“Caffè Teologico” è un dialogo semplice e profondo nato in oratorio, dove le domande dei giovani incontrano la sapienza della fede cristiana senza paura e senza formule preconfezionate. Con Teofilo, “l’amico di Dio”, ogni puntata diventa un’occasione per cercare verità, luce e senso nella vita concreta. Oggi in questo Caffè Teologico parliamo di: Gesù è esistito davvero?
Gesù è davvero esistito o è un personaggio creato dai Vangeli?
Come facciamo a dire che era una persona reale e non un mito come tanti altri?
E poi: era solo un uomo straordinario o davvero il Figlio di Dio?
Questa domanda accompagna il cristianesimo da duemila anni. Ed è una domanda giusta, perché se Gesù non fosse reale, tutto il resto crollerebbe. La fede cristiana non nasce da un mito poetico, ma da un fatto storico. Per questo la Chiesa non ha mai paura di confrontarsi con la storia, con gli studiosi, con i documenti.
Le fonti antiche, anche quelle non cristiane, parlano di Gesù. Autori come Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane e Giuseppe Flavio attestano l’esistenza di un uomo chiamato Gesù, vissuto in Palestina sotto l’imperatore Tiberio, seguito da un gruppo di discepoli e messo a morte sotto Ponzio Pilato. Non sono testimonianze di fede: sono cronache. Dicono che Gesù c’è stato davvero, che ha lasciato un segno, che la sua memoria non è una leggenda tardiva.
I Vangeli, poi, non sono favole. Nascono dentro una comunità che ha conosciuto Gesù e ha trasmesso ciò che ha visto e ascoltato. Non nascono secoli dopo, come a volte si pensa, ma in un arco di tempo molto vicino agli eventi. Raccontano luoghi reali, usanze reali, dinamiche sociali e religiose verificate dagli storici. Se fossero una costruzione, sarebbero molto più “puliti”, più eroici, meno segnati dalla fragilità dei discepoli e dalla complessità degli eventi. Invece sono concreti, umani, pieni di dettagli. La loro sincerità si vede proprio lì.
Ma come passare dal Gesù storico al Gesù Figlio di Dio?
Qui la ragione non si ferma, ma si apre. È un fatto che Gesù non si è presentato come un semplice maestro. Ha perdonato i peccati, ha parlato con autorità, ha chiamato Dio “Padre” in modo unico. Ha condotto una vita così piena di amore e di libertà da sorprendere anche chi non crede. La domanda decisiva è: come spiegare tutto questo?
Molti hanno cercato di ridurre Gesù a un saggio, a un rivoluzionario, a un guaritore. Ma la sua figura non si lascia rinchiudere in nessuna di queste categorie. È più grande. Chi lo ha conosciuto è rimasto colpito dalla sua umanità, dalla sua forza interiore, dalla sua capacità di trasformare il cuore delle persone. Ma soprattutto è rimasto colpito dalla sua risurrezione. Ed è qui che la fede cristiana affonda le radici.
La risurrezione è un fatto storico o solo un simbolo?
Per i cristiani delle origini non era un simbolo. Era un incontro. Non hanno creduto perché avevano bisogno di speranza, ma perché hanno visto qualcosa che non si aspettavano. La croce aveva distrutto ogni illusione; la risurrezione ha ridato vita. Se fosse stato solo un mito, non avrebbero affrontato persecuzioni e martirio. Non si rischia la vita per un racconto inventato. La risurrezione ha trasformato uomini fragili in testimoni forti. È questo cambiamento che ancora oggi interroga la storia.
Gesù è reale. È un uomo concreto, vissuto in un luogo preciso, ma nello stesso tempo è il Figlio di Dio che parla all’umanità intera. La sua vita non è un ricordo lontano: è un appello che attraversa il tempo. Chi lo incontrava allora usciva diverso; chi lo cerca oggi fa la stessa esperienza. Non per suggestione, ma perché Lui continua a essere vivo.
E come posso accorgermi che è vivo anche ora?
Non aspettando segni straordinari, ma facendo spazio alla sua parola. Il Vangelo non è un libro antico: è un luogo dove Cristo continua a parlare. Chi prova ad ascoltarlo con sincerità si accorge che quelle parole smuovono, chiariscono, provocano. Gesù si riconosce là dove la vita cambia.
Una domanda semplice può essere un inizio: “Cosa in me si accende quando ascolto il Vangelo?”. Lì spesso nascono le risposte.
Parola: “Io sono la via, la verità e la vita.” (Giovanni 14,6)
Storia: Le testimonianze di Tacito, Plinio il Giovane e Giuseppe Flavio sull’esistenza di Gesù.
Magistero: Dei Verbum sulla storicità dei Vangeli.
Catechismo: Numeri 512-560 sulla vita pubblica di Cristo.
Arte: Piero della Francesca, La Resurrezione. Lo sguardo di Cristo che si rialza dal sepolcro non è eroico né violento: è la calma di chi attraversa la morte e la vince davvero.
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