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Reality o realtà?

È vero che la trasmissione Amici ha in un certo senso “rubato” quello che si fa in oratorio (si canta, si balla, si recita, si preparano dei musical...) e l'ha rivestito di quella patina perbenista che l'ha resa famosa; ma credo che in Oratorio ci sia qualcosa di più rispetto a questo...


Un po’ di storia

Dalla seconda metà degli anni '80 i mass media si sono occupati di un nuovo fenomeno che avanzava sempre più: il realismo del piccolo schermo. Nuovi programmi nacquero in quegli anni, nuovi generi, un nuovo modo di fare televisione che non era di certo originale rispetto al passato ma re-inventava e legava assieme generi diversi già preesistenti ma sottolineando soprattutto il carattere realista, inteso come una capacità di portare all’attenzione generale storie “vere”, a cavallo tra dimensione pubblica e privata, strappando dall'anonimato i telespettatori e trasformandoli in 'artisti'.

Una lettura un po' approssimativa e “fatta in casa” ha portato così a mischiare tendenze diverse, avvicinando generi e programmi completamente agli antipodi, ma unificandoli solo attraverso il segno realtà.

Non ci soffermeremo qui in una indagine di tipo speculativo sui diversi generi, ma tenteremo di capire la loro influenza sul mondo giovanile.

La televisione degli anni '90 si presenta così con una certa sbandierata propensione al realismo inteso come un racconto senza filtri della realtà attraverso la realtà stessa: nasce la TV-verità di Rai Tre con Chi l'ha visto?, Telefono giallo, Un giorno in pretura e molti altri.

Al di là della correttezza delle giustificazioni ideologiche o teoriche della TV-verità, si può più tecnicamente osservare che quasi tutti i programmi di quel periodo si inseriscono agevolmente in una più ampia e più tradizionale famiglia che si può definire Real TV. Essa è non solo distinta, ma per certi versi lontana e, si potrebbe dire, opposta alla famiglia dei cosiddetti Reality show.

Le differenze più consistenti fra queste due grandi famiglie risiedono a diversi livelli: nella struttura dei programmi, nei loro contenuti, nel patto comunicativo che essi instaurano con i propri spettatori. La struttura dei programmi della Real TV è, o pretendere d'essere, una rappresentazione trasparente della realtà del mondo: pensiamo a Paperissima, a 8 millimetri, Candid Camera, Scherzi a parte. Questi hanno in comune una struttura che sottolinea la natura asettica della televisione, protesa sul mondo per restituirlo in maniera affidabile, veritiera. La TV è uno specchio, una cornice, dentro la quale si manifesta la varietà imprevedibile del reale, fatto di persone scomparse o uccise, dei volti dei parenti che li cercano o pretendono giustizia, di eventi straordinari causati dalla natura. La stessa struttura di questi programmi produce un effetto di verità e l'esempio più evidente è dato dalle immagini tremolanti dei video amatoriali, la cui rilevanza è inversamente proporzionale alla loro diffusione ma, in taluni casi, possono risultare davvero sconvolgenti nel loro valore testimoniale apparentemente non mediato (si pensi agli effetti generati dalle migliaia di video che hanno testimoniato gli eventi della contestazione a Genova, nel 2001).

I Reality show invece hanno una verità diversa da trasmettere che già nella sua stessa definizione, porta una contraddizione, l'ambiguità di essere allo stesso tempo “realtà” e “puro divertimento”.

Da un punto di vista della sua struttura, il Reality show è una macchina narrativa implacabile, organizzata fin nel minimi particolari: se lo spunto del racconto e la sua conclusione appartengono al mondo esterno, l'intero suo svolgimento, adattato per lo più su modelli o stereotipi riconoscibili (la fiaba amorosa, l'ira, il ricongiungimento di lontani, l'insoddisfazione, l'estrema gioia, ecc.), è del tutto prevedibile, e ha la caratteristica della ripetitività.

Il protagonista del Reality show è una persona che accetta di spogliarsi della propria personalità e del proprio anonimato per accedere al ferreo meccanismo della messa in scena. L'imprevedibile è fortemente limitato a una duplice possibilità, happy end o catastrofe: la coppia in crisi si rimette insieme o si lascia definitiva; la richiesta di perdono, di amicizia è esaudita oppure delusa.

La storia narrata, fatta di “materiale umano” autentico, viene costantemente rimodellata, e adattata alle esigenze, ai ritmi, alle finalità del genere. Nel Reality show il grande filo conduttore è dato dalla quotidianità, da sentimenti di persone particolari che sono però modelli generali (l'amore, l'amicizia, l'affetto familiare).

Quindi, se nella Real TV il mezzo televisivo si apre al mondo e pretende di rappresentarlo verosimilmente nei suoi aspetti più particolari, nel Reality show è il mondo stesso che si fa televisione: solo grazie alla televisione si ricostituiscono famiglie separate, si ricongiungono coppie, si dirime una lite, si sancisce solennemente un amore eterno, si diventa dei professionisti.

Il Reality show così può essere definito come un programma basato su situazioni reali che coinvolgono persone comuni, presentate in un contesto narrativo, che si avvale solitamente di contributi filmati, siano essi collegamenti in diretta o contributi pre-registrati.

Già su questa breve presentazione molti potrebbero non condividere l'analisi e negare quella sorta di “finzione” che avvolge questo tipo di televisione: ma è proprio questo è il messaggio inconscio mandato dalla televisione allo spettatore perché il Reality show ha più successo nella misura in cui riesce a mascherare queste caratteristiche.

In Italia è difficile individuare l'inizio di questo genere ma un titolo come Carramba che sorpresa è sicuramente il precursore, anche se con gli anni il Reality si è modificato.

Reality come format

Tutti i Reality derivano da un format, un modello tipo, che la televisione acquista e adatta al proprio paese: non è detto che sia essenzialmente un format americano, ma anzi quelli che spopolano adesso hanno altra nazionalità.

Un aspetto positivo è che questi format devo essere adattati nel nostro paese e hanno successo solo se portati avanti da un presentatore carismatico. Un esempio è L'isola dei famosi, il cui format era già andato in onda su Italia Uno con il nome Survivor ma addirittura era stato spostato di programmazione perché non faceva audience, mentre grazie ad alcuni adattamenti e a Simona Ventura ha avuto successo. Oppure Amici che solo con l'avvento di Maria De Filippi non è stato cancellato dal palinsesto (quando ancora si chiamava Saranno Famosi) e ha risalito la china degli ascolti diventando la trasmissione dell'anno 2001. Però lo stesso format chiamato da Italia Uno Popstar e l'anno dopo Operazione trionfo si è rivelato un flop negli ascolti.

Da questo potremmo dire che sia il format deve essere vincente, ma anche l'abbinata con il presentatore ne decreta il successo.

Ma i giovani guardano i Reality Show?

TV Sorrisi e Canzoni ha di recente commissionato alla S&G Kaleidos una indagine sui Reality Show. In questa indagine il campione demoscopico era formato per il 20% da giovani dai 14/17 e dai 18/24. Il 58,80% ha affermato che segue i Reality con queste percentuali di preferenza: Grande fratello 5 (22,8%), l'Isola dei famosi 2 (20,6%), Amici di Maria De Filippi (16,5%), Uomini e donne (11,1%), C'è posta per te (10,9%).

Le motivazioni erano: sono un fenomeno televisivo, mi incuriosiscono, è un modo come un altro per realizzare i propri sogni, mi piace spiare la vita e le abitudine di queste persone, partecipa gente semplice e comune, ti permettono di diventare subito famoso, rispecchiano la quotidianità, mi emozionano.

Ma più di una volta mi sono domandato come mai i ragazzi negli Oratori dicono: 'Non si può parlare dei Reality con i nostri educatori perché vengono subito catalogati come futili, banali e volgari, ma a noi piacciono!'

Credo che passando un po' di tempo in cortile ogni animatore avrà sentito parlare di Costantino, di Kledy, di Rossella, di Sergio...  e questi nomi non richiamano certamente altri amici oratoriani!

Ma perché allora si parla tanto male dei Reality Show e poi tutti li guardano?

Intanto credo che non bisogna demonizzare tutto, ma credo che ci sia anche del positivo. È importante notare come trasmissioni tipo Amici abbia avvicinato molti più giovani alle arti espressive corporee come il ballo, la danza, il teatro, il canto che solo un decennio fa era inimmaginabile!

Se poi pensiamo a solo 15 anni fa le camere dei ragazzi erano tappezzate di poster di persone famosissime: Madonna, Back Street Boys, Metallica... Ora invece ci sono le immagini di perfetti “semi-sconosciuti” che magari fra un anno non ci saranno neanche più! Questo ha portato di positivo un avvicinamento del modello di riferimento dei giovani, meno frustrante per una società competitiva come è la nostra, ma allo stesso tempo, essendo troppo vicino a loro, anche ha appiattito le aspirazioni e abbassato anche il livello referenziale dei valori.

Adesso il successo, l'essere famosi è molto più a portata di mano rispetto a vent'anni fa, ma è anche allo stesso tempo più fatuo. Infatti, tanto per fare un esempio, dove è finito il vincitore di Saranno famosi 2001 Dennis Fantina? Conduce un programma radiofonico e una trasmissione su una emittente privata, neanche nazionale! Ma non era un cantante? E le sue canzoni dove sono?

Un altro aspetto positivo è che il pubblico sceglie cosa guardare. È vero che la televisione propone generi abbastanza simili e la possibilità di scelta non è vasta, ma è il pubblico che decide cosa vedere! Perché è morto il varietà? Perché a nessuno più interessava, sono diminuiti gli ascolti, quindi le emittenti non guadagnavano più come prima e li hanno cancellati dal palinsesto. Perché il Grande fratello viene trasmesso due volte in un anno? Perché il pubblico lo sceglie con il telecomando! E se l'audience non è soddisfacente il programma viene cancellato e non si guarda in faccia nessuno! Anche a Maria De Filippi hanno cancellato Missione impossibile dopo due puntate perché non aveva fatto lo share previsto dalla rete!

Credo che questo sia un aspetto positivo da valorizzare: l'essere consapevoli del potere mediatico che ogni spettatore ha nei confronti della televisione. Questo e altri esempi potrebbero essere portati.

“In fondo i Reality ci fanno sentire un po' meno anonimi e se accade a loro di realizzarsi nella vita potrebbe accadere anche a noi! Un sogno: beh, la televisione si guarda anche per poter sognare un po', no?”. L'importante è non vivere di soli sogni!

“Ma i workshop che facciamo alla Festa dei Giovani non sono come Amici?”

“Ci danno un palco, un arte con cui esprimerci, un maestro famoso... siamo divi per un po' di tempo!'

È un po' diverso a mio avviso in quanto il mezzo mediatico usato per i Reality è molto più forte e fa la differenza: la televisione! E poi la non ripetitività dell'evento nel quotidiano fa calare ogni smania di successo o lo limita a poche ore.

È vero che la trasmissione Amici ha in un certo senso “rubato” quello che si fa in oratorio (si canta, si balla, si recita, si preparano dei musical, ci si esibisce su un palco, c'è chi presenta, c'è l'animatrice carina che fa un po' da modella) e l'ha rivestito di quella patina perbenista che l'ha resa famosa; ma credo che in Oratorio ci sia qualcosa di più rispetto a questo! C'è un mondo di valori, di vissuto umano e anche religioso che in televisione non può e non deve emergere, perché farebbe perdere spettatori. Ma tu guarderesti una trasmissione in cui due animatori imparano ad ascoltare un bambino con i suoi problemi? O guarderesti un programma in cui, oltre a diventare una persona di valore, famosa se anche vogliamo, ti chiede di avere una spiritualità?

Beh, credo allora che gli educatori dell'Oratorio dovrebbero un po' di più ascoltare questa voglia di popolarità che viene dai nostri ragazzi; che non vuol dire solo essere famosi, ma il più delle volte vuol dire diventare un uomo o una donna maturo e realizzato nella vita!

Credo poi sia molto importante anche educare all'uso dei media e non nascondersi dietro a frasi del tipo: “Che stupidaggine”

'Ma adesso con i Reality anche la moralità è scesa di molto... tutto è lecito!'

È vero che è cambiato il senso del pudore e della moralità, ma non credo ci sia una così grande differenza da alcuni anni fa. Nei piccoli paesi non si mormorava che quella ragazza era stata vista con un altro e non con il suo ragazzo! Quel voyeurismo e pettegolezzo c'era allora come adesso nel Grande Fratello? Credo di sì! Umberto Eco dice che il Grande fratello è nato con le case patriarcali in cui tutti si viveva assieme dai nonni ai nipoti, in cui la privacy era condivisa tra tutti.

È vero che la forza propositiva della televisione è sicuramente diversa dalle chiacchere di paese, ma allora è cambiato solo il mezzo di diffusione e non il contenuto.

Pensate che Raffaella Carrà che oggi è una icona della TV, negli anni '70 scandalizzò l'ltalia perché si propose in televisione con l'ombelico scoperto! E cantava: “Tanti auguri a chi tanti amanti ha! Come bello far l'amore da Trieste in giù, l'importante è farlo sempre con chi hai voglia tu, e se ti lascia lo sai che si fa, trovi un altro più bello che problemi non ha!”. Credo che in queste parole non ci sia sicuramente un inno alla famiglia e al valori etici più profondi… Ed era l'anno 1978 ! E allora? Cosa fare? Riguardiamo o no?

Beh, una risposta unica ed esauriente non credo ci sia, ma sono convinto che gli educatori debbano sviluppare maggiormente un'attenzione al mondo dei media che indiscutibilmente influenza i nostri giovani, per conoscerli sempre meglio... E questa televisione che si confonde con la realtà e confonde la realtà, deve essere osservata e conosciuta bene! Invece per i giovani forse sarebbe importante sviluppare un maggior senso critico su quello che ci viene proposto dalla televisione, chiedendo anche qualcosa di meglio di quello che viene proposto.

Ma allora anche i Reality Show sono una fiction?

Purtroppo sì, non possiamo credere che quello che accade nei reality sia spontaneo. È vero che dopo un po' i protagonisti dicono che non ci si fa più caso alle telecamere, ma il fatto che si è in televisione e che c'è un pubblico che ti vede, non si dimentica facilmente, anche perché solitamente è il motivo per cui si è scelto di partecipare ad un reality. L'unica cosa negativa di questa fiction è che purtroppo non è mai interpretata da “grandi attori”!


don Mariano Diotto

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