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Quando la natura ci insegna a fare silenzio davanti a Dio

L’osservazione della natura educa l’attenzione e dispone alla meditazione. Può essere molto utile per avvicinare i più giovani al silenzio ed è una tappa necessaria per avvicinarsi alla preghiera.


Quando la natura ci insegna a fare silenzio davanti a Dio

 

di Edifa, tratto da aleteia.org

 

L’osservazione della natura educa l’attenzione e dispone alla meditazione. Può essere molto utile per avvicinare i più giovani al silenzio ed è una tappa necessaria per avvicinarsi alla preghiera.

 

Per ascoltare, bisogna prima tacere. Per pregare, bisogna stare in silenzio davanti a Dio: “Io invece resto quieto e sereno, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131). L’educazione della Fede è, quindi, tra le altre cose, un’educazione al silenzio, perché saper stare in silenzio veramente, anche con il corpo, non è cosa facile… soprattutto quando si hanno tre, sei o dieci anni. Le vacanze, che spesso sono un’occasione per riprendere il contatto con la natura e che offrono un ritmo di vita più calmo del solito, possono essere il momento ideale per portare i nostri figli a scoprire e ad amare il silenzio.

 

Alcune attività per imparare a fare silenzio divertendosi

Il bambino che avrà gustato il valore del silenzio attraverso il gioco, avrà sperimentato cosa significa “fare silenzio” e capirà molto meglio come stare davanti a Dio. Con Lui potremo distinguere ciò che predispone al silenzio, ciò che porta al silenzio e ciò che permette di prepararci a pregare in pace. Naturalmente, mettersi in silenzio per pregare, non significa necessariamente tacere durante la preghiera: i canti e le preghiere vocali hanno la loro importanza. Ma ci sono parole che non rompono il silenzio, ma mantengono e favoriscono questo atteggiamento interiore di povertà, disponibilità ed ascolto. Possiamo far scoprire ai bambini il silenzio attraverso vari giochi e attività nella natura.

 

Ad esempio:
1. Proponiamo ai bambini i giochi di osservazione, che educano all’attenzione, e i giochi di avvicinamento, che insegnano a muoversi senza rumore e senza essere notati.
2. Non c’è bisogno di andare in Africa per fare un “safari fotografico”! Si può provare una certa gioia mentre si è in agguato per osservare gli uccelli o altri animali. Il bambino sarà orgoglioso di raccontare le sue scoperte, e sarà tanto più felice perché ne sarà stato reso partecipe. Avrà imparato a stare in silenzio, a rimanere immobile e attento.
3. Facciamo una passeggiata di sera o di notte. Per la maggior parte dei bambini, la notte fa paura, perché non la conoscono e non hanno avuto la possibilità di lasciarsi educare dal suo silenzio e dal suo mistero. Charles Péguy scrive: “E la solitudine e il silenzio della notte è così bello e così grande (…) Notte, o Notte figlia mia , tu che sai tacere (…) tu che effondi dalle tue mani, tu che versi sulla terra la prima pace, anticipo di pace eterna (…) Tu annunci, tu ripresenti, tu fai quasi cominciare ogni sera la mia grande Quiete di luce eterna”. La notte è piena di silenzio; certo, ci sono i rumori notturni, ma, a differenza dei rumori della città che violano il silenzio della notte, i rumori della natura popolano il silenzio rispettandolo. Se il silenzio della notte è così favorevole alla preghiera, e lo sanno bene i monaci che si alzano di notte per pregare, è perché è fatto di abbandono, di spogliamento. Dice Guy de Larigaudie “Tu che adagi il bambino tra le braccia di sua madre (…) ridente segreto della fiducia in sua madre e in Me (…) tu che adagi l’uomo tra le braccia della mia Provvidenza Materna”. Camminare di notte senza lampada, senza rumore e ascoltare, tenendo forte la mano rassicurante di mamma o papà, vegliare vicino al fuoco, osservare le stelle, sono tante occasioni per scoprire ed amare il silenzio della notte. Di tanto in tanto, di notte all’aperto dopo una passeggiata ammirando le stelle potremo fare la preghiera in famiglia…

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