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"Dovrai essere il prolungamento della mia mano"!

È stato esplicito, Papa Francesco, quando ha affidato l'incarico di Elemosiniere: «Non sarai un vescovo da scrivania, né ti voglio vedere dietro di me durante le celebrazioni. Ti voglio sapere sempre tra la gente. Tu dovrai essere il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi».


"Dovrai essere il prolungamento della mia mano"!

del 17 ottobre 2013

 

 

 

 

È stato esplicito, Papa Francesco, quando gli ha affidato il suo nuovo incarico: «Non sarai un vescovo da scrivania, né ti voglio vedere dietro di me durante le celebrazioni. Ti voglio sapere sempre tra la gente. Tu dovrai essere il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi. A Buenos Aires uscivo spesso la sera per andare a trovare i miei poveri. Ora non posso più: mi è difficile uscire dal Vaticano. Tu allora lo farai per me, sarai il prolungamento del mio cuore che li raggiunge e porta loro il sorriso e la misericordia del Padre celeste». E da quel giorno, da quando il Pontefice gli ha comunicato la decisione di nominarlo suo elemosiniere — decisione poi resa pubblica il 3 agosto scorso — padre Konrad Krajewski (“padre” è l’unico titolo con il quale gradisce essere chiamato) gira in lungo e in largo città e dintorni per portare la solidarietà del vescovo di Roma nei sobborghi più bui e disperati. Già ha incominciato a visitare gli ospiti di alcune case di riposo. «Mi riempie di gioia — ci dice — sapere che quando ora abbraccio uno di questi nostri fratelli più sfortunati gli trasmetto tutto il calore, tutto l’amore e tutta la solidarietà del Papa. E lui, Papa Francesco, spesso me ne domanda conto. Vuole sapere».

«Il Papa vuole che prenda direttamente contatto con loro, che li incontri nelle loro realtà esistenziali, nelle mense, nelle case di accoglienza, nelle case di riposo o negli ospedali. Le faccio un esempio. Se qualcuno chiede aiuto per pagare una bolletta, è bene che io vada, se possibile, a casa sua a portare materialmente l’aiuto, per fargli capire che il Papa, attraverso l’elemosiniere, gli è vicino; se qualcuno chiede aiuto perché è solo e abbandonato, devo correre da lui e abbracciarlo per fargli sentire il calore del Papa, dunque della Chiesa di Cristo. Vorrebbe farlo personalmente, come faceva a Buenos Aires ma non può. Per questo vuole che io lo faccia per lui».

E questo pur senza trascurare la normale attività caritativa, che si traduce in tanti piccoli gesti quotidiani consumati nel silenzio e nella più assoluta discrezione negli uffici dell’Elemosineria in Vaticano. «Piccoli gesti — dice — che però riguardano oltre 6.500 persone all’anno. Indice di una povertà tante volte vissuta nel riserbo e nell’anonimato, che purtroppo in questi ultimi tempi ha cominciato ad affliggere anche zone e categorie di persone che fino a ieri godevano di un certo benessere».

 

 

 

 

Mario Ponzi

http://www.osservatoreromano.va

 

 

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