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"Chi ama educa" edizione 2013: il primato educativo della famiglia.

Davvero bello il Convegno Salesiano di Pastorale Giovanile di ieri. Tema di quest'anno, la famiglia. Relatori, Gregorio Vivaldelli e Francesco Milanese. Soddisfazione che ho riportato, massima.


"Chi ama educa" edizione 2013: il primato educativo della famiglia.

del 23 settembre 2013

 

     

Si è svolto a Mestre il 22 settembre, per il quarto anno di seguito, il Convegno Salesiano di Pastorale Giovanile, che utilizza come titolo e slogan una significativa frase di don Bosco: "Chi ama educa... e le chiavi del cuore le possiede solo Dio." Tema di quest'anno, la famiglia. Relatori, Gregorio Vivaldelli e Francesco Milanese. Soddisfazione che ho riportato, massima. Ma andiamo con ordine. L'intervento del prof. Vivaldelli, trentino, aveva un titolo suggestivo: "La profezia educativa della famiglia: andiamo alle radici" ed altrettanto suggestive sono state, a mio parere, le parole che l'hanno introdotto. Cominciando con un excursus sul significato del termine "profezia" nella Bibbia, Vivaldelli ha deliziato letteralmente la platea, ricordando che "profetizzare", nella Sacra Scrittura, significa leggere la realtà alla luce della Parola di Dio ed è esattamente ciò che un educatore ha il compito di fare. Detenendo anche il coraggio di abbattere ciò che c'è da abbattere. Ma educare cosa vuol dire? In concreto, per Vivaldelli educare è "educare gli altri a non bastare a se stessi" in modo da renderli felici. Educare è, ancora, "avere uno sguardo positivo sulla storia" e non unirsi, invece, all'ensemble delle "cornamusa della storia" ovverosia coloro che da dire, sull'epoca che stanno vivendo, di cose negative ne hanno a dismisura. Si raggiunge il cuore solo se si parla col cuore, abusando della ricchezza di Dio. Alcune massime per l'educatore sono contenute all'interno delle lettere di San Paolo, che sintetizzano alcuni punti chiave. Per esempio, in Rm 12, troviamo: "Gareggiate nello stimarvi a vicenda" e "Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto". Tutte le pedagogie di questo mondo non reggono al confronto di questi pilastri. Mettere la gioia dell'altro al primo posto ed anticiparsi nello stimarsi a vicenda sono facilmente intuibili nelle concrete situazioni di vita quotidiana all'interno di una famiglia, e valgono più di mille parole.  

Di tutt'altro tenore ma di altrettanto pathos il secondo intervento della mattinata, ad opera di Francesco Milanese, su "Educatori e crisi familiari: le vie della speranza oltre il dolore". Fino al 2008 Pubblico Tutore dei Minori della Regione Friuli Venezia Giulia, autore ed attore, ha portato in scena, recitando, il dramma di Maria, una ragazzina vittima dell'insensibilità e dell'indifferenza dei suoi genitori, separati. La nuda verità emersa dalla piéce è stata questa: i genitori usano i figli per il proprio narcisistico bisogno di rassicurazione, ma l'unico vero bisogno dei figli è essere amati, null'altro. Non occorre, paradossalmente, essere "bravi" genitori, o "bravi" educatori. Basta essere genitori. Basta essere educatori. Nessuno salva gli altri, a malapena si può dissodar loro intorno la terra. D'altronde, se si segue la logica di Gesù anche nell'educazione, si scopre che il poco che si ha, può essere da Lui moltiplicato. La logica del successo impone invece che se si ha poco, non si ha nulla. Ma la caratteristica del poco, che la logica del successo non contempla, è che può essere investito totalmente. 

La costruzione dei legami non è sociologica, è quotidiana. E più semplice di quanto sembri.

 

 

Sara Caon

 

 

 

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