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L'evidenza dell'esistenza di Dio

Sono una mamma di un ragazzo che quest'anno ha iniziato a frequentare il liceo. Un po' a causa di qualche professore, un po' perché sta crescendo, ma mio figlio da qualche mese si definisce addirittura ateo... Come posso rispondere?


L’evidenza dell’esistenza di Dio

del 25 novembre 2013

 

"Sono una mamma di un ragazzo che quest’anno ha iniziato a frequentare il liceo. Un po’ a causa di qualche professore, un po’ perché sta crescendo, ma mio figlio da qualche mese si definisce addirittura ateo. Spesso mi dice che un uomo, se vuole essere intelligente, non può credere in Dio. Che non c’è nessuna evidenza dell’esistenza di un creatore. Come posso rispondere?"

 

Risponde Corrado Gnerre

Cara signora Letizia, per prima cosa preghi per suo figlio, lo affidi alla Vergine e vedrà che la Madre del Buon Consiglio saprà bene illuminare l’intelligenza del ragazzo. Ovviamente tutto questo non le risparmia il duro lavoro di istruirlo.

Le potrei fornire tante citazioni. Non so da dove iniziare. Mi viene in mente questo: dal fondo di ciascun nostro occhio escono 60 milioni di fili conduttori. Afferma il professor John Wilson della Harvard University: «I fili conduttori che escono da una centrale telefonica, riuniti in cavi, possono essere alcune decine di migliaia. Sono poco o nulla di fronte a quelli che escono da ciascun nostro occhio. Per averne un’idea, bisognerebbe immaginare di riunire tutte insieme le centrali telefoniche esistenti nel mondo intero». Tutto nei due millimetri e mezzo di ogni nervo ottico!

Cara signora, questo è solo uno degli innumerevoli esempi per capire come la realtà cosmica (natura, corpo umano e quant’altro) sia contrassegnata dall’ordine. Tutto è finalizzato, tutto ciò che esiste nella natura risponde ad un fine ben preciso.

Detto questo, chieda allora a suo figlio: l’ordine può esser uscito dal caso? Un altro esempio: immaginiamo di prendere La Divina Commedia e con le forbici di separare ogni parola. Sono tantissime. Prendiamole tutte e mettiamole in uno scatolone, agitiamo e poi buttiamole sul pavimento. Chieda a suo figlio: la Divina Commedia ne uscirebbe perfettamente ricomposta?

Facciamo un altro esempio ancora. Per costruire i palazzi, c’è bisogno del progettista, che  consegna il progetto al direttore dei lavori; e c’è bisogno che quest’ultimo faccia iniziare i lavori per poi avere il palazzo così come è stato progettato. Se non c’è l’intervento di un’intelligenza (in questo caso del progettista) può esser realizzato un palazzo? Cosa accadrebbe, se i muratori si limitassero a buttare a casaccio i mattoni?

Cara signora, faccia capire a suo figlio che il rapporto intelligenza-ordine attesta quanto evidente sia l’esistenza di Dio. Glielo faccia capire soprattutto attraverso due prospettive chiarissime, quella della improbabilità e quella dell’illogicità. L’improbabilità: è di fatto impossibile che il caso possa originare l’ordine. è l’esempio della Divina Commedia che abbiamo fatto prima. L’illogicità: ammesso (e non concesso) che tutto sia frutto del caso, rimarrebbe irrisolta una domanda fondamentale. Ammettiamo che all’inizio dei tempi vi fossero stati solo due atomi che, scontrandosi casualmente, avessero dato origine a tutto ciò che esiste, verrebbe comunque da chiedersi: ma questi atomi, che, per quanto piccolissimi, sono pur sempre materia, da dove hanno avuto origine? Dal nulla può uscire qualcosa? Rimarrebbe dunque insoluta la domanda fondamentale.

Se gli argomenti sono così evidenti, perché tanti non si convincono dell’esistenza di Dio? I problemi sono due. Il primo è quello di conciliare l’esistenza di Dio con l’esistenza del dolore. Molti non sanno dare una risposta e “s’impantanano”. La risposta c’è, ma deve essere accettata la Rivelazione cristiana, in quanto il Cristianesimo è l’unica religione che può risolvere la questione. Il Crocifisso ci fa capire che Dio non si è limitato a consolare di fronte alla sofferenza, ma Lui stesso è venuto a viverla con noi. Il secondo aspetto è che l’uomo contemporaneo è troppo immerso nella presunzione, per cui ammettere l’esistenza di Dio significherebbe ammettere un limite all’esercizio della sua libertà. E questo è per lui insopportabile.

Cara signora Letizia, le offro una citazione tratta dal libro Perché io credo in colui che ha fatto il mondo di Antonino Zichichi. Lo scienziato siciliano dice: «Chi sceglie l’ateismo fa un atto di fede: nel nulla». è proprio così: mentre è impossibile dimostrare razionalmente che Dio non esiste, è possibile dimostrare razionalmente che Dio esiste. L’ateo, il quale volesse dimostrare che Dio non esiste, dovrebbe ammettere cose che vanno contro l’ordine naturale della realtà e che lui nella sua vita quotidiana non ammetterebbe mai. Se dicessimo all’ateo: qui, dove non c’è nulla, comparirà un oggetto, l’ateo ci prenderebbe per pazzi, perché – ne sarebbe convinto - non è possibile che dal nulla venga fuori qualcosa. Da qui la sua contraddizione: da una parte ritiene impossibile che dal nulla venga fuori un misero oggetto, mentre dall’altra ritiene possibile che l’universo intero sia uscito dal nulla.

 

Cara signora, dica questo a suo figlio … e vedrà che quanto meno vi rifletterà.

 

 

Corrado Gnerre

http://www.radicicristiane.it

 

 

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