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Servizi residenziali... “sotto osservazione”.

Don Bosco aveva voluto per i ragazzi più svantaggiati “case” per accoglierli: “dove il ragazzo potesse sperimentare un clima di famiglia, inserirsi attivamente in una rete di rapporti interpersonali autentici e significativi, e così sviluppare...


Servizi residenziali… “sotto osservazione”.

da Attualità

del 08 maggio 2007

Don Bosco aveva voluto per i ragazzi più svantaggiati “case” per accoglierli: “dove il ragazzo potesse sperimentare un clima di famiglia, inserirsi attivamente in una rete di rapporti interpersonali autentici e significativi, e così sviluppare il suo protagonismo e la sua naturale creatività” (P. Chavez).

Fedele a questa tradizione oggi la Federazione SCS/CNOS (Salesiani) ha diverse strutture per minori in tutta Italia. In particolare sono 15 gli enti che sono stati costituiti in questi ultimi anni e che stanno cercando di attuare questa missione educativa in varie regioni dell’intero territorio nazionale, al Nord (4), al Centro (6) e al Sud (5). Per verificare l’attuale qualità del servizio educativo di tali strutture per i minori in difficoltà e per essere aiutata a valutare il presente e a trovare prospettive e strategie significative di sostegno e di promozione dell’esperienza, l’associazione ha realizzato una ricerca sui propri servizi residenziali. Giorno 4 maggio presso l’Istituto Salesiano S. Cuore, a Roma, in Via Marsala, 42, si è tenuta la riunione del Coordinamento servizi residenziali, in cui, è stata condotta un’analisi sui risultati della suddetta ricerca insieme al prof. Vito Orlando dell’Università Pontificia Salesiana che ne è stato il curatore.

L’analisi ha toccato vari aspetti: la formazione degli operatori (educatori, operatori, collaboratori, volontari) delle strutture di accoglienza per minori; la qualità educativa delle strutture (requisiti, strumenti, risorse e mezzi); i rapporti con i salesiani e la capacità di incidenza dei servizi socio-educativi nel territorio. Si è in particolare cercato di capire su che cosa si fonda la qualità del lavoro educativo e che cosa si fa per poterla garantire e rafforzare. La qualità professionale del servizio e quindi delle strutture socio-educative sono state verificate, per esempio, a partire dalle motivazioni degli operatori, dalle competenze educative e, insieme, dalle condizioni strutturali e dagli strumenti operativi di riferimento conosciuti e condivisi.

Altri fattori di qualità elencati e accolti durante la riunione sono stati: la “qualità complessiva della struttura”, ovvero la dotazione di strumenti, la significatività della proposta educativa, l’apertura e collaborazione con i servizi del territorio; la “qualità e le caratteristiche della relazione educativa”, come condizione irrinunciabile di efficacia dell’azione con minori in difficoltà; la “dimensione carismatica”, cioè la capacità di incarnare ed esprimere la specificità salesiana nell’azione educativa e l’appartenenza al mondo salesiano per una missione educativa comune.

Relativamente a quest’ultimo punto, infatti, è stata sottolineata l’importanza, all’interno dei servizi residenziali, dell’ispirazione salesiana come atteggiamento e scelta di vita, che faccia divenire l’operatore/educatore un fiducioso compagno di viaggio nel difficile cammino di ricostruzione di senso, e come scommessa che l’educazione, ispirata al criterio preventivo, sia in grado di superare situazioni di emarginazione. La dimensione carismatica all’interno dei Servizi Residenziali dunque, è stata tra i temi centrali dell’incontro. Il presidente della Federazione, don Domenico Ricca, a tal proposito: “nel sistema preventivo l’aspetto religioso è un pilastro. La dimensione carismatica è fondamentale perché si ispira e dà lo specifico di quello che noi facciamo. Per questo bisogna provare a pensare degli itinerari pastorali applicabili nelle comunità per minori che diventino la carta di qualità del nostro progetto educativo”.

Don Vito Orlando sullo stesso tema: “Dobbiamo trovare un modo salesiano per caratterizzare l’esperienza in modo significativo, dobbiamo vedere se il nostro carisma, che da anni opera con i ragazzi a disagio, si può applicare nei nuovi contesti dell’emarginazione. In questo settore, purtroppo, non esistono modelli prefabbricati, dobbiamo procedere osservando ciò che si sta facendo e confrontandoci”.

I dati raccolti riguardavano 137 operatori e 15 strutture in cui si vive un clima e uno stile di vita familiare. A seguire è stato presentato il Corso per coordinatori pedagogici per l’anno 2007- 2008 che la Federazione ha espressamente pensato per i responsabili dei servizi residenziali. Ciò a dimostrazione della attenzione che l’SCS ha nei confronti della formazione degli operatori. Il gruppo di lavoro si è lasciato con diversi impegni: rivedersi in autunno e lavorare nel frattempo sull’identificazione, a partire dalla propria esperienza, degli elementi che caratterizzano la dimensione salesiana del proprio servizio, e sugli itinerari di educazione alla fede per i ragazzi del disagio. L’obiettivo è di produrre alcuni documenti che saranno offerti come contributo alle realtà salesiane d’Italia e non solo.

Federazione SCS/CNOS

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