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Il grave errore dei nipotini di Voltaire.

Professore, chi sbaglia mestiere? «Tutti quelli, come Piergiorgio Odifreddi, per esempio, che io definisco comici nipotini di Voltaire, che non intendono assolutamente compiere alcuna fatica intellettuale per comprendere che anche i cristiani hanno cittadinanza e dignità culturale».


Il grave errore dei nipotini di Voltaire.

 

del 05 giugno 2013

 

 

Il filosofo Massimo Cacciari: «Se un intellettuale laico non si confronta con la Bibbia e la tratta con stupida ironia, oppure non presuppone che quel libro è anche parola di Dio, allora sbaglia decisamente mestiere. Come Piergiorgio Odifreddi, per esempio».

Lui la dice così: «Se un intellettuale laico non si confronta con la Bibbia e la tratta con stupida ironia, oppure non presuppone che quel libro è anche parola di Dio, allora sbaglia mestiere».

Lui è Massimo Cacciari, filosofo, docente di Estetica all’Università di Milano San Raffaele, sindaco di Venezia, uno di quelli che volentieri dialogano con gli uomini di Chiesa e che è stato invitato in Vaticano, l’anno scorso, a presentare il libro di papa Benedetto XVI Gesù di Nazareth.

 

•    Professore, chi sbaglia mestiere?

«Tutti quelli, come Piergiorgio Odifreddi, per esempio, che io definisco comici nipotini di Voltaire, che non intendono assolutamente compiere alcuna fatica intellettuale per comprendere che anche i cristiani hanno cittadinanza e dignità culturale».

 

•    E gli altri intellettuali laici che rapporto hanno con la Bibbia?

«Dipende dal punto di vista. Chi la ritiene un grande codice letterario la legge come una successione meravigliosa di stili e di racconti. I filosofi, come un libro che sollecita interrogativi sull’uomo, senza porsi problemi teologici, ma essendo certi che si tratta del libro di una grande religione, come Il libro dei morti della religione tibetana, o il Corano. Insomma, è un libro con il quale dobbiamo tutti fare i conti».

 

•    E lei?

«Il filosofo non può presupporre nulla: né che sia parola di Dio, né che non lo sia. E questo vale per tutti i filosofi, credenti e non credenti. Deve, cioè, riuscire a dimostrare l’eguale valore di due ragionamenti contrari: non è parola di Dio, ma allo stesso tempo deve riconoscere che è stata trasmessa come parola di Dio attraverso le epoche ed è rimasta tale, e accolta da molta gente, proprio come parola di Dio. Cioè si deve porre il problema dell’aporia, di una sorta di contraddizione e con essa confrontarsi, utilizzando ermeneutica, esegesi e analisi critica, perché la Bibbia si esprime sulle tematiche care alla filosofia: il bene e il male, la vita, il dolore, la gioia…».

 

•    E deve poi dialogare con i teologi?

«Esattamente. Il teologo davanti a tutto mette la Bibbia come parola rivelata da Dio e con quella certezza l’analizza. Il dialogo tra filosofi e teologi sulla Bibbia è uno degli esercizi più interessanti dal punto di vista intellettuale. Alla facoltà di Filosofia San Raffaele sono obbligatori l’insegnamento di esegesi dell’Antico e del Nuovo Testamento, oltre che di filosofia ebraica e islamica».

 

•    Però la Bibbia è poco conosciuta...

«È vero e la colpa secondo me è della Chiesa, che detiene il monopolio dell’insegnamento della religione e impone l’autorizzazione vescovile agli insegnanti. La Bibbia non è libro di testo per l’insegnamento della religione, come credono molti cattolici e anche molti laici. Io quando insegnavo filosofia nei licei parlavo della Bibbia, anche senza il patentino dei vescovi».

 

•    Non tutti i professori sono come lei…

«Certo, ma spesso accade perché ritengono normale il monopolio della Chiesa sulla Bibbia, che invece è il libro delle radici della nostra società e non solo della fede».

 

•    C’è molta ignoranza sulla Bibbia?

«La conoscenza tecnica è scarsissima. Mi sono capitati studenti da 30 e lode in filosofia che confondevano san Paolo con Mosè e credevano che Gesù avesse scritto la Genesi».

 

•    E lei che ha fatto?

«In quei casi ho abbassato il voto».

 

Massimo Cacciari

 

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