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Aborto e liberalismo

Nel conscio o nell'inconscio liberale di ogni abortista la vita del concepito è una questione di proprietà privata fisica: sta nel mio corpo, lo nutro io, io decido di averne cura o di ucciderlo.


Aborto e liberalismo

del 19 settembre 2014

 

 

Mi sorprende che qualcuno si stupisca del fatto che il Governo del Partito Popolare [in Spagna, NdT] abbia deciso di non far andare avanti la riforma legislativa dell'aborto, che, pur se timorata e insufficiente, ha visto uno dei suoi ministri cercare un certo riconoscimento, se non una sufficiente protezione, della dignità umana del concepito.

Mi sorprende ancor di più quando non pochi analisti concordano nello spiegarlo con l'argomentazione del timore per i prevedibili effetti elettorali negativi se prosperasse qualsiasi riforma legislativa in questo senso. Credo che un po' più vicini alla realtà siano quelli che sottolineano una “discrepanza ideologica” tra i membri del Governo.

In realtà non si tratta, come si dice eufemisticamente, di una discrepanza ideologica tra conservatori e progressisti, ma di una radicale differenza tra la cosmovisione cristiana e liberale, tra i “liberali convinti”, che abbracciano il liberalismo puro, e i “cattolici convinti”, che al di là di essere cattolici praticanti si ispirano alla Dottrina Sociale della Chiesa.

È questa la grande differenza ideologica per affrontare il vero diritto alla vita, e quella che divide il Governo, il Partito Popolare, e la società nel suo insieme.

 

Mi rifaccio alla dichiarazione di un noto liberale come Jorge Valín, che non ha peli sulla lingua nell'argomentare in questo modo la sua difesa dell'aborto: “Anche se molti si aggrappano all'idea che il feto è proprietà del Governo, dei giudici o della società, la realtà è che il feto è proprietà privata della madre. È proprietaria prigioniera di quello che porta dentro di sé come noi siamo proprietari (prigionieri) del nostro pancreas, fegato, cuore o polmoni. Sono nostri, punto. Nessuno ha il diritto di opinare su di loro o di obbligarci ad averne cura o a non venderli se vogliamo, per quanto possano dire la legge o i gruppi di pressione”.

Tremendo, vero? Non perdetevi il complemento economicista essenziale nel liberalismo. Aggiunge: “I nove mesi che una donna impiega a creare un bambino hanno un costo. Il feto ha bisogno di una gran quantità di risorse della madre per formarsi”.

 

Ciò significa che nel conscio o nell'inconscio liberale di ogni abortista la vita del concepito è una questione di proprietà privata fisica: sta nel mio corpo, lo nutro io, io decido di averne cura e di lasciarlo vivere o di ucciderlo, e se potessi perfino di venderlo. Questa è la mente del liberale, del liberale puro e del cattolico che gioca a fare il liberale.

 

 

Manuel Bru

http://www.aleteia.org

 

 

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