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Perché gli uomini non hanno il seno?

Diceva G. K. Chesterton che «spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Quel tempo è arrivato... Gongola il diavolo (mica per niente: dià-ballo significa dividere); gongolerà il mondo, quando la famiglia sarà disgregata, quando riusciranno a convincere gli allocchi che i generi non sono due...


Perché gli uomini non hanno il seno?

del 26 agosto 2013

 

 

 

 

«Perché gli uomini non hanno il seno? E non vale rispondere perché sarebbero sempre a toccarselo. Perché non partoriscono? E non vale rispondere perché l’umanità si estinguerebbe, fa troppo male. La famiglia è una squadra in cui ognuno deve giocare il proprio ruolo, che è quello che gli viene meglio. Il segreto per vivere in armonia è capire i talenti e mettere tutti in condizione di spenderli». (Costanza Miriano, Sposati e sii sottomessa)

 

Premetto che non sono parente di Costanza Miriano e che non sono la sua agente. Detto questo, fosse per me renderei obbligatoria, da una certa età in su, la lettura di Sposati e sii sottomessa e di Sposati e muori per lei. Il motivo? Sono, oggi, i libri più lucidi e meno ideologici sugli uomini, sulle donne, sulla bellezza e la ricchezza del rapporto tra questi due mondi, diversi e complementari.

L’avete notato? Il resto: i volumi che si sfornano a raffica, le interviste in tivù, gli articoli sui giornali sono quasi tutti “contro”: lotta dura e senza paura. Recriminazioni, rivendicazioni, gare.

L’esito sono giovani che crescono arrabbiati, confusi, incapaci di comprendere le peculiarità dell’uno e dell’altro sesso, il dono ricevuto. Istintivamente ostili all’altro da sé, che il mondo insegna a vedere non come la ricchezza che è, ma come una minaccia.

L’uno contro l’altra armati. E sapete perché? Gongola il diavolo (mica per niente: dià-ballo significa dividere); gongolerà il mondo, quando la famiglia sarà disgregata, quando riusciranno a convincere gli allocchi che i generi non sono due (maschi/femmine) ma undici, come si va farneticando.

Quando saremo divisi e soli, il potere potrà usare e abusare di noi come meglio crede.

In quest’epoca satanica dei distinguo e della parcellizzazione dell’essere umano, nell’era del dividi et impera, è in corso un attacco di proporzioni mai viste contro l’uomo (inteso come essere umano, ma anche – lo so che mi sto addentrando in un terreno minato – dell’uomo come maschio etero). Non ci credete? Vi scappa da ridere? E’ vero che i media continuano a parlarci di altre emergenze: omofobia e femminicidio per fare due esempi. Ma sentite un po’.

Scambio di tweet sul femminicidio. Una donna (giustamente) si scaglia nei soliti 140 caratteri contro la violenza dentro le mura domestiche. Poi affonda e generalizza, dicendo che tutti gli uomini, anche per struttura fisica, sono forti, violenti, sopraffattori. E dunque – conclude – ben vengano le “relazioni alla pari” (lesbiche) così – dice lei – non si corrono rischi. Risolta l’emergenza femminicidio.

Non la conosco e non so che esperienze negative possa aver avuto questa donna con l’altro sesso, per arrivare a fare di tutte le erbe-maschio un fascio di assassini, ma questi suoi tweet e le relative stelline di condivisione mi fanno pensare. (Ai maschi violenti? Certo. Ma anche alla stragrande maggioranza di maschi che, incolpevoli, finiscono nel calderone).

Ancora. Tam tam, ieri, sui media: «Ogni dieci omicidi, ben tre riguardano donne». E giù una tiritera sul femmicidio (che ci sta, per carità), facendo cadere però nel dimenticatoio quel 70% di poveracci la cui vita, evidentemente, oggi vale niente.

Altri esempi. Servizi sempre meno fantascientifici, pubblicizzati come una liberazione per le donne, sul congelamento degli ovuli (un figlio quando vuoi) e una procreazione sganciata dall’amore e anche dal sesso ed anche dalla paternità. Come? Vuoi che non si trovi uno straccio (usa & getta) di donatore di sperma: quel tanto che basta per un figlio di laboratorio, che sia solo di sua madre?

Finisco. Natalia Aspesi su Donna di Repubblica, scrive un articolo dal titolo Ci vorrebbe un amico (meglio se gay). Esordisce così: «Cosa farebbero le donne, giovani e meno giovani, belle e meno belle, se non avessero amici gay? Se sole, sarebbero certamente più sole, se con un compagno del tipo sfuggente, non saprebbero a chi confidare i loro problemi, che forse neppure l’amica più cara saprebbe ascoltare. Non voglio generalizzare, ovviamente, ma nessuno come gli uomini che non amano le donne sano in realtà amarle». Più avanti. «I gay diventeranno sempre più preziosi man mano che il tempo passa». «E’ a questo punto che diventa indispensabile l’amico gay: con il quale non esiste nessun equivoco sessuale, e che quindi può apprezzare una donna come persona»

Che incontri avrà mai fatto la Aspesi (e quelle come lei: di articoli così gira e volta sulla stampa se ne trovano a iosa) per arrivare a dire che un maschio etero difficilmente apprezza una donna come persona? Ho citato lei, ma penso di non essere smentita se dico che non c’è giorno che sui media non escano filippiche «gay è meglio» (e viene da chiedersi cosa accadrebbe se smaccatamente si facesse la stessa pubblicità con la stessa enfasi ai maschi etero e alle amicizie etero).

Insomma: sbarcasse un marziano qui da noi e leggesse la stampa che piace alla gente che piace, che idea si farebbe? Che idea stiamo dando ai giovani e alle giovani che si affacciano alla vita? I maschi etero sono quasi inutili, spesso dannosi.

Diceva G. K. Chesterton che «spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Quel tempo è arrivato e chiama tutti alla mobilitazione, perché la posta in gioco è la più alta di sempre.

 

 

Saro Luisella

 

 

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