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È la bellezza che rivela l'invisibile

Uno dei valori che è stato dissacrato nella cultura contemporanea è quello del "Bello", che, in realtà, è uno dei più profondi lati segreti e nascosti della realtà. Le cause che hanno avuto un ruolo determinante in questa "dissacrazione" sono state l'ideologia marxista e il nichilismo.


È la bellezza che rivela l’invisibile

 

Uno dei valori che è stato dissacrato nella cultura contemporanea è quello del "Bello", che, in realtà, è uno dei più profondi lati segreti e nascosti della realtà. Le cause che hanno avuto un ruolo determinante in questa "dissacrazione" sono state l’ideologia marxista e il nichilismo.

 

Faccio un esempio eloquente. All’inizio degli anni Settanta alcuni studenti di un Liceo di Milano sono venuti in Università a chiedermi di discutere con loro sul problema del Bello. La discussione è partita in modo assai problematico, al punto che ho pensato che, forse, non si sarebbe giunti ad alcuna conclusione. Infatti, quei giovani mi hanno subito detto di non riconoscere come "bella" in senso tradizionale nessuna cosa, perché, a loro giudizio, non esiste un Bello in sé, ossia un bello in senso metafisico, bensì solo in senso «ideologico-borghese», come una sovrastruttura da eliminare. Ho cercato di addurre qualche esempio, che pensavo difficilmente contestabile, ma con totale insuccesso. La composizione poetica L’Infinito di Leopardi, che rivela in modo splendido il lato nascosto del finito che rimanda all’infinito, era sconosciuta; Dante era giudicato insignificante; capolavori di scultura o di pittura sono stati respinti come "borghesi". E così di seguito: tutto quanto veniva giudicato come falsificazione ideologica, legata al commercio, al guadagno e alla lotta di classe. Mi sono salvato in extremis, richiamando alla memoria un bel pensiero di Freud, secondo cui nessun uomo può mantenere un segreto, «perché se le labbra rimangono mute, parlano le dita». E questo, a mio avviso, vale non solo per l’uomo, ma per la realtà tutta quanta, e la bellezza si rivela comunque, anche per chi la nega. A quei ragazzi ho detto: «Non pensate che un tramonto in riva al mare o in montagna, sia cosa bella? Oppure ritenete che anche questo tipo di bellezza si riduca a sovrastruttura e a falsificazione ideologica?». Naturalmente hanno dovuto ammettere che si trattava di cosa bella in sé, e quindi è stato possibile iniziare la discussione.

 

Il Bello costituisce una realtà di cospicuo spessore metafisico. Ogni forma di bellezza è espressione di una Idea. Con "idea" noi oggi intendiamo un pensiero; invece i Greci intendevano l’"essenza", ciò che fa essere le cose ciò che sono, la loro natura intrinseca. La Forma era espressione di una "giusta misura", di rapporti armonici, di un ordine ontologico. Platone diceva: il Bello ha avuto in sorte il privilegio di rivelarci nella dimensione del fisico (ossia mediante i sensi) il grande segreto nascosto nella realtà sensibile: l’esistenza di una ulteriore realtà di cui è copia, ossia l’essere intelligibile (il mondo dei valori). Ecco le sue parole: «La bellezza splendeva fra le realtà di lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminosissimo. Infatti, la vista per noi è la più acuta delle sensazioni che riceviamo mediante il corpo. Ma con la vista non si vede la Saggezza [come Idea], perché, giungendo alla vista susciterebbe terribili amori, se offrisse una qualche chiara immagine di sé, né si vedono tutte le altre realtà intelligibili che sono degne di amore. Ora, invece, solamente la Bellezza ricevette questa sorte di essere ciò che è più manifesto e più amabile». Hans-Georg Gadamer riprendeva la verità di questo concetto: «La bellezza può anche essere concepita come il risplendere di qualcosa di ultraterreno; tuttavia è presente nel visibile. [...] Lo iato fra mondo sensibile e mondo ideale [...] è qui che si salda». E portando in primo piano il nesso fra "luce" e "bellezza", precisava: la luce che ci manifesta la bellezza «non è la luce del sole, ma la luce dello spirito, del nous».

 

Certamente, all’uomo di oggi, che nella cultura contemporanea assiste alla dissacrazione del Bello a tutti i livelli, potrebbe venire proprio da queste idee platoniche una terapia d’urto di grande efficacia.

 

 

Giovanni Reale

 

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