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Dignità della vita e sentenze

La vita degna non si costruisce a forza di sentenze che creano un diritto che non c'è, ma che si forma a forza di sentenze, in un circolo che rischia di essere vizioso...


Dignità della vita e sentenze

del 08 maggio 2017

La vita degna non si costruisce a forza di sentenze che creano un diritto che non c'è, ma che si forma a forza di sentenze, in un circolo che rischia di essere vizioso...

 

Sarebbe bello che fosse sempre tutelato il diritto alla dignità della vita come sinonimo dell'umana dignità. Cosa che non avviene per migliaia di persone, alla fine della storia per milioni di uomini e donne abbandonati con i loro problemi per strada, in ospedale, in istituto. Persone che non possono entrare in una terapia intensiva perché selezionati prima più per l'abbandono terapeutico che per l'accanimento terapeutico. Non sono abituato a commentare decisioni della magistratura. Ma mi colpisce la sicurezza di affermazioni come questa, rapide, veloci, sicure, quasi un nuovo diritto, quando in Parlamento - con l'aiuto dei massimi esperti giuridici, morali, scientifici - per un anno abbiamo cercato di capire, di coniugare dignità e vita con equilibrio.

Mi ha colpito l'affermazione - che ho letto, e che penso provenga dalla sentenza - che ognuno ha sempre il diritto di rinunciare o rifiutare le cure, applicato al caso di dj Fabo e del suo suicidio assistito. Ovviamente ognuno ha sempre diritto di rinunciare o rifiutare le cure anche quando è sbagliato o quando questo potrebbe avere conseguenze terribili. È parte della libertà della persona umana. È quanto prevede la costituzione italiana all'art.32, dopo l'aberrazione degli esperimenti nazisti di Auschwitz e l'habeas corpus su cui si fonda la dignità della persona grazie alla conquista del personalismo cristiano che ha fondato la democrazia occidentale. Ma questo, a prima vista, non c'entra proprio niente con dare assistenza e decidere di commettere il suicidio. Questo non può essere un nuovo diritto, semmai una dolorosa tragedia e una domanda sociale. Per depenalizzare  il comportamento di Cappato penso non ci fosse il bisogno di creare un nuovo diritto. La vita degna non si costruisce a forza di sentenze che creano un diritto che non c'è, ma che si forma a forza di sentenze, in un circolo che rischia di essere vizioso.  Spero che la legge approvata alla Camera fornisca una fonte di riferimento importante per ridurre il vuoto legislativo e prevenire un cambiamento del diritto sulla base di sentenze, rispettabili, ma unilaterali. Che per molti rischiano di risultare surreali.

 

Mario Marazziti

http://www.famigliacristiana.it

 

 

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