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Tra dubbio e fiducia le ragioni della fede. Ma l'uomo del XXI secolo non si è st...

Anche oggi la fede può essere generata, destata, fatta emergere da chi, volendosi testimone ed evangelizzatore di Cristo, sa incontrare gli uomini in modo umanissimo, sa, in un decentramento di sé, fare segno a Ges√∫ e, attraverso di lui, indicare Dio, il Dio che è amore.


Tra dubbio e fiducia le ragioni della fede. Ma l'uomo del XXI secolo non si è stancato di cercare

 

Al Salone internazionale del libro di Torino. Sabato 18 Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, terrà una lectio magistralis sul tema «Fede e fiducia», argomento sul quale egli ha appena pubblicato da Einaudi un libro con lo stesso titolo. Pubblichiamo un estratto della sua riflessione.

Educare alla fede è per la Chiesa, per i cristiani, il compito primario; ma nel tentativo di riuscirvi si possono imboccare molte strade, alcune decisamente sbagliate, altre poco efficaci. Tutto dipende in verità, e non può essere diversamente, dalla capacità dei cristiani di assumere la stessa pedagogia vissuta da Gesù nell’incontrare gli uomini e le donne. Anche oggi la fede può essere generata, destata, fatta emergere da chi, volendosi testimone ed evangelizzatore di Cristo, sa incontrare gli uomini in modo umanissimo; sa essere una persona affidabile, la cui umanità è credibile; sa essere presente all’altro, sa fare il dono della propria presenza; sa, in un decentramento di sé, fare segno a Gesú e, attraverso di lui, indicare Dio, il Dio che è amore.

Può darsi – come molti affermano – che oggi il discorso su Dio lasci gli uomini indifferenti: io stesso penso che quest’osservazione contenga del vero. È possibile che oggi «la Chiesa – come scriveva più di quarant’anni fa il teologo Joseph Ratzinger – sia divenuta per molti l’ostacolo principale alla fede». Ma rimane vero che gli uomini sono sensibili al credere o non credere all’amore, perché da questo dipende il «senso dei sensi» della vita. Resto convinto che ancora oggi molti chiedono ai cristiani: «Vogliamo vedere Gesù!» (Gv 12,21), perché sentono che la sua umanità li riguarda e li coinvolge. Ma i cristiani sanno rispondere a questa domanda, a questo anelito profondo, oppure non lo ascoltano, lo trascurano?

Dovrebbero saper testimoniare con la vita e, di conseguenza, annunciare che «ciò che Gesù aveva di eccezionale non era di ordine religioso, ma umano» (Joseph Moingt): egli, la vera immagine del Dio invisibile, a somiglianza del quale siamo stati creati e diventiamo uomini, ci ha insegnato a vivere in questo mondo (cfr. Tt 2,12), ci ha lasciato delle tracce umanissime sulle quali camminare per essere suoi fratelli e figli di Dio. Dobbiamo soltanto credere all’amore che lui, Gesù, ha vissuto fino alla fine, fino all’estremo. Questa è la fede cristiana, perché Gesù non ha portato una novità solo morale, né solo spirituale, ma «ha portato ogni novità portando se stesso» (Ireneo di Lione, Contro le eresie IV,34,1); e portando se stesso ha portato «il Vangelo di Dio», Dio come buona notizia. Questa buona notizia riguarda e avvince tutti gli uomini e le donne, perché può essere espressa come fa l’apostolo Giovanni: «Noi passiamo dalla morte alla vita quando amiamo l’altro, gli altri» (cfr. 1Gv 3,14).

 

 

Enzo Bianchi

 

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