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"L'infanzia di Gesù": da Betlemme l'uomo e la storia sono nuova realtà

Sfogliamo alcune pagine del nuovo volume del Papa "L'infanzia di Gesù", uscito oggi in 50 Paesi. E' un libro che ci coinvolge perché si confronta con una storia sempre attuale e ha il pregio di poter essere letto da tutti. Un libro chiaro e scritto con grande umiltà. Preparandoci a celebrare la grande festa del Natale...


"L'infanzia di Gesù": da Betlemme l'uomo e la storia sono nuova realtà

da Quaderni Cannibali

del 21 novembre 2012 

 

Presentato ieri il nuovo libro del Papa

 

Interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano all’inizio dei loro Vangeli sull’infanzia di Gesù, alla luce di due interrogativi: “Che cosa intendevano dire?”. E poi: “E’ vero? E in che modo mi riguarda?”. Sono le domande che Benedetto XVI premette al suo nuovo libro intitolato "L’infanzia di Gesù", spiegando le linee-guida con la speranza che, scrive, molte persone ne traggano aiuto nel loro cammino verso Gesù.

 

Sfogliamo alcune pagine del libro.

 

E’ la sala d’ingresso all’intera trilogia su Gesù, il libro sulla sua infanzia, secondo l’autore, che inizia con una riflessione sull’origine del Salvatore dalla domanda inaspettata che Pilato fa a Gesù: ”Di dove sei tu?”- domanda circa l’essere e la missione, scrive il Papa. Messe in luce le differenza tra le genealogie nelle versioni di Matteo e di Luca, Benedetto XVI ne rivela il medesimo senso teologico-simbolico: “Il suo essere intrecciato nelle vie storiche della promessa, e il nuovo inizio che, paradossalmente, insieme con la continuità dell’agire storico di Dio, caratterizza l’origine di Gesù”. Gesù dunque è creazione dello Spirito Santo, anche se la genealogia rimane importante. Così scrive il Papa: “Giuseppe è giuridicamente il padre di Gesù. Mediante lui egli appartiene, secondo la legge, legalmente alla tribù di Davide. E tuttavia, viene da altrove, ‘dall’alto’, da Dio stesso. Il mistero del ‘di dove’, della duplice origine ci viene incontro in modo molto concreto: la sua origine è determinabile e tuttavia è un mistero. Solo Dio è nel senso proprio il padre suo. La genealogia degli uomini ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo, e ciò nonostante, alla fine, è Maria – l’umile Vergine di Nazareth – colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l’essere persona umana”.

Tema del secondo e più ampio capitolo è l’annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista e l’Annunciazione a Maria, messe a confronto dal Papa e presentate come adempimento di antiche profezie, fino a quel momento storico in attesa del loro vero protagonista. Joseph Ratzinger si sofferma sui vari aspetti delle reazioni di Giuseppe e soprattutto di Maria al messaggio inaspettato: turbamento, pensosità, coraggio, grande interiorità tratteggiano la figura delle Vergine nella parole del Papa. Rileggendo il dialogo tra Maria e l’Angelo, secondo il Vangelo di Luca, Benedetto XVI spiega che attraverso una donna “Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo”, dopo il fallimento dei progenitori. “Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana” scrive il Papa, citando Bernardo di Chiaravalle: “Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero ‘sì’ alla sua volontà. Creando la libertà Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo: il suo potere è legato al ‘sì’ non forzato di una persona umana”.

Maria diventa Madre attraverso il suo “sì”. E’ questo il momento decisivo: “Attraverso la sua obbedienza – prosegue – la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda”.

Al centro del terzo capitolo l’evento di Betlemme: la nascita di Gesù in un preciso contesto storico-universale, che Benedetto XVI mette in luce sottolineando il clima dell’età di Augusto Imperatore romano: “Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala, ed una lingua universale permette ad una comunità culturale l’intesa nel pensiero e nell’agire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, di fatti, la pienezza dei tempi”.

Gesù – precisa il Papa – non è nato nell’imprecisato “una volta” del mito: “Egli appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato: l’universale e il concreto si toccano a vicenda. In lui, il logos, la ragione creatrice di tutte le cose, è entrato nel mondo, il logos eterno si è fatto uomo. E di questo fa parte il contesto di luogo e tempo”.

Nella prospettiva di una lettura del Vangelo, secondo l’esegesi canonica, Benedetto XVI spiega poi, il significato di tanti particolari della narrazione della nascita, che da semplici fatti esteriori diventano parte della grande realtà in cui si attua in modo misterioso la redenzione degli uomini. In particolare, nel passo dedicato alla presentazione di Gesù al Tempio, si sottolinea come questa redenzione “non sia bagno di autocompiacimento ma una liberazione dall’essere compressi nel proprio io", che ha come costo la sofferenza della Croce. “Alla teologia della Gloria”, scrive il Papa “è inscindibilmente legata la teologia della Croce”.           

Ai magi sapienti e alla fuga in Egitto, infine, è dedicato il quarto capitolo, dove con una ricca gamma di informazioni storico-linguistiche scientifiche, il Papa delinea i Magi e conclude che essi rappresentano non solo le persone che hanno trovato la via fino a Cristo, ma “l’attesa interiore dello Spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo”. Una processione che, scrive Benedetto XVI, percorre l’intera storia. E anche nelle riflessioni su altri spunti del racconto – la natura della stella, la sosta dei magi a Gerusalemme fino alla fuga in Egitto e alla strage degli innocenti – Benedetto XVI oltre i semplici fatti, allarga l’orizzonte del lettore al grande progetto d’amore di Dio: la salvezza eterna offerta alla libertà dell’uomo. Scrive infatti il Papa: “Con la fuga in Egitto e con il suo ritorno nella terra promessa, Gesù dona l’esodo definitivo: egli è veramente il Figlio; egli non se ne andrà via per allontanarsi dal Padre: egli ritorna a casa e conduce verso casa. Sempre egli è in cammino verso Dio e con ciò conduce dall’alienazione alla Patria, a ciò che è essenziale e proprio”. 

 

In questo senso il breve epilogo con il racconto – secondo il Vangelo di Luca – di Gesù dodicenne che discute con i dottori al Tempio e poi si confronta con i genitori, in cui si manifesta il mistero della sua natura di vero Dio e insieme vero Uomo, è in certo modo il coronamento dell’opera e “apre la porta verso il tutto della sua figura, che poi”, scrive il Papa, “ci viene raccontato dai Vangeli”.

 

 

Il card. Ravasi: nel suo libro il Papa ci coinvolge intensamente nella vita di Gesù

Il volume esce oggi in contemporanea in 9 lingue e 50 Paesi con una tiratura di oltre un milione di copie.

Benedetto XVI ha "mantenuto la promessa" e ha regalato a tutto il popolo di Dio un dono prezioso di fede e cultura. Nella conferenza stampa che si è tenuta ieri in occasione della presentazione del libro, tutti i relatori (padre Federico Lombardi, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero vaticano della Cultura e la teologa brasiliana, Maria Clara Bingemer. Con loro anche don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana e Paolo Mieli, presidente di RCS libri) hanno messo l’accento sullo straordinario sforzo che Joseph Ratzinger ha compiuto per completare la trilogia sulla vita di Gesù di Nazareth. Un’opera iniziata otto anni fa e che il Papa ha portato avanti con intensità, nella consapevolezza che fosse un’urgenza per tutti i fedeli.

“Solo un grande coraggio e una grande passione potevano permettere di arrivare in porto in anni in cui gli impegni del governo della Chiesa universale sono così grandi. Per molti di noi, che il Papa vi sia riuscito ha dell’incredibile e suscita grande ammirazione e grandissima gratitudine. Il piccolo libro, oggi, è nelle nostre mani: forse è piccolo fisicamente, ma non così piccolo come significato”.

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha così “riletto” il libro di Benedetto XVI secondo delle chiavi di lettura come il binomio storia-fede e autore-lettore. Il porporato ha innanzitutto evidenziato che i Vangeli dell’infanzia di Gesù non sono solo un testo informativo, ma performativo. E’ un libro, quello del Papa, che ci coinvolge perché si confronta con una storia sempre attuale: “Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo. E' un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido... Vedete, il racconto non è finito là, in quel contesto storico”.

Questo libro, ha poi aggiunto, pur concentrandosi sull’infanzia di Gesù non si può ridurre ad una semplice strenna natalizia: “Perché c’è un bambino non vuol dire che si tratta di retorica sentimentale; incartare questo libro e queste pagine nella carta per i regali natalizi, con le stelline... No, è un libro: le pagine dei Vangeli dell’infanzia sono per adulti, adulti nella fede”.

Del resto, ha concluso il cardinale Ravasi, il libro sull’infanzia di Gesù ha il pregio di poter essere letto da tutti. Un libro chiaro e scritto con grande umiltà: “Ecco, questo libro non ha quell’autoreferenzialità oracolare esoterica che hanno certe pagine teologiche o filosofiche illeggibili. Benedetto XVI ha messo in pratica quello che un filosofo importante del linguaggio del secolo scorso ha dichiarato, ma non ha mai messo in pratica: tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente”.

Sulla dimensione del dono che questo libro rappresenta per tutti i fedeli, e invero anche per i non credenti, si è soffermata la teologa Maria Clara Bingemer: “Il Papa ci invita dunque, attraverso il suo libro, ad aprire uno spazio. Preparandoci a celebrare la grande festa del Natale, questo libro può aiutarci in modo molto profondo ad aprire in noi uno spazio affinché il Salvatore possa nascere e manifestarsi, in un mondo come il nostro che ha tanto bisogno del suo Vangelo”.

E’ stata dunque la volta del direttore della Lev, don Giuseppe Costa, che ha ricordato il grande impegno editoriale che tutta l’opera di Ratzinger su Gesù ha rappresentato. Quindi, ha offerto un suo pensiero sul significato più profondo di questo volume: “In questo libro troviamo con il mattino di Gesù e di Maria, anche quello della nostra fede”.

Dal canto suo, Paolo Mieli ha affermato che questo volume non è solo l’opera di un Papa ma anche di un uomo, come Joseph Ratzinger, che è tra le figure più importanti della cultura europea. Quindi, il presidente della Rizzoli ha indicato in Maria la figura fondamentale del libro assieme al Suo bambino: “E’ singolare, perché al centro c'è la figura di un bambino e di una donna. E’ un libro sulla donna: tutta la parte di Maria che riceve l’Annunciazione, la libertà di Maria, quello è un punto importantissimo: di accettare, di partecipare, di farsi protagonista della nascita di Gesù”.

Padre Lombardi ha, quindi, concluso la conferenza stampa citando il cardinale Carlo Maria Martini riguardo al primo libro su Gesù di Joseph Ratzinger. Un libro, aveva scritto l’arcivescovo di Milano, che gli aveva dato gioia nella lettura. Di qui, l’augurio di padre Lombardi: “Auguriamo grande gioia nel leggere questi volumi e in particolare questo, che ci prepara al Natale”.

 

Gabriella Ceraso, Alessandro Gisotti

http://it.radiovaticana.va

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