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Rapporto internazionale sulla libertà religiosa 2014

I cristiani si confermano il gruppo religioso più perseguitato: minoranza oppressa in numerosi paesi, in diverse aree ‚Äì Iraq, Siria, Terra Santa ‚Äì rischiano ormai semplicemente l'estinzione.


Rapporto internazionale sulla libertà religiosa 2014

del 13 novembre 2014

 

 

E’ stata presentata a Roma, presso l’associazione della stampa estera, la XII edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo curato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), la benemerita fondazione di diritto pontificio istituita dal monaco olandese Werenfried van Straaten (1913-2003) nel lontano 1947, in Europa letteralmente in ginocchio, all’indomani dello spaventoso secondo conflitto mondiale proprio per ricostruire l’anima morale e spirituale del Vecchio Continente prostrato dalla guerra. Da allora l’organizzazione si è distinta come una delle principali agenzie d’informazione ragionate sulla tutela della libertà religiosa e di espressione dei credenti – come singoli e come comunità – un po’ in ogni parte del mondo. Tra i relatori, moderati dal giornalista Roberto Fontolan, sono intervenuti il presidente della sezione internazionale Johannes Heereman von Zuydtwyck, Peter Sefton-Williams - responsabile del comitato di redazione del Rapporto - Pascale Warda, fondatrice della Società Irachena per i Diritti Umani e già Ministro iracheno per le politiche migratorie e l’austriaco Martin Kugler, membro dell'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa di Vienna.

 

Il Rapporto, nato nel 1999 e tradotto oggi in sei lingue, fotografa Nazione per Nazione lo status della qualità della libertà religiosa in un totale di 196 Paesi prendendo in esame un arco di tempo che va dall’ottobre 2012 al giugno 2014 fornendo dati geopolitici e di ordine sociale incrociando diverse fonti e offrendo così al lettore una panoramica piuttosto articolata della situazione in materia. I cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato: minoranza oppressa in numerosi paesi, compresi quelli in cui sono stati storici soggetti-fondatori delle comunità nazionali (vedi il caso esemplare del Medioriente) in diverse aree – Iraq, Siria, Terra Santa – rischiano ormai semplicemente l’estinzione. La minaccia principale in 14 dei 20 paesi dove si registra un elevato grado di violazione della libertà religiosa, spiegano da ACS, attualmente ha a che fare con l’estremismo islamico e con le sue numerose e ramificate derivazioni terroristiche (da Al Qaeda a Boko Haram, da al Shabaab a Isis): avviene infatti così in Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. La ‘palma nera’ di Continente religiosamente più liberticida spetta all’Asia: qui, infatti, accanto alla diffusa minaccia islamista occorre tenere conto anche del forte incremento sociale del fondamentalismo indù e buddista, nonché dei casi eclatanti (e tutt’alto che debellati) dei regimi politici a matrice atea e materialistica come Cina, Corea del Nord e Vietnam. Chiese abbattute, croci bruciate, cimiteri distrutti, fedeli assaliti e insultati, l’elenco delle violenze è talmente lungo da sembrare un bollettino di guerra. La parola che nessuno vorrebbe mai pronunciare eppure che rende ragione di questo stratificato processo: per dirla con uno slogan, certamente il Cristianesimo non è in guerra con il mondo ma è un fatto che (una parte, nemmeno proprio marginale) del mondo sia in guerra con il Cristianesimo. I motivi sono i più diversi: a volte superficiali e contingenti, a volte più profondi e di ordine storico e variano sensibilmente di area in area, tuttavia restano eccome e spingono a perpetrare ancora discriminazioni e delitti. I regimi autoritari temono del Vangelo il messaggio sociale di uguaglianza che, se diffuso, da solo sconvolgerebbe la società a caste o a ghetti che i despoti hanno invece ‘faticosamente’ costruito a proprio personale uso e consumo nel corso del tempo mentre i radicalismi pseudo-religiosi non sopportano che possano esistere concezioni del mondo in cui sia tollerata la diversità e la separazione dei poteri (l’evangelico Cesare e Dio). Da ultimo, in Occidente è il conformistico pensiero unico di massa che prima nega radicalmente e poi attacca l’antropologia naturale e biblica elevata dall’Incarnazione. In ogni caso, comunque la si metta, quello che si vede è che l’amore di Gesù e l’annuncio – a volte semplicemente la testimonianza – della verità della Rivelazione danno fastidio ovunque. Fino a scatenare manifestazioni terrificanti di odio e violenza apparentemente senza motivo e il quadro complessivo risulta obiettivamente terrificante: nel 60% dei Paesi del mondo (116 su 196) la libertà religiosa non solo non viene garantita nei minimi fondamentali ma è abitualmente calpestata. Una chiamata all’azione anche per le Nazioni Unite la cui Dichiarazione dei diritti umani (all’articolo 18) – in teoria – collocherebbe la libertà religiosa nell’alveo dei diritti umani fondamentali da far osservare imperativamente e che invece ormai da tempo a livello di classi dirigenti sembrano considerare il fatto religioso in sé come un problema senza alcuna rilevanza pubblica e sociale.                                                                              

 

Particolarmente toccante la testimonianza dell’attivista caldea di etnia assira Pascale Warda che ha messo in evidenza numerose discriminazioni in corso nel suo Paese ai danni delle minoranze, a cominciare dalla conversione forzata all’Islam dei minori iracheni - sancita dal codice civile - in caso anche solo uno dei genitori decida di abbracciare la religione islamica. “Per la salvezza di cristiani, yazidi e di tante altre vittime, è urgente liberare Mosul e la Piana di Ninive dalla presenza dello Stato Islamico. Occorrerà poi dar vita ad una regione autonoma protetta per le minoranze che comprenda la Piana di Ninive fino alla città di Sinjar. È inoltre imperativo un riconoscimento internazionale del genocidio in atto, attraverso una risoluzione delle Nazioni Unite e di istituzioni quali l’Unione Europea”, ha detto Warda sollecitando urgentemente un deciso intervento proprio delle organizzazioni internazionali. Da parte sua Kugler ha aggiunto, per superare la tentazione laicista sempre presente di considerare la questione come un problema solo interno ad alcuni Stati e alcune singole comunità, che laddove vengono meno le garanzie della libertà religiosa matematicamente prima o poi viene colpito anche il funzionamento della democrazia di quella società civile: un’ulteriore prova che il Cristianesimo non è estraneo a una società amica della libertà e che – citando ieri Tocqueville, oggi Weiler, cioè non proprio dei fondamentalisti – sono i despoti che possono fare a meno della religione, ma non la democrazia.   

 

Il Rapporto, quest’anno impreziosito anche da un Focus geografico sulle aree più colpite con un’introduzione firmata da Paul Bhatti, l’ex Ministro per le minoranze del governo pakistano (fratello del compianto Shahbaz Bhatti assassinato barbaramente a Islamabad da terroristi nel 2011), e che sarà presentato nei prossimi giorni anche a Milano e Torino si può richiedere scrivendo all’Ufficio-Stampa di ACS all’indirizzo e-mail: mp@acs-italia.org.

 

 

Omar Ebrahime

http://vanthuanobservatory.org

 

 

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