L’amore lascia il segno

Segni del suo amore. Operosi nella carità

Comincia un cammino in dodici articoli per scoprire come la proposta pastorale 2026-27 «Segni del suo amore» può prendere forma nella vita dei giovani e degli educatori.

Parth Savani Parth Savani

Alla fine di un pomeriggio in oratorio, quando quasi tutti sono già andati via, può capitare che un ragazzo rimanga seduto in disparte. Un educatore ha ancora molte cose da sistemare: le sedie da rimettere a posto, un messaggio a cui rispondere, la riunione da preparare. Potrebbe salutarlo e continuare. Invece si avvicina, si siede accanto a lui e gli chiede come sta. Forse il ragazzo non racconterà nulla di speciale. Forse, però, ricorderà che qualcuno si è accorto di lui.

L’amore lascia spesso segni così: piccoli, concreti, riconoscibili. Non sempre risolve un problema. Fa sapere a una persona che non è sola.

La proposta pastorale salesiana di quest’anno ha per titolo «Segni del suo amore» e ci invita a essere «operosi nella carità». Conclude un cammino di tre anni dedicato alla speranza, alla fede e alla carità. Dopo aver riflettuto sull’amore che ci attende e sulla fede che ci mette in cammino, arriviamo a una domanda molto pratica: che cosa cambia, nelle nostre giornate, quando crediamo di essere amati da Dio?

Una prima risposta si trova nel modo in cui guardiamo gli altri. Gesù, nei Vangeli, si accorge delle persone che rischiano di passare inosservate. Vede chi cerca aiuto, chi rimane ai margini, chi gli si avvicina con una domanda che gli altri non hanno tempo di ascoltare. Il suo amore non rimane un sentimento custodito dentro di sé: diventa incontro, parola, tempo donato, cura.

Don Bosco ha imparato a guardare così i ragazzi che incontrava. Per questo, nella tradizione salesiana, diciamo di voler essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani. È un’espressione impegnativa. Un segno indica qualcosa di più grande di sé: attraverso la presenza di un educatore, un giovane dovrebbe poter intuire che la sua vita è preziosa. E un giovane, a sua volta, può diventare questo segno per un amico, per un compagno nuovo nel gruppo, per qualcuno che sta attraversando un momento difficile.

Essere «operosi» comincia dunque molto prima di organizzare un’iniziativa di servizio. Comincia dall’accorgersi. Chi resta sempre fuori dalle squadre? Chi da qualche settimana parla meno? Chi arriva per la prima volta e non conosce nessuno? Poi viene il passo successivo: avvicinarsi, fare spazio, mantenere una promessa, chiedere aiuto quando da soli non si riesce ad accompagnare una situazione. La carità prende forma anche nella costanza di questi gesti.

Questo non significa che un educatore debba avere una risposta per tutto, né che un giovane debba farsi carico da solo dei problemi degli amici. Amare richiede anche di conoscere i propri limiti e di camminare insieme ad altri. Nei nostri ambienti, la cura diventa più forte quando è condivisa: tra animatori, famiglie, insegnanti, consacrati e giovani. Ciascuno può offrire qualcosa e ciascuno, qualche volta, ha bisogno di ricevere.

Nei prossimi mesi proveremo a seguire le parole chiave della proposta pastorale: attenzione, dedizione, servizio, educazione, annuncio, poveri, comunione, famiglia, gratitudine e generosità. Le incontreremo dentro la vita di tutti i giorni, con le sue possibilità e le sue fatiche. Perché è lì che possiamo verificare se le parole sull’amore diventano gesti.

Per cominciare, potremmo fare una cosa semplice. In questa settimana, fermiamoci a pensare a una persona che incontriamo spesso e della quale sappiamo poco. Troviamo il tempo per ascoltarla, senza preparare già la risposta. Può essere il primo segno del nostro cammino.

Per i giovani: c’è qualcuno nel tuo gruppo che vorresti conoscere meglio, ma al quale non hai ancora trovato il coraggio di avvicinarti?

Per gli educatori: nelle nostre attività, chi rischia di esserci senza sentirsi davvero visto?

Questo articolo apre una rubrica ispirata al Quaderno di lavoro «Segni del suo amore» e alla proposta pastorale 2026–27 del Movimento Giovanile Salesiano.

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