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La Fede di Mamma Margherita

Margherita aveva diviso tutto il suo tempo fra la preghiera ed il lavoro. La chiesa, ove andava a compiere i doveri religiosi coll'assistere alla Santa Messa, col frequentare i Sacramenti, coll'ascoltare la parola di Dio, era il luogo delle sue delizie...


La Fede di Mamma Margherita

del 29 gennaio 2013

 

 

«Margherita nacque in Capriglio, comune di Asti, da Melchiorre Occhiena e Domenica Bossone, il 1° aprile 1788 e, nello stesso giorno fu presentata al sacro fonte. I suoi virtuosi genitori, di condizione contadini, erano abbastanza provveduti di beni di fortuna. Gli esempi e gli ammonimenti del padre e della madre impressero in questi teneri cuori tale un sentimento del proprio dovere che anche negli anni più caldi per fuoco di gioventù altro, mai non vollero se non ciò che voleva Iddio. Margherita aveva diviso tutto il suo tempo fra la preghiera ed il lavoro. La chiesa, ove andava a compiere i doveri religiosi coll’assistere alla Santa Messa, col frequentare i Sacramenti, coll’ascoltare la parola di Dio, era il luogo delle sue delizie, il centro delle sue affezioni... Regolando ogni sua azione secondo la legge del Signore, solo con questa poneva limiti alla propria libertà... Questa franchezza fu una bella salvaguardia alla sua virtù, perché unita ad una prudenza che non le lasciava porre il piede in fallo...» (G.B. Lemoyne, Mamma Margherita).

 

La Fede di Mamma Margherita

 

La Fede, una delle tre virtù teologali, è il dono che Dio ci fa nel momento in cui diventiamo suoi figli attraverso il Sacramento del Battesimo. Nei tempi passati, visto l’alto tasso di mortalità infantile, urgeva battezzare il neonato il più presto possibile, così da “eliminare” nella sua anima il peccato originale. Anche per mamma Margherita accadde così: i suoi genitori chiesero per lei il Battesimo lo stesso giorno della sua nascita. Da quel momento il germe della Fede nacque nel cuore di Margherita, una Fede che le fu più volte necessaria per superare «tutti quegli ostacoli spirituali e materiali che avrebbe incontrati nel corso della sua vita...» (G.B. Lemoyne, Mamma Margherita). Le prime parole che le mamme insegnavano ai loro figli erano quelle dell’Ave Maria, per arrivare poco alla volta a imparare le preghiere del «buon cristiano» da recitare mattino e sera. Questa pia pratica illustra quanto era importante, nonostante il diffuso analfabetismo, trasmettere ai figli la devozione e la preghiera al Signore e alla Vergine Santa. Margherita crebbe in una famiglia nella quale era importante pregare Dio ogni giorno, ringraziandolo «di averci creati e fatti cristiani », santificando i giorni festivi con la partecipazione assidua alla Santa Messa, ricevendo con consapevolezza Gesù Eucaristia e mettendo in pratica i precetti del Vangelo. La preghiera poi era unita al compimento assiduo dei doveri quotidiani. Margherita in più occasioni ha rifiutato gli inviti delle amiche per una passeggiata o per partecipare alle feste. Preferiva occuparsi delle faccende domestiche per essere di aiuto in famiglia: agendo in questo modo riuscì a evitare ogni pericolo e passò immacolata la sua giovinezza. 

 

Mamma Margherita ci insegna...

Mettere sempre Dio al primo posto, pregare ogni giorno, partecipare assiduamente all’Eucaristia, osservare i Comandamenti, rafforzare la propria Fede nutrendola con la Parola del Signore. Inoltre ci sprona a essere disponibili in famiglia verso i genitori e i fratelli con dedizione e carità.

1857-58 – racconta Don Turchi – io mi trovavo con altri alunni, fra i quali Cerruti Francesco, Don Rua e il ch. Cagliero intorno a Don Bosco. Gli domandavamo qualche consiglio che ci servisse di regola per il progresso nella virtù, e soprattutto che ci ammonisse più direttamente riguardo ai bisogni dell’anima di ciascuno di noi in particolare. Intanto un giovane sui tredici anni, nella casa del quale Don Bosco s’era più di una volta intrattenuto, di nome Cesare B., avendo sentito ripetersi dai compagni che Don Bosco conosceva i peccati nascosti nelle coscienze, si presentò a lui, e con certa franchezza gli disse: “Lei non conoscerà mai il mio interno!”. Allora Don Bosco che era seduto, in presenza di tutti lo avvicinò a sé e gli parlò per qualche tempo all’orecchio. Quando ebbe finito il giovane rialzò il capo e rivoltosi a tutti noi presenti, profondamente commosso, ci disse con mirabile ingenuità: “Don Bosco ha indovinato. È una cosa che non ho mai detto a nessuno e neppure in confessione!”. Quindi si allontanò da lui promettendo di andare presto a confessarsi» (cf Memorie Biografiche 6,459). Nel 1872, più volte nell’incontrare uno dei nostri chierici, che fu poi sacerdote e non tra gli ultimi della Pia Società, Don Bosco gli diceva: «Tu hai fatto questo!... Tu hai pensato questo!... Tu eri preoccupato da questo dubbio!... Tu hai formato questo progetto...». Il chierico, un po’ preoccupato gli rispondeva: «Lei cerca d’indovinare!». «Ne sono certo». «Qualcuno gliel’ha detto!». «Non mi è stato detto nulla!». «Dunque come ha fatto a saperlo?». «Ti basti che lo so con certezza». «Ma ripeto, come ha fatto a saperlo? ». «Questa è un’altra cosa». «E se le dicessi che non è vero ciò che mi dice?». E con tutta calma gli disse i particolari di ciò che gli aveva accennato. «E realmente era così – dichiarava a Don Lemoyne questo nostro superiore –: la parola di Don Bosco era perfettamente conforme alla verità»; e quel chierico a nessuno aveva svelato i suoi pensieri, e nessuno poteva sapere quello che egli aveva fatto. Molti altri fatti singolari accaddero quegli anni, dentro e fuori dell’Oratorio, predizioni che si avverarono a puntino, guarigioni e altre meraviglie, che naturalmente non dobbiamo trascurare (cf Memorie Biografiche 10,22).

 

 

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