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Omelia: "L'indissolubilità: un'esigenza dell'amore, non un precetto!"

Non ci si ama più, ci sono incompatibilità di carattere, ci si fa dispetti, si parla solo per offendersi... che senso ha stare insieme? In nessun campo come in quello dell'etica sessuale, l'uomo è tentato di darsi una sua morale e così il sale della proposta evangelica è spesso reso insipido da tanti ma, se, però, dipende... Ne abbiamo fatto esperienza tutti.


Omelia: "L'indissolubilità: un’esigenza dell’amore, non un precetto!"

da Teologo Borèl

del 04 ottobre 2012

Letture:  Genesi 2, 18-24 Ebrei 2, 9-11 Marco 10, 2-16

Ci sono situazioni in cui due coniugi si chiedono se valga ancora la pena insistere nel tentativo di aggiustare un rapporto nato male e che si sta rivelando irrimediabilmente guasto. Non ci si ama più, ci sono incompatibilità di carattere, ci si fa dispetti, si parla solo per offendersi… che senso ha stare insieme? Può Dio esigere un simile supplizio?  …A queste domande la logica del mondo risponde senza esitazioni: meglio il divorzio! Se le cose non vanno, ci si lascia senza troppi problemi.

In nessun campo come in quello dell’etica sessuale, l’uomo è tentato di darsi una sua morale e così il sale della proposta evangelica è spesso reso insipido da tanti ma, se, però, dipende…  Ne abbiamo fatto esperienza tutti. 

Non ho tempo e spazio per commentare la prima lettura, tratta dal libro della Genesi, quello stupendo capolavoro che narra l’apparizione ad opera di Dio in questo mondo della donna, l’aiuto simile a lui, di cui l’uomo aveva bisogno per uscire dalla solitudine. Il giardino in cui Dio lo ha collocato è meraviglioso: ci sono piante e animali di ogni specie…. Non deve lavorare! Eppure Adamo è infelice: nulla lo appaga, si sente solo. Ha bisogno di qualcuno con cui dialogare, che riempia il vuoto della sua solitudine di creatura. Dio crea la donna, di fronte alla quale Adamo esplode nel primo inno d’amore della storia: “Questa sì che è carne della mia carne e osso delle mie ossa!”

Il brano non ha come obiettivo quello di insegnare da dove viene la donna, ma rispondere a interrogativi esistenziali: chi è la donna? Per quale motivo esiste la bipolarità sessuale? Perché l’uomo sente così forte l’attrattiva sessuale? La donna è inferiore e serva dell’uomo?

Nel campo della sessualità, dove l’istinto facilmente obnubila l’intelletto, è importante riscoprire il disegno di Dio.

Il primo messaggio riguarda la demitizzazione della sessualità: la sessualità non ha nulla di sacrale e divino, come ritenevano i popoli pagani che adoravano le divinità preposte alla fecondità; è un istinto naturale, una passione “le cui vampe sono vampe di fuoco” ed è voluta da Dio per far uscire l’uomo da se stesso e ad andare verso l’altro La sessualità è buona: il piacere sessuale è benedetto da Dio La sessualità è stata voluta per indurre all’incontro, al dialogo con l’altro; è apertura verso… per questo l’autoerotismo ne costituisce una deviazione La donna è simile all’uomo e gli è data come aiuto. La traduzione esatta sarebbe: “La donna è stata posta da Dio di fronte all’uomo”, non per essere dominata, ma per instaurare con lui un dialogo fecondo, un confronto impegnativo…; donna e uomo diventano in questa prospettiva aiuto l’uno per l’altro

Alla donna è assegnato il compito di essere aiuto per l’uomo. Questo termine “aiuto” è usato solo per Dio. “Mio Dio, tu sei mio aiuto”. Questo titolo riferito alla donna non solo non designa inferiorità, ma definisce un suo compito sublime: è chiamata a rendere presente Dio-aiuto a fianco dell’uomo, a dare continuità all’opera del Signore, offrendo all’uomo l’aiuto necessario alla sua piena realizzazione. Senza di lei l’uomo rimarrebbe incompiuto! È indispensabile prendere coscienza del fatto che solo l’uso corretto della sessualità raggiunge questo obiettivo. Quando nel rapporto uomo-donna si infiltra l’egoismo, ricompare la solitudine, anche se si è sposati e si vive sotto lo stesso tetto. L’amore fra uomo e donna contratto nel Signore è indissolubile. Non si tratta di una legge, perché il ricorso a precetti è sempre la denuncia di una sconfitta dell’amore, ma della scoperta dell’intima e profonda realtà dell’amore che, per sua natura, non può morire. È una partecipazione all’amore di Dio, amore capace di resistere a qualunque prova, incrollabile come roccia solida che “i fiumi non possono travolgere” È monogamico. La poligamia, che la Bibbia attribuisce al figlio di Caino, è conseguenza del peccato e dello stravolgimento del disegno di Dio sulla sessualità.  Esulano dal progetto divino l’avventura extraconiugale, che è un tradimento dell’amore e impoverisce i protagonisti, la semplice convivenza e i rapporti prematrimoniali, perché in essi manca il coinvolgimento pieno e definitivo, chiaramente presupposto nel testo sacro: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre (=Matrimonio) e si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne” (v. 24). Ogni mancanza contro la sessualità è una mancanza contro la verità! 

“L’uomo non separi ciò che Dio ha unito!”: questa frase suona come un monito severo al termine di ogni matrimonio-sacramento. L’amore che Dio ha consacrato e segnato con il marchio della sua presenza non si tocca! L’uomo e la donna diventano segno dell’amore di Dio per l’umanità, per la Chiesa. Non possono tradire il loro compito: essere la fotografia di Dio, del suo amore per l’uomo, un amore che non viene mai meno, è eterno, indefettibile, fedele per sempre a costo di morire in croce per non tradire ….

L’Evangelista Marco introduce il tema della indissolubilità nella parte centrale del suo Vangelo, insieme ad altre questioni morali… E’ collocato in questo contesto, perché la richiesta dell’assoluta e incondizionata fedeltà coniugale lascia sgomenti e sconcertati e non può essere capita se non la si inquadra nella logica dell’amore di Cristo e del dono della sua vita.

Gesù prende una posizione di rottura nei confronti della concezione tradizionale del suo popolo (la disputa riportata nella prima parte del brano evangelico odierno) e afferma, nel modo più risoluto, che nessun divorzio rientra nel progetto di Dio. Il ripudio è stato introdotto dagli uomini ed è un attentato distruttore dell’opera del Signore che ha unito l’uomo e la donna in una sola carne.

Solo il matrimonio monogamico e indissolubile rispetta il progetto di Dio e raggiunge lo scopo per cui gli uomini sono stati fatti “maschio e femmina”.

Di fronte alla posizione dura e intransigente del Maestro, non solo i farisei, ma anche i discepoli rimangono perplessi, quasi sgomenti e, rientrati in casa, lo interrogano di nuovo sull’argomento. Ma Gesù riafferma: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio” e poi aggiunge: “Se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”, affermazione questa che stabilisce la perfetta parità di diritti e doveri dell’uomo e della donna (fenomeno inaudito a quel tempo!).

Gesù non ha imposto una nuova legge, più rigorosa di quella di Mosè; ha solo richiamato il progetto originario di Dio che non contempla il ripudio.

La méta è altissima, ma i passi degli uomini sono spesso incerti. Siccome solo Dio conosce la fragilità di ognuno, nessuno può ergersi a giudice dei propri fratelli, nessuno ha il diritto di valutarne le colpe e pronunciare condanne. Ai singoli casi occorre avvicinarsi con prudenza e con grande carità. Mostrarsi comprensivi e pazienti tuttavia non significa adulterare la verità del Vangelo o adeguarsi alla mentalità corrente, ma mostrare saggezza pastorale.

Ci vuole poco per accorgersi che questo tasto è un nervo scoperto nella società di oggi e anche nella Chiesa. Occorre lavorare di più nella preparazione dei giovani al Matrimonio: io mi sono giocato 4 anni a tempo pieno per diventare sacerdote.

 

Don Gianni

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