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Workshop MGS Italia: Testi di approfondimento

Pubblichiamo i testi raccolti per il momento formativo di venerdì sera 23 novembre, in occasione del Workshop MGS Italia, in vista del Confronto nazionale della prossima estate. Tre le parole chiave: senso, impegno e realizzazione.


Workshop MGS Italia: Testi di approfondimento

da Quaderni Cannibali

del 27 novembre 2012 

 

1. SENSO

L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani U. Galimberti

Un libro sui giovani: perché i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.

Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l'angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso.

Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell'analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all'impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell'inarticolato all'altezza del quale c'è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d'animo senza tempo, governato da quell'ospite inquietante che Nietzsche chiama "nichilismo".

Va da sé che quando il disagio non è del singolo individuo, ma l'individuo è solo la vittima di una diffusa mancanza di prospettive e di progetti, se non addirittura di sensi e di legami affettivi, come accade nella nostra cultura, è ovvio che risultano inefficaci le cure farmacologiche cui oggi si ricorre fin dalla prima infanzia o quelle psicoterapiche che curano le sofferenze che originano nel singolo individuo.

E questo perché se l'uomo, come dice Goethe, è un essere volto alla costruzione di senso, nel deserto dell'insensatezza che l'atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde il disagio non è più psicologico, ma culturale. E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perché questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un’implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono le prima vittime.

 

2. IMPEGNO

Di impegno ci parla La Pira, tre volte sindaco di Firenze e deputato, di cui è in corso la causa di canonizzazione. Da un giornalista ascolteremo uno spaccato culturale della nostra società.

La nostra vocazione sociale Giorgio La Pira

Fratello che leggi, io ho bisogno di trattare con te oggi alcuni punti che concernono certi lati essenziali della nostra vocazione cristiana. Si tratta di domande che rinascono spesso nel mio e nel tuo cuore. La prospettiva nella quale queste domande si inseriscono è quella attuale del mondo: comprenderai; noi siamo in questo mondo, anche se la grazia di Cristo ci ha sottratto al suo imperio; non solo: ma che significa: «Voi siete il sale della terra? Voi siete la luce del mondo?». Che significa l'equiparazione al lievito, al seme e così via? Significa che abbiamo una missione trasformante da compiere; significa che per opera del nostro sacrificio amoroso, reso efficace dalla grazia di Cristo, noi dobbiamo mutare - quanto è possibile - le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di come possiamo sottrarci ai problemi che hanno immediata relazione con la nostra opera? L'educazione dei figli, l'insegnamento della verità o dell'errore, il contrasto fra capitale e lavoro, l'oppressione del tecnicismo industriale, il valore dell'espressione artistica, l'onestà del traffico, le tragedie della guerra, le strutture dello stato (oppressive o umane?), i problemi dell'educazione agricola e così via.

Il nostro «piano» di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell'orazione! Credevamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera noi potevamo sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore; eccoci impegnati con una realtà che ha durezze talvolta invincibili; una realtà che ci fa capire che non è una pia espressione l'invito di Gesù: nel mondo avrete tribolazioni; prendi la tua croce e seguimi . Bisogna lasciare –pur restandovi attaccato col fondo del cuore- l’orto chiuso dell’orazione (…) L’orazione non basta; non basta la vita interiore; bisogna che questa vita si costruisca dei canali esterni destinati a farla circolare nella città dell’uomo. Bisogna trasformarla la società!

Mimmo Càndito, giornalista

Ripongo la mia attenzione su due spot pubblicitari che ho notato mentre seguivo un qualche programma televisivo. Il primo spot (mi pare della Lancia, ma non ne sono sicuro) enumerava una serie di oggetti, o di soggetti, espressione di privilegi, e concludeva con la frase stentorea: "Il lusso è un diritto". Il secondo spot (mi pare di un'auto francese, forse Peugeot o Citroen, ma non ne sono sicuro) partiva con una frase altrettanto stentorea: "Non rispettare le regole. Non essere conformista". I due spot mi sembrano molto interessanti (la pubblicità è sempre espressione della identità di un tempo e di una società) perché tendono a rappresentare come forma di consumo quotidiano possibile l'idea di una società che rivendica sfrontatamente, non la possibilità di essere ricchi, che è desiderio per sé legittimo, ma l'orgoglio della esibizione d'una diversità di classe, di potere, di privilegio. Che è il privilegio del "lusso" e il privilegio del rifiutare le regole, come se le "regole" non fossero le forme nelle quali una società identifica la propria identità e la propria capacità di sopravvivenza. E dunque, ecco che il rispetto delle regole - compresa l'esibizione del "lusso" - viene propagandato come cedimento al conformismo, sollecitando perciò la nostra propensione a difendere la nostra individualità e rifiutare il confonderci con gli altri. E rifiuti il conformismo - dicono questi spot - se fai sfoggio volgare della tua ricchezza e fai un pernacchio alle regole: parcheggia dove vuoi, non pagare le tasse, non rispettare la fila a uno sportello, usa la forza invece del cervello, ruba, prendi in giro i fessi che si impegnano per la comunità.

Una vocazione all’impegno Giorgio La Pira

La «elemosina» non è tutto: è appena l'introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto: sono un passo avanti notevole nell'adempimento del nostro dovere di uomini e di cristiani; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata -quanto è possibile nella realtà umana- al comandamento principale della carità.

La città umana sganciata da Cristo invoca, coi suoi stessi tragici eventi, una energica «politica di intervento» da parte dei cristiani più consapevoli della loro vocazione apostolica. Ora la domanda iniziale chiarisce la sua portata: c'è per ciascuno di noi, una responsabilità da riconoscere ed un impegno da assumere? Qual è l'apporto effettivo di forze che ciascuno di noi -si badi bene, ciascuno di noi cristiani, non la Chiesa come tale!- ha recato e reca alla costruzione cristiana della città che abita? Abbiamo veramente compreso che la «perfezione» individuale non disimpegna da quella collettiva? Che la vocazione cristiana è un carico, dolce perché cristiano, che comanda di spendersi senza risparmio per gli altri? Problemi umani; problemi cristiani; niente esonero, per nessuno . (…)

Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa 'brutta'! No: l'impegno politico -cioè l'impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall'economico - è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità. La 'riconquista' che il cristianesimo è oggi chiamato a fare è proprio questa: la riconquista del corpo sociale. Bisogna ricondurlo a Cristo questo corpo sociale che da Cristo si è gradualmente staccato, e lo si riconquista facendolo migliore nelle sue strutture, facendone -quanto è possibile!- uno specchio temporale di quella fraternità soprannaturale e di quella paternità divina che sono il limite ideale -e come la stella orientatrice- della società cristiana! (…)

La rettificazione - la profonda rettificazione - del mondo contemporaneo in tutti i settori esige la rettificazione dell'ordine economico: quando l'ordine economico costituirà una mensa imbandita proporzionalmente da tutti e per tutti - dacci oggi il nostro pane quotidiano! - allora questa fraternità economica sarà larga di frutti per l'ulteriore e più elevata fraternità politica, giuridica, culturale e religiosa. La società ha valore strumentale o finale? Strumentale, indubbiamente: è un mezzo necessario al servizio dei fini dell'uomo; la persona umana ne ha bisogno per attuare progressivamente i suoi fini temporali e per predisporsi a pervenire a quelli eterni. La divergenza fra la concezione cattolica e quella sociologica 'collettivista' è qui -nonostante che appaia sottile- molto profonda. Ambedue partono dal principio della socialità dell'uomo; ma nell'una la socialità giunge sino a esaurire in sé tutti i fini dell'uomo: l'uomo è un mezzo, la società un fine. Nella seconda, la posizione è rovesciata: è la società il mezzo, ed è la persona il fine; è questa l'intrinseca novità del cristianesimo: si può dire che la rivoluzione sociale trova in questo rovesciamento la sua espressione più significativa. Si intacca forse, con ciò, la validità e l'efficacia del vincolo sociale? No, fino a quando si è nell'ambito della dottrina e della prassi del cristianesimo; la deviazione individualista che considera l'uomo come essere antisociale non è certamente frutto del cattolicesimo! Ma la socialità dell'uomo non significa esaurimento di esso nella società e nelle sue strutture economiche e politiche: di là dall'economia, dalla politica, dalla cultura e così via c'è il mondo interiore della libertà, della contemplazione e dell'amore; c'è il mondo di Dio, al quale l'uomo, per effetto della grazia, si eleva! (…) La legge regolatrice del rapporto esistente tra società e persona si può definire così: la società è strumentale rispetto alla persona; la persona è subordinata alla società solo nei limiti in cui la società è ordinata al bene totale della persona. 

 

3. REALIZZAZIONE

Non tiriamo i remi in barca

Ho 24 anni, ma sono giunto a certe conclusioni solo a 20. La vita è davvero una lotta, ma ciò non deve indurci a tirare i remi in barca e a isolarci. Anch'io ho vissuto, e vivo tuttora circondato da persone di cui non c'è da fidarsi. Un consiglio? Non abbandoniamo gli altri, non isoliamoci, ma cerchiamo di essere noi stessi sempre. La nostra sincerità, la nostra buona volontà, il nostro coraggio potrebbero contagiare gli altri con sorprendenti risultati. Io non conto più gli amici, forse non ne ho veramente: con nessuno riesco a intrecciare un discorso serio che tocchi davvero i misteri della Vita e dell'Uomo. Difficilmente riesco , a portare il dialogo su temi come la povertà nel mondo, l'amore, la famiglia, la morte e la vita, la gioia e il dolore, la missione e la carità, l'inquinamento e la società. Come si possono affrontare questi temi con persone che pensano al loro aspetto, all'apparenza, alla moda, al telefonino, a se stessi? Come si può cercare l'incontro e il dialogo serio con «amici» che elencano determinati valori ai propri bambini di catechismo, ma poi dimostrano di non essere coerenti?

Lettera di una mamma sulla scelta vocazionale

Il mio unico figlio, diplomatosi a pieni voti all'Istituto tecnico industriale, ha spiazzato tutte le nostre aspettative affermando di volersi fare sacerdote e a settembre entrerà in seminario. Mio marito è distrutto, perché non è mai andato d'accordo con il figlio, essendo simili per carattere e testardaggine. Perciò si sente in colpa, sicuro che ciò sia accaduto per fargli un dispetto, per punizione. Noi avevamo fatto tanti progetti, lo vedevamo con una brillante carriera universitaria, padre esemplare di famiglia e noi a fare da nonni amorosi a tanti nipotini. Invece, ci ritroveremo come due vecchi soli e rimbambiti. Ora, per avere un po’ di conforto e trovare una giustificazione vorrei sapere: cosa dobbiamo fare? Come possiamo aiutarlo o a cambiare idea o ad accettare scrupolosamente questa scelta? Come faccio a essere sicura che sia una chiamata di Dio e non si tratti di plagio dei tanti sacerdoti che ha frequentato e frequenta tutt'oggi? Come faccio a vivere, pensando che un domani sarà maltrattato dai suoi parrocchiani visto che i sacerdoti di cui tutti si servono vengono sempre criticati sia che facciano del bene o del male? Come faccio a non pensare che lo faccia per sfuggire ai problemi della vita, al padre che è sempre stato tanto severo con lui?

La molla del carcere

C'è un interrogativo che mi porto dentro di fronte alle persone che si interrogano, cercano, si confrontano e si pongono domande: qual è il desiderio che muove la loro ricerca? Potrei dire la curiosità, l'interesse per questi argomenti, la voglia di sapere cosa c'è in giro o semplicemente di saperne di più.

Ma sotto a tutto questo, al di là di ciò che appare e che è immediatamente visibile , che cosa fa scattare la molla di cercare? Credo che la risposta sia nell'aspirazione profonda di ogni uomo a scoprire il proprio senso, a essere felice, a stare bene con sé e con gli altri. L'aspirazione profonda alla Verità, alla Libertà, alla Giustizia, alla Pace. Ma come può questa spinta tradursi in un esistere, come può diventare l'elemento motore della nostra vita? lo credo che ci sia una visione di fondo da "correggere". Abbiamo forse sempre pensato che essere adulti fosse sinonimo di stabilità. La persona adulta era la persona arrivata. Casa, lavoro, affetto, amici, tutto definito, stabilito. La stabilità somigliava tanto all'immutabilità. Mentre oggi, grazie anche ai continui cambiamenti esterni cui siamo sottoposti (niente dura mai troppo a lungo) ed a motivo delle continue grosse provocazioni (attentati, guerre e massacri) siamo costantemente spinti in avanti nella ricerca di nuovi equilibri, di nuovi modi di fare e di essere. Questo può creare dei disorientamenti soprattutto se in noi non ci sono dei riferimenti interiori che ci permettono di avere dei punti fermi di riferimento per "navigare con equilibrio nel mare della vita". Ecco allora che l'aspirazione ad esistere diventa il motore della barca, la spinta a crescere. E a crescere fino a che vivo imparando ad affrontare ogni tappa della mia vita. Crescere è diventare responsabili della propria vita, è "il tempo" in cui imparo a prendermi cura delle mie risorse personali, delle mie potenzialità, per far sì che portino frutto lì dove vivo. Questo chiede la volontà di diventare consapevoli di sé. È l'antico detto "conosci te stesso", impara a riconoscere tutta quanta la tua realtà: emozioni, sentimenti bisogni, potenzialità, valore... Imparare a scoprire quali ricchezze inestimabili costituiscono la nostra realtà di persona (non per crogiolarsi, per sentirsi grandi , ma perché costituiscono la piattaforma indispensabile per mettersi in piedi nella propria statura di uomini e donne) è il lavoro essenziale per diventare sé. Qualcuno dirà "ma io mi conosco già bene", so bene chi sono, ho le mie risposte. E io credo che questo sia vero. La nostra società attraverso i mezzi di informazione mette a nostra disposizione tutta una serie di strumenti che ci possono aiutare a capire chi siamo. Ma altro è il sapere, altro è esserne coscienti, e altro ancora è saper vivere e gestire tutto questo.

Segreteria MGS Italia

 

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