News 5

Lettera dal fondale del Mediterraneo

Le parole di un giovane eritreo, perché a volte capita che a chi scrive per mestiere manchino le parole, perché ci sono momenti impossibili da raccontare se non si son vissuti...


Lettera dal fondale del Mediterraneo

del 21 maggio 2014

 

 

 

 

Guardate cosa c'è oltre le nostre parole, i nostri articoli, le storie che raccontiamo ogni volta che s'inabissa un barcone… Guardate questi corpi che si abbracciano, in fondo al mare… I corpi abbracciati dei migranti vittime della strage del 3 ottobre 2013 in Sicilia. Su uno sfondo azzurro, bello, dove intorno sembrano nuotare anche i pesci o forse sono solo piccole boe trascinate giù dalle correnti.

Dopo aver visto l’inimmaginabile abbraccio in fondo al mare, abbiamo scelto le parole di un giovane eritreo, autore del libro (autoprodotto) Rinnovarsi in segni…erranti, perché a volte capita che anche a chi scrive per mestiere manchino le parole, tutte suonino come già dette; perché ci sono momenti impossibili da raccontare se non si son vissuti, se l’angoscia o la gioia di sfiorarli non c’è passata accanto, e allora oggi la nostra newsletter s’intitola Lettera dal fondale del Mediterraneo e la scrive Hamid Barole Abdu. 

  

Cara mamma, ti scrivo da un acquario 

uno spazio infinito senza mormorio

dove tutti dormono sonni profondi

come le mummie dei faraoni.

Qui il tempo non è scandito da notte e dì

C’è tanta pace, è una vita da angeli

un vero Paradiso nel fondale marino,

si vive senza acqua e senza cibo

non si lavora e non si fa alcuna attività

ci si rilassa in eternità.

Cara mamma, ti chiedo scusa

quando me ne andai non dissi nulla

la partenza fu per me uno scherzo

avrei voluto salutarti e darti tanti baci,

farmi stringere dai tuoi abbracci

come hai sempre fatto prima che io uscissi

per andare a scuola o per giocare.

So che mi perdonerai

nelle preghiere mi ricorderai.

Cara mamma, ho tanta voglia di scriverti,

le mie avventure sono tante:

era la prima volta che salpavo sul barcone

con altri coetanei del quartiere.

Il mare era sereno con un bel sole

l’alba silenziosa senza parole

gabbiani sopra le nostre teste volavano

a modo loro ci auguravano buon viaggio.

Dopo alcuni giorni senza acqua né cibo

con gli occhi sbarrati notte e giorno.

Il barcone in mezzo al mare

il motore smise di funzionare.

Le nostre risate furono interrotte dal panico

onde alte iniziarono a farci sollevare,

e tutti coperti dal barcone rovesciato

nessuno di noi sapeva nuotare

e così fummo risucchiati in fondo al mare.

Cara mamma, ti ricordi quando ero bambino,

una gran paura avevo dell’acqua

persino nella bacinella non volevo lavarmi

mi versavi l’acqua con i piedi inchiodati per terra.

Cara mamma, ti scrivo da qui: dal fondale abitato da gente di tutto il mondo

piccoli, adulti e famiglie intere

una grande comunità 

scheletri nel limbo in fondo al mare.

 

 

http://www.combonifem.it

 

 

  • testo
  • adolescenti
  • giovani
  • adulti
  • insegnanti
  • studenti
  • animatori
  • educatori
  • genitori
  • catechisti
  • redazione combonifem
  • articolo
  • profughi
  • morte
  • lettera
  • mamma

Mucha Suerte Versione app: 513c99e