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Un papà, il cancro e la speranza

Con la morte ho avuto confidenza fin da piccolo. Ho dovuto imparare presto a guardarla negli occhi senza temerla. Eppure non le sono diventato mai veramente amico. In questi giorni l'ho incontrata ancora e mi ha fatto tanta rabbia. Attendeva, beffarda, a casa di Agostino e smaniava per portarselo via.


Un papà, il cancro e la speranza

da Quaderni Cannibali

del 19 novembre 2012 

 

La vita è fatta di incontri. Di alcuni si perde presto la memoria. Altri, invece, ti si scolpiscono nella mente, nel cuore, nella carne e ti segnano la vita. Con la morte ho avuto confidenza fin da piccolo. Ho dovuto imparare presto a guardarla negli occhi senza temerla.

Eppure non le sono diventato mai veramente amico. In questi giorni l’ho incontrata ancora e mi ha fatto tanta rabbia. Attendeva, beffarda, a casa di Agostino e smaniava per portarselo via. Per tre mesi – tanto è durata la malattia di questo giovane – gli ha fatto la corte, tentando di ammaliarlo. Alla fine, senza pietà, se l’è preso con la forza, un mese prima che diventasse papà. Aveva 29 anni appena. Mi ha concesso solo il tempo di ungerlo con il santo Olio degli infermi e di tenergli la mano nelle mani. Il cancro. Ancora lui, l’orripilante mostro che si aggira per la Campania e falcia uomini come se fossero grano. Il cancro, che la gente semplice non ha il coraggio nemmeno di chiamar per nome, ripiegando su «il brutto male».

Agostino è morto per quel «brutto male». Quel male che si insinua nelle membra come l’acqua nel terreno e demolisce dall’interno anche il più forte dei nostri giovani. Se ne è andato così in unagrigia mattina d’autunno, questo futuro padre, tra lo sconcerto, lo stupore, l’incredulità di tutti. Il brutto male, dunque, non smette di colpire.

Ieri, domenica 18 novembre, in parrocchia, sarà celebrata una Messa in suffragio di tutti i morti di cancro e leucemia nei nostri territori.

Una fiaccolata sfilerà poi per le vie della città per continuare a lanciare un grido disperato verso chi deve ascoltare e dare risposte. Un fatto è certo: nelle province di Napoli e Caserta si muore di cancro più che altrove. Muoiono giovani sposi come Agostino; adolescenti come Maria, Luciano; bimbetti come Riccardo; genitori non ancora quarantenni come Salvatore, Maurizio, Cinzia, Francesca. E tantissimi altri. Decisamente troppi per continuare a celebrare funerali come se fosse tutto normale. Abbiamo riportato le foto di molti di loro su volantini, locandine, manifesti murali.

Addirittura sugli enormi cartelloni da sei metri per tre usati per la pubblicità. Vogliamo che siano loro a parlare. Gridano i morti affinché i vivi non abbiano a soffrire e morire per un eccesso di malattie dolorosissime ed evitabili. Gli abbiamo voluto ridare il nome. E con il nome il volto. Quel volto che tante volte abbiamo sfiorato, accarezzato. Quel volto che ci è caro e senza il quale più pesante è diventato il vivere. In Italia c’è un popolo che teme e trema per se stesso e per la vita dei propri figli. Il ministro dell’Interno, AnnaMaria Cancellieri, dopo l’incontro avvenuto al Viminale circa un mese fa, ci promise che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per porre fine allo scempio dei roghi tossici. In questi giorni la notizia che giungerà in Campania, quale commissario per questo problema, il vice prefetto di Milano di origine pugliese, Donato Cafagna, ha ridestato la speranza. Giovedì sera il nuovo prefetto di Napoli, Francesco Musolino, ha voluto incontrare alcuni rappresentanti del “Coordinamento comitati fuochi”. Ha voluto sapere tutto e noi gli abbiamo aperto i cuori senza tentennamenti e giri di parole. È un uomo sensibile e possiede una dote non comune: è capace di ascoltare. Gli abbiamo mostrato le foto e i filmati dei roghi tossici e delle discariche abusive di rifiuti industriali. Roba da fare accapponare la pelle a chiunque. Ci ha chiesto collaborazione e trasparenza. Proprio ciò che da sempre andiamo chiedendo ai politici e alle istituzioni. Pur coscienti che, come ha detto il ministro Cancellieri, nessuno possiede la bacchetta magica, questi primi passi per uscire da uno scempio ambientale, che le future generazioni non ci perdoneranno facilmente, sono importantissimi. Dopo anni di malaffare, omissioni, ottusità sembra proprio che si vada intravedendo un raggio di luce.

Maurizio Patriciello

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