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Prof., ma in Paradiso soffrirò ancora?

Stefania, 20 anni, qualche giorno prima di lasciare questa terra ha voluto salutare personalmente quanti le erano stati particolarmente vicini negli anni della malattia. Sono stato suo insegnante, in realtà ho solo imparato tanto. Il titolo è una delle sue ultime domande prima di un ultimo abbraccio.


Prof., ma in Paradiso soffrirò ancora?

da Quaderni Cannibali

del 29 ottobre 2012

 

Di tutto avrei voluto scrivere tranne di questo: alla fine di giugno Stefania, a vent’anni, è morta dopo una lunga e dolorosa malattia che l’ha colpita quasi all’inizio del primo anno di liceo classico. Io sono stato un suo docente, ma soprattutto beneficiario di vere e proprie lezioni di vita ricevute da lei. Se n'è andata il 29 giugno scorso, a scuola ormai conclusa, con gli esami di stato in corso, lei che la scuola, tra i banchi o in ospedale, l'aveva voluta fare sempre tutta, senza sconti, fino alla maturità affrontata nel luogo del ricovero e superata bene.

La leucemia ha vinto il suo corpo dopo anni di lotta coraggiosa, ma il suo spirito è stato sempre quello di un gigante! A scuola l'abbiamo ricordata con gli alunni nel giorno del suo compleanno: i genitori hanno donato a tutti un libretto dal titolo "Vola con me" che raccoglie le poesie della figlia, i pensieri su Facebook, le riflessioni degli amici, dei medici, dei docenti, dei Salesiani del Liceo "Don Bosco".

A scuola a volte si tenta di tenere fuori la vita vera, appesa all'esterno della classe; c'è chi teorizza che sia meglio così, che di certe cose non bisogna parlarne, che ci sono altri luoghi per farlo: la scuola deve solo trasmettere contenuti e conoscenze! Se si pensa di tenere fuori la vita, figuriamoci la morte.

Sì, morte, chiamiamola col suo vero nome, ma non diciamo che non sia qualcosa da non trattare a scuola. Eliminando il Mistero - cioè la vita e la morte - dal quotidiano studio che cosa potremo capire mai di Omero, di Virgilio, di Dante, di Leonardo, di Galilei, di Shakespeare, di Leopardi, di Dostoevskij, di Auschwitz, dell'arte, della filosofia, della biologia, della matematica? Per questo abbiamo voluto che i nostri alunni incrociassero almeno per un giorno la vita di Stefania, a cui era profondamente legata e alla quale ha sempre sorriso nonostante le difficoltà. Lei aveva capito come vivere e come morire tanto che, quando era ormai consapevole di non avere più molto tempo su questa terra, ha chiesto di incontrare la maggior parte delle persone che in quegli anni le erano state accanto in modo particolare, di salutarle, di sorridere ancora una volta per loro. Non dimenticherò quell'incontro speciale che è stato la più grande lezione che qualcuno mi abbia mai fatto finora!

Così come molti dei nostri alunni non dimenticheranno la sua storia, le sue parole poetiche, il suo aver capito cosa conta davvero nella vita e che i problemi vanno affrontati con coraggio, con speranza, con la preghiera, con le persone care. Nessuna copia di "Vola con me" è stata lasciata in giro, abbandonata in classe, qualche ragazzo ha continuato a leggerlo sotto i banchi, qualche altro ha chiesto una copia in più da donare ad un familiare malato.

Rileggendo quelle poesie, ripensando ad alcune discussioni di persona, in chat, al telefono con lei, guardo la vita con occhi diversi e posso solo ringraziare. Da lei ho imparato, e cercherò di farne tesoro, che le tante occupazioni, i diversi impegni, la routine, il quotidiano frenetico, non deve distogliere dai rapporti importanti, dal “tu per tu”, dal sentirsi anche telefonicamente con una certa costanza, dal trovarsi magari dandosi una frequenza, dal non rimandare a domani, perché - scrive Stefania - «forse non ci fermeremo mai/ma comunque tu volerai./E in qualunque posto io andrò/tu sempre mi troverai/ed io ti aspetterò». 

Marco Pappalardo

 

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