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“Si fa per dire?”. Messaggio alla Diocesi di Milano per l'Oratorio estivo 2006

Vorrei che l'estate degli Oratori risvegliasse in tutti noi la responsabilità e facesse assaporare a ciascuno il “gusto” di trasmettere le parole che rivelano la persona e la vita di Gesù, nostro affascinante e insuperabile modello. Ma se è importante ripetere le parole di Gesù ‚Äì quelle che troviamo nel Vangelo ‚Äì è ancora più importante fare come lui...


“Si fa per dire?”. Messaggio alla Diocesi di Milano per l’Oratorio estivo 2006

da Teologo Borèl

del 05 giugno 2006

Carissimi,

come avviene ogni anno in queste settimane d’estate, i cortili degli Oratori parrocchiali si riempiono, quotidianamente e più del solito, di bambini, ragazzi, adolescenti, animatori, giovani e adulti volontari, guidati dallo straordinario impegno di preti, suore e responsabili.

Con queste mie parole voglio essere anch’io partecipe della grande “avventura” pastorale, educativa e sociale che è l’Oratorio Estivo. Per questo, mentre ringrazio e incoraggio tutti i protagonisti, desidero rilanciare all’intera comunità diocesana i valori che l’Oratorio propone e aiuta a vivere, perché questi stessi valori dai cortili dei nostri Oratori raggiungano la vita di ogni famiglia, della Chiesa e della società.

 

 Una forte protesta contro ogni superficialità

 

Il titolo scelto dai responsabili degli Oratori delle Diocesi Lombarde per sintetizzare i temi e le varie attività di questa estate – “Si fa per dire?” – può sembrare un po’ misterioso. Ma subito, attraverso il semplice punto di domanda conclusivo, si coglie la provocazione che racchiude e che tutti ci interpella. E così siamo immediatamente invitati ad affermare e a testimoniare che “non si fa per dire!”.

In questo modo, l’Oratorio Estivo di quest’anno vuole suscitare – non solo nei ragazzi, ma anche in tutti noi – un deciso e coraggioso “no” alla cultura della banalità e della superficialità.

Noi viviamo immersi in una cultura e in uno stile di vita dove tutto o quasi è banale e superficiale… In particolare, i modelli televisivi spettacolarizzano e relativizzano tutto. Capita così che i drammi più lancinanti delle persone sono spesso spiattellati davanti all’opinione pubblica senza alcun pudore e rispetto, unicamente per suscitare un po’ di commozione, e che, subito dopo, la leggerezza delle parole e la frivolezza dei comportamenti assumono importanza drammatica facendo dimenticare che, in realtà, si sta assistendo a un semplice gioco e a una finzione televisiva. Allo stesso modo, i fatti complessi della politica sono spesso ridotti a parole ad effetto e ad alcuni slogan di abili e spregiudicati comunicatori che raccontano mille “verità” diverse. Anche l’esperienza sacra della fede è sempre più svenduta all’“audience” del momento…

Quando e dove “si fa per dire”, tutto appare in questo modo e ogni realtà e ogni vicenda della vita viene banalizzata e trattata con estrema superficialità.

Questa cultura della banalità e della superficialità, però, non è affatto innocua, ma miete non poche vittime! Come reagisce e si sente chi finisce in tv o sui giornali con accuse che poi si rivelano false e “pettegole”? Chi difende i bambini coinvolti in drammi familiari che finiscono in pasto al grande pubblico? Ci si può, forse, scusare con loro dicendo che “si faceva solo per dire”? 

No, tutto questo è inammissibile! Noi, allora, non vogliamo essere protagonisti e neppure complici ingenui di questa banalità diffusa, per la quale tutto passa in pochissimi istanti, lasciandoci indifferenti.

Sono sicuro che la proposta dell’Oratorio Estivo di quest’anno serve a tutti. La necessaria risposta negativa alla domanda “si fa per dire?” si presenta come una protesta forte contro ogni superficialità e, nello stesso tempo, come una proposta bella e stimolante, della quale essere fieri. E non solo in Oratorio.

 

 

Alla scuola delle parabole evangeliche

 

La proposta sta nelle parabole di Ges√π!

Quest’estate all’Oratorio, attraverso l’arte stupenda del “narrare”, vogliamo cercare tanti modi per appassionarci alla vita.

Per questo, vogliamo aiutare i ragazzi a valorizzare i racconti con cui la sapienza popolare ha trasmesso e consegnato tanti valori ai piccoli coinvolgendo la loro fantasia, come avviene nelle favole.

Soprattutto vogliamo far vivere un incontro personale con Gesù e con i suoi “racconti”. Tante volte nei Vangeli leggiamo che «Gesù si mise a parlare loro in parabole…» (Marco 12, 1). Vi troviamo quasi cinquanta racconti che partono dai fatti concreti della vita, presi sul serio, non “così per dire”. Sono fatti che arrivano ai “nodi” più profondi dell’esistenza di ciascuno e che ci interpellano sulle questioni più fondamentali della nostra vita: il perdono, la giustizia, i beni materiali, gli amici, i genitori, la morte, l’amore, la fiducia…

Tutti, allora, ci sentiamo impegnati a imparare bene le parabole di Gesù. Questi suoi racconti ci svelano il segreto per guardare con occhi nuovi i fatti della vita nostra e degli altri e per essere annunciatori e testimoni di una storia vera – una storia sacra! –, che si sviluppa e si realizza in ogni tempo e in ogni luogo.

Gesù, attraverso le parabole, ci racconta la logica profonda della sua vita tra gli uomini e ci svela i segreti del Regno di Dio: un regno che cresce, misterioso e reale, dentro le vicende di ogni giorno, coinvolgendo sempre la nostra libertà.

Quando accogliamo il messaggio delle parabole evangeliche, anche le nostre parole di uomini diventano parole “sacre”: parole, cioè, che dicono la grandezza, la bellezza, la dignità, il valore, il “mistero” di ogni persona.

Le parole, allora, non possono essere dette in modo superficiale e banale, “così per dire”. Esse sono importanti, importantissime. Hanno un compito da assolvere: servono per difendere la vita di ogni persona, per promuovere il bene di tutti, per amare tutti e ciascuno, a iniziare dai più deboli, poveri e bisognosi!

 

 

Insieme, come Chiesa, per “fare come Gesù”

 

Vorrei che l’estate degli Oratori risvegliasse in tutti noi la responsabilità e facesse assaporare a ciascuno il “gusto” di trasmettere le parole che rivelano la persona e la vita di Gesù, nostro affascinante e insuperabile modello.

Ma se è importante ripetere le parole di Gesù – quelle che troviamo nel Vangelo – è ancora più importante fare come lui. È questa la missione che è affidata a ciascuno di noi: una missione che deve animare la vita e le attività di ogni Oratorio e che deve caratterizzare l’esistenza e le scelte quotidiane di ogni persona, famiglia e comunità cristiana.

Per “fare come Gesù” non bastano le nostre sole parole, pure importanti e necessarie. Non basta neppure – anche se è da coltivare e da assicurare –l’impegno convinto di ciascuno di noi singolarmente, né quello gioioso di quanti vivono l’avventura dell’Oratorio Estivo. C’è bisogno di camminare insieme, tutti uniti nella comunità cristiana.

“Fare come Gesù” è l’entusiasmante testimonianza che la Chiesa intera è chiamata a dare. Perché è insieme, come Chiesa, che possiamo trovare i modi per “raccontare” la vita e i suoi segreti, proprio come ha detto e ha fatto Gesù!

Lasciamoci interpellare seriamente dalle parole che in questi giorni risuonano nei nostri Oratori. Possono essere forse parole ancora acerbe e non sempre ben intonate, come è l’esperienza di ogni ragazzo che cresce. Ma sono l’eco delle parole di Gesù.

Esse ci invitano sempre ad essere “grandi” come lui. Ad essere, cioè, “piccoli”: persone che – proprio perché fanno come lui – ascoltano, pregano, amano, servono.  

 

 

+ Dionigi card. Tettamanzi

Arcivescovo di Milano

 

Milano, 4 giugno 2006

 

card. Dionigi Tettamanzi

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