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Bere sangue? No, grazie

Selfite e vampirismo sono tra le ultime tendenze dei giovanissimi ma gli adolescenti non vanno lasciati soli di fronte alle mode.


Bere sangue? No, grazie

del 05 giugno 2014

 

 

Se non arrivasse da una sessione di studio di pediatri e psicologi esperti del mondo degli adolescenti, la notizia avrebbe dell'incredibile: l'ultima moda tra i più i giovani sarebbero selfite (cioè eccesso di selfie, autoscatto) e vampirismo. Cioè gli adolescenti amerebbero (come si fa ad usare verbi diversi dal condizionale?) bere sangue umano. Se ne è parlato all'XI corso interdisciplinare di aggiornamento in "Adolescentologia" che si è tenuto a Genova.

"La selfite – chiarisce Teresa de Toni dell'Università degli studi di Genova, promotrice del corso - è una vera e propria patologia legata al mancato riconoscimento del proprio corpo ed è stata addirittura inserita nel dizionario di Oxford". Non stiamo parlando dell'innocuo autoscatto con il cellulare per ricordare un momento di allegria con gli amici o magari per immortalare un abbraccio con Papa Francesco a piazza S. Pietro, ma di ragazzi che, confusi circa la propria identità, passano anche 10 ore al giorno a farsi scatti fotografici per trovare l'immagine che meglio li rappresenti. "Sono ragazzi che non riescono ad essere quello che vogliono – aggiunge de Toni -. D'altro canto noi medici non riusciamo sempre a stare al passo con i veloci cambiamenti che avvengono in eta' adolescenziale. Per questo ho deciso di promuovere un corso che consenta a pediatri, psicologi, ginecologi e medici di medicina generale di ragionare insieme sui cambiamenti di questa età e su cosa sia possibile fare" (Italpress, 15 maggio).

E se non bastasse la selfite a gettare in allarme il mondo degli adulti ecco "l'ultima moda del momento seguita dagli adolescenti è bere il sangue umano". E' quanto afferma il direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), Federico Bianchi di Castelbianco secondo il quale si tratta di una tendenza "forse legata a tutte queste saghe sui vampiri". Infatti "c'e' proprio un'emulazione dei vampiri ed esiste addirittura una categoria di giovani donatori e una di giovani bevitori. Il tutto avviene in fortissimo segreto, con i conseguenti rischi che derivano dal bere sangue" (L'Huffington Post 15 maggio).

 

La soluzione adottata per fronteggiare le problematiche adolescenziali spesso scambia il disagio con la malattia fisica e si rifugia nel rimedio farmacologico, forse anche per non scomodare troppo chi avrebbe la responsabilità di provvedere.

"Sono sempre di più le diagnosi fatte ai bambini e agli adolescenti, tacciati come malati da curare quando invece sono soggetti deviati dalle mode - continua Castelbianco -. Accanto al surplus di diagnosi relative ai problemi dell'apprendimento, del comportamento, all'Adhd o all'autismo (disturbo che negli Usa coinvolgerebbe 1 minore su 60), ci sono problematiche reali come l'obesità, l'abuso di alcol e di sostanze, tra cui pillole e farmaci, che oggi dilagano tra gli adolescenti e che passano invece sotto traccia. Si beve alcol per far parte di un gruppo, si fumano le canne per non sentirsi sfigati, si fa sesso per potersi dichiarare grandi e si beve il sangue umano per ergersi al di sopra degli altri". Secondo il direttore dell'IdO le diagnosi "sui comportamenti dei minori basate unicamente sulla sintomatologia, senza individuare la causa, non possono conferire indicazioni di patologia da trattare con un intervento meramente farmacologico".

 

E allora perchè si ricorre spesso ai soli farmaci? Per lo psicoterapeuta dell'età evolutiva, ciò aiuta in realtà a deresponsabilizzare i genitori perchè "se i loro figli sono diagnosticati come 'malati', si limitano a seguire le cure prescritte". Invece le mamme e i papà "devono riprendersi il proprio ruolo e devono rendersi conto che molte delle cose che fanno gli adolescenti sono conseguenza dell'essere lasciati soli di fronte alle mode" (Italpress 15 maggio).

I ragazzi, invece, hanno bisogno di essere tutelati e non c'è bisogno di inventare soluzioni complicate. "L'unica cosa che si possa realmente fare per fronteggiare queste problematiche – conclude Castelbianco - è realizzare attività di informazione rivolte ai ragazzi. Solo così si possono ottenere risultati veri e immediati, evitando soluzioni fittizie" (Italiasalute.it 15 maggio).

 

 

Chiara Santomiero

http://www.aleteia.org

 

 

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