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"Anche noi sacerdoti dobbiamo riscoprire la gioia della fede"

Riscoprire la gioia della fede. Noi sacerdoti, religiosi, abbiamo o dimenticato o perso la capacità di tramettere con entusiasmo e con gioia quello che significa credere in Gesù Cristo. Ci sono momenti chiave che fanno capire che ancora oggi il messaggio ha molto valore: penso ad esempio alle GMG...


"Anche noi sacerdoti dobbiamo riscoprire la gioia della fede"

da Quaderni Cannibali

del 10 luglio 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

           “Accanto alla grazia della fede che viene da Dio c'è anche la nostra risposta che si attua credendo, che ci porta a scoprire che la nostra fede può crescere vivendo il Vangelo nella Chiesa. Come comunità possiamo essere testimonianza, cioè segno vivo, come Sant'Agostino indicava a proposito della comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli. Allo stesso tempo possiamo farci compagni degli altri impegnati in questo cammino di fede”.

           Padre Robert F. Prevost, Priore Generale dell'Ordine di Sant'Agostino, interviene sul tema dell'Anno della Fede sottolineando la particolare attenzione dell'Ordine a questo tema: “Per noi Agostiniani il tema della fede è molto importante, tutti noi lo sentiamo vicino: Sant'Agostino come teologo e come pastore ha molto a cuore la trasmissione della fede, l'Evangelizzazione, l'annuncio del Vangelo, missione che tutti abbiamo ricevuto già dal Battesimo ma che in modo particolare noi, come persone consacrate al servizio della Chiesa, siamo chiamati a attuare”.

           Il Priore Generale si sofferma sul diverso atteggiamento che l'uomo contemporaneo ha nei confronti della Fede: “Occorre riconoscere che a livello mondiale ci sono grandi differenze fra un continente e un altro. La scelta di proclamare l'Anno della Fede è in parte dovuta al fatto che alcuni settori del mondo vivono una crisi di fede. La perdita di questo elemento tanto essenziale nella vita dell'uomo ha causato indifferenza o spinto verso di essa molte persone nei confronti della fede stessa, della Chiesa, del messaggio del Vangelo”.

           Il Magistero degli ultimi pontefici, da Paolo VI a Giovanni Paolo II fino a Benedetto XVI, ha colto la necessità di un nuovo annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo. Tuttavia se in alcune aree geografiche come l'Occidente si nota questa indifferenza nei confronti della fede, in altri continenti non è necessariamente così. “In Cina per esempio il numero di cristiani aumenta e con esso la ricerca, il desiderio di scoprire nella fede cristiana i valori che noi conosciamo - spiega Padre Prevost -. La Chiesa è attesa al compito importante di essere presente nelle regioni dove la gente vuole conoscere Cristo e il Vangelo. Penso all'America Latina, all'Africa: ci sono luoghi dove l'esperienza europea della perdita della fede, della lontananza dalla Chiesa non è esperienza centrale quindi penso che sia importante avere la percezione di queste situazioni nelle diverse aree del mondo”.

           Il Priore Generale indica un altro aspetto importante per l'Anno della Fede: “riscoprire la gioia della fede. Noi sacerdoti, religiosi, abbiamo o dimenticato o perso la capacità di tramettere con entusiasmo e con gioia quello che significa credere in Gesù Cristo. Ci sono momenti chiave che fanno capire che ancora oggi il messaggio ha molto valore: penso ad esempio alle Giornate Mondiali della Gioventù. Vogliamo lavorare insieme in queste esperienze ecclesiali. Quella gioia dei giovani, quell'entusiasmo che deve essere poi accompagnato sono l'essenza dell'esperienza di trovare Cristo”.

           Nella Lettera Apostolica Porta Fidei con la quale indice l'Anno della Fede, il Santo Padre cita più volte sant'Agostino. “Sottolineo in particolare il fatto che i credenti si fortificano credendo - spiega Padre Prevost -. Accanto alla grazia della fede che viene da Dio c'è anche la nostra risposta che si attua credendo, che ci porta a scoprire che la nostra fede può crescere vivendo il Vangelo nella Chiesa. Possiamo essere testimonianza, cioè segno vivo, come Sant'Agostino indicava a proposito della comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli. Allo stesso tempo possiamo farci compagni degli altri impegnati in questo cammino di fede: non indichiamo solo la direzione da intraprendere ma ci poniamo accanto a ogni persona impegnata in questa ricerca. Stiamo insieme, come comunità, con gli altri, con i fedeli, con quelli che stanno cercando e non hanno conosciuto la fede o hanno perso qualcosa della fede. Siamo tutti compagni in questa ricerca che impegna la vita e questa fraternità, questa vicinanza alla gente di oggi penso che sia elemento importante in questo cammino di crescita nella fede”.

           "Dobbiamo rinnovare nella Chiesa l'esperienza delle comunità dei credenti che vivono la fede, che vivono l'esperienza descritta dagli Atti degli Apostoli, che sentono questa urgenza della Carità, amore ricevuto da Cristo e poi vissuto in comunione con gli altri”.

Padre Robert F. Prevost

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