse sono ispirate da Dio. Cosa significa? Se capita di leggere qualche brano biblico, può sembrare strano che ci vengano raccontati episodi di vita comune, con protagonisti della Bibbia che si macchiano anche di peccati, non dobbiamo meravigliarci più di tanto: l’autore del Testo Sacro ci descrive la storia della salvezza e la vita della chiesa primitiva facendo comprendere come anche e soprattutto in quei contesti si rivela la presenza determinante di Dio. 

Noi crediamo che lo Spirito Santo, il quale ha già insegnato ogni cosa ai discepoli, ci guida all’interpretazione del Testo Sacro. Pur tuttavia, quando meditiamo i libri della Bibbia, non dimentichiamo mai che occorre leggere attentamente, rileggere il Testo alla luce della Tradizione della Chiesa e comprendere il messaggio globale, senza assolutizzare questa o quella affermazione. 

La Tradizione Apostolica è stata fondamentale per il canone delle Scritture, cioè per quell’insieme di Libri che noi crediamo ispirati da Dio. Essi sono 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo. L’Antico Testamento è venerato dalla Chiesa, perché in esso vi è l’inizio della Rivelazione, dalla creazione all’Alleanza ai comandamenti fino ai testi profetici. Noi tuttavia, come cristiani, lo leggiamo alla luce del messaggio e dell’interpretazione che ne ha fatto Cristo e la Chiesa. I Vangeli sono il cuore delle Scritture, contengono la vita e il messaggio di Gesù e sono stati trasmessi prima in forma orale e, qualche decennio dopo, per iscritto.

La Scrittura è fondamentale per la vita della Chiesa: ignorare le Scritture è ignorare Cristo.

La risposta dell’uomo a Dio 

La risposta dell’uomo a Dio è nell’obbedienza della fede. Obbedienza (ob-audire) significa sottomissione libera e responsabile alla Parola ascoltata, perché si crede che essa non sia un’imposizione ma l’unica e vera regola di vita. I nostri modelli di obbedienza sono Abramo e Maria. La lettera agli Ebrei ci parla di Abramo che obbedì partendo per un luogo che non conosceva perché Dio gli aveva promesso una grande discendenza; per fede Abramo stava sacrificando a Dio l’unico suo figlio, per questo in lui si parla della fede come “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,1). Maria è invece colei che ha creduto dando il proprio consenso alla volontà di Dio perché si fidava ciecamente di Lui, anche dinanzi a un evento impossibile quale la nascita di un figlio in stato verginale.

La fede ha delle caratteristiche: è una grazia (un dono che viene dall’alto); un atto di amore (ha bisogno della nostra risposta); ha motivi credibili per essere professata; è un atto di libertà; è una necessità dell’uomo che ha bisogno di credere; è un dono da mantenere in mezzo a tante difficoltà; ci apre le porte a Dio, quindi è l’inizio della vita eterna.

La Chiesa, nel corso dei secoli, ha trasmesso le verità fondamentali della nostra fede, che sono racchiuse in sintesi in quello che noi chiamiamo CREDO o professione di fede.

CREDO NICENO-COSTANTINOPOLITANO

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

CREDO ROMANO

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto: discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.                  

Io credo in Dio Padre

Io credo in Dio Padre

Noi crediamo che Dio è uno, che ha rivelato il suo nome a Israele: Egli è il Dio vivente, è il Dio cioè che dona la vita che non tramonta, per questo a Mosè si rivela come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, come il Dio di coloro che non morranno mai perché hanno creduto nell’autore della vita. Dio si è rivelato a Mosè come YHWH, “Io sono Colui che sono”, a voler significare il senso ultimo e profondo dell’uomo e di tutte le cose, ma anche come Dio di pietà e di misericordia, che perdona le infedeltà del suo popolo, Dio di verità e di amore, che sa accompagnare i nostri passi, anche quando noi crediamo che non lo faccia.

Nella nostra fede cristiana, noi crediamo che il Padre si è rivelato in Cristo Gesù suo Figlio e che lo Spirito Santo è l’amore di Dio per noi, per questo professiamo la SS. Trinità, che è dogma, cioè verità rivelata direttamente da Dio e professata da tutta la Chiesa [1].

Il dogma della Trinità non è detto esplicitamente nelle Scritture, ma rivelato in vari passi: il Padre è rivelato dal Figlio (Vangeli) e lo stesso Gesù parla dello Spirito che sarà nei discepoli e insegnerà loro ogni cosa (Gv 14,26).

Per spiegare come si possa conciliare l’unicità di Dio con la dottrina della Trinità, dico solo questo: i Padri della Chiesa parlavano di Tre Persone (Padre, Figlio, Spirito Santo) che hanno un’unica sostanza (divina). 

Onnipotente

L’Onnipotenza di Dio si rivela nella sua paternità, in quanto Egli mostra la propria forza nel suo essere paterno verso i poveri e i sofferenti.

Il problema del male, allora? Dio non può farci nulla? …. Dobbiamo ricordarci questo: Cristo è morto per redimere i peccati e il male del mondo, per questo è Lui la risposta di Dio al problema del male. Dio non da un’apparente risposta diretta: ci dona quello che ha di più caro: suo Figlio. 

Creatore

Quando parliamo di creazione, è facile andare con la mente ai problemi che una certa interpretazione letterale della Scrittura ha provocato alla ricerca scientifica. Oggi possiamo affermare questo: l’autore del primo libro della Bibbia non voleva certo lasciarci un manuale scientifico, ma affermare che Dio è il Creatore di tutto, che tutto appartiene a Lui e che l’uomo ha una dignità particolare. In questo disegno, si deduce come noi crediamo che Dio ha creato dal nulla, con sapienza e amore, e che il male è frutto della libertà che Dio concede (negli angeli come negli uomini): da esso il Padre può trarre anche il bene attraverso vie che ci saranno chiare solo nella dimensione eterna. 

Del cielo e della Terra

Nella Scrittura tale espressione indica che Dio ha creato tutto, le cose visibili e invisibili. Le creature invisibili di Dio sono gli angeli, puramente spirituali e immortali. La presenza degli angeli è evidente anche nella vita di Gesù: proteggono la sua nascita, lo servono nel deserto, lo confortano nell’agonia, annunciano la resurrezione. La chiesa venera gli angeli che aiutano il pellegrinaggio terreno e proteggono ogni creatura. 

L’uomo

È stato creato a “immagine e somiglianza di Dio”, pertanto ha dignità di persona, è capace di conoscersi, di possedere, di donare. È capace di ragionamento nella forma più alta rispetto agli animali, ed è soggetto giuridico. L’uomo è unità di anima e di corpo. La chiesa crede che Dio crea l’anima, che essa è la “forma” del corpo e, in quanto creata da Dio, destinata a ritornare a Lui.

Quando nelle Scritture, poi, si parla di “cuore”, si intende la parte più intima e profonda della persona, mentre per “spirito” si intende la capacità dell’uomo di essere in comunione con Dio.

Dio ha creato, quindi voluto, sia l’uomo che la donna: è questa la prima forma di comunione. 

Il peccato

Per spiegarlo, dobbiamo tenere presente il profondo legame fra Dio e l’uomo. Il racconto della caduta (Gen 3) ci fa capire che la Rivelazione ci da’ la CERTEZZA DI FEDE che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori. 

Esegesi del racconto della caduta: Gen 3, 1-13.20-24 

Leggiamo:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita. 

Facciamo una premessa: ci sono tre terne:

serpente –  uomo – donna (vv. 1-7); uomo – donna – serpente (vv. 8-13) serpente – donna – uomo (vv. 14-19)

 

Perché la caduta? … se uno ci ama, ci da la possibilità di agire liberamente, quindi anche di peccare.

 

Serpente: ispirava il culto cananeo, per questo ostile alla religiosità ebraica.

Conseguenze del peccato:

pudore: essere nudi (v. 7); paura: si nascosero (v. 8); egoismo: mi ha ingannato (v. 13).

 

Dinanzi a Dio, l’uomo incolpa la donna (v. 12) e la donna incolpa il serpente (v. 13) … cerchiamo sempre il capro espiatorio.

 

Le disposizioni finali (vv. 20-24), quali il nome di Eva, le tuniche e la spada, sono artificiose, legate al contesto e alla cultura dell’epoca.

 

 

Schema fotocopiabile da consegnare per seguire insieme il testo della Genesi:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi. Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita. 

 

Chi ha sedotto l’uomo nel primo peccato dell’umanità è colui che viene identificato come “diavolo” o “Satana”, il quale è colui che ha peccato in maniera irrevocabile, senza pentimento dopo la caduta. Come il diavolo ha rifiutato l’amore di Dio per sempre, così egli tuttora cerca uomini e donne per far rifiutare loro l’amore di Dio anche in punto di morte, affinché anche per loro la condanna sia eterna.            

La Scrittura attesta che Satana tentò anche Gesù per distoglierlo dalla sua missione. Tuttavia, la sua potenza non è infinita; è una creatura che non può impedire l’edificazione del regno di Dio.            

Il primo peccato è così un abuso di libertà che porta a disobbedire a Dio, a non fidarsi della sua bontà. Le conseguenze sono molteplici: perdita della santità originaria, paura di Dio (le foglie di fico) che può significare per noi paura della nostra coscienza che è la voce di Dio in noi; l’unione coniugale è sottoposta a tensione, i loro rapporti non saranno più sempre armoniosi ma continuamente tentati dalla logica dell’interesse; la creazione visibile (natura, animali,…) diventa ostile a tale cattiveria dell’uomo; infine, tornerà in polvere: la MORTE, dunque, entra nella storia dell’umanità.            

Da questo momento in poi, la Scrittura parla di “invasione” di peccato, dal fratricidio di Caino alla torre di Babele (Gen 11); non solo: il peccato diventa poi infedeltà all’Alleanza di Dio e trasgressione alla legge di Mosè (AT) e rifiuto della redenzione di Cristo (NT).   Potremo chiederci: ma se i nostri progenitori hanno commesso peccato, cosa c’entriamo noi?            

Potremo rispondere così: premesso che resta un mistero che non possiamo comprendere appieno, come Adamo ed Eva avevano ricevuto la santità originaria di Dio, così il peccato originale non solo hanno commesso un’azione, ma hanno anche “macchiato” la nostra persona.            

Il battesimo, allora, cancella tale macchia, e ci rafforza contro le conseguenze del peccato, che restano nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale. Apriamo una parentesi storica: la cosiddetta dottrina del peccato originale si è perfezionata nel V secolo contro Pelagio e nel XVI sec contro la Riforma protestante. Pelagio riteneva che l’uomo, con la sua volontà e senza la grazia di Dio, poteva condurre una vita moralmente buona; la colpa di Adamo, quindi, era non tanto una macchia quanto un cattivo esempio. Al contrario, la Riforma protestante insegna che l’uomo era radicalmente pervertito, e l’inclinazione al male invincibile.            

La dottrina sul peccato originale ci fa riflettere su una conseguenza: se noi neghiamo la ferita prodotta dal peccato nell’uomo, commettiamo gravi errori nei campi dell’educazione, dei peccati, dell’azione sociale e dei costumi [2].   

Dio – non dimentichiamolo – non ci lascia mai soli: Cristo è il nuovo Adamo che ci libera dalla schiavitù del peccato.  

Note [1] I Padri distinguevano “Teologia” (la vita intima di Dio) e “Economia” (opere di Dio): dalla vita di Dio le opere, e dalle sue opere si comprende la natura divina. Come per le persone: dalle sue azioni si capisce cosa alberga nel suo cuore [2] Giovanni Paolo II, Centesimus Annus.

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