Un messaggio agli studenti che hanno concluso la scuola, per vivere al meglio il tempo dell’estate!
Norma Mortenson
Oggi, per molti di noi, suona l’ultima campanella. È un suono atteso, desiderato, forse perfino sognato nei giorni più intensi dell’anno. Libri da chiudere, zaini da svuotare, sveglie da spegnere, verifiche da lasciare alle spalle, almeno per un po’. C’è il gusto bello del traguardo raggiunto, del respiro che finalmente si allarga, dell'allegria che esplode nei corridoi.
Eppure, ogni fine porta con sé una domanda: che cosa rimane di questo anno?
Non rimangono solo i voti. Non rimangono solo le pagelle, le interrogazioni andate bene o male, o i compiti fatti di corsa prima di entrare. Rimane qualcosa di più profondo: il cammino fatto insieme. Perché un anno di scuola non è mai soltanto un insieme di lezioni. È un pezzo di vita vissuto in quel "grande cortile" che è la nostra comunità, dove si cresce solo se si cammina insieme.
In questi mesi ciascuno ha imparato qualcosa. Forse una formula, una poesia, una lingua, un metodo di studio. Ma, se guardiamo bene, abbiamo imparato soprattutto qualcosa di noi stessi: la fatica di non mollare, la gioia di riuscire, il peso di un errore, il valore immenso di un’amicizia vera, la pazienza di ricominciare.
Don Bosco diceva che l'educazione è "cosa di cuore". E infatti, a volte, una parola di fiducia ricevuta da un insegnante, un sorriso scambiato con un compagno o un consiglio sincero di un educatore restano impressi dentro più di una pagina studiata a memoria. Abbiamo imparato che non siamo soli: siamo parte di una squadra.
La scuola, nel suo significato più vero, non serve a riempire la testa di nozioni, ma ad accendere una scintilla. A farci capire che il mondo ha bisogno di noi, delle nostre mani e delle nostre idee. Ci insegna a diventare buoni cristiani e onesti cittadini – o, per dirla con parole di oggi, persone autentiche, capaci di farsi carico degli altri, pronte a lasciare il mondo un po' migliore di come lo hanno trovato.
Parliamoci chiaro: per qualcuno questa fine d'anno non ha il sapore della festa. C'è chi ha scoperto di dover passare l'estate sui libri per recuperare un debito, e chi ha ricevuto la notizia più pesante, quella di dover ripetere l'anno.
Se sei tra di loro, forse adesso senti addosso un misto di rabbia, delusione o stanchezza. È normale, ed è giusto dare un nome a quello che provi. Ma c'è una verità profonda che devi ricordare: un voto non definisce chi sei, e un inciampo non stabilisce dove puoi arrivare. Nella storia di ciascuno ci sono momenti in cui si cade. Ma la vera lezione non sta nel non cadere mai, bensì nella capacità di rialzarsi. Un esame da riparare o un anno da ripetere sono solo un semaforo rosso momentaneo, una deviazione imprevista nel viaggio, non la fine del percorso. Don Bosco non cercava ragazzi perfetti, ma ragazzi pronti a scommettere su se stessi, convinto che in ognuno ci sia un punto di luce su cui fare leva.
Guarda avanti con speranza. Questo tempo non è perduto: può diventare l'occasione per scoprire una forza che non sapevi di avere, per rimetterti in gioco con più consapevolezza, per capire dove aggiustare il tiro. La speranza non è l'illusione che tutto sia facile, ma la certezza che, con l'impegno e l'aiuto giusto, ogni ostacolo può trasformarsi in un trampolino di lancio. Tu vali molto più di una sedia vuota o di un foglio bianco. Alza lo sguardo, respira profondamente e sappi che il tuo cammino continua, più forte di prima.
Ora arriva l’estate. Ed è giusto, anzi sacrosanto, viverla come un tempo di riposo. Il riposo non è tempo perso: è lo spazio in cui ricaricare il cuore. Dopo mesi pieni, è bello rallentare, stare con gli amici, viaggiare, giocare, respirare, passare tempo in famiglia. Don Bosco amava vedere i suoi ragazzi correre e giocare, perché diceva che l'allegria è la strada più dritta per essere felici. E questo vale anche per chi dovrà conciliare il riposo con qualche ora di studio: l'importante è trovare l'equilibrio, senza spegnere il sorriso.
L’estate non è un tempo "vuoto", è solo un tempo diverso. Il rischio, a volte, è pensare che si cresca solo stando seduti in un'aula. Invece si impara e si diventa "grandi" camminando in montagna, visitando una città, leggendo un libro che ci sceglie, facendo silenzio davanti al mare.
E si cresce soprattutto quando si sperimenta il servizio: fare gli animatori all'oratorio, fare volontariato, prendersi cura di chi ha bisogno, assumersi una piccola responsabilità in un gruppo. È qui che da spettatori diventiamo protagonisti. Si impara quando si resta svegli dentro.
L’estate, in fondo, diventa una grande aula senza banchi. Un incontro estivo può cambiare il modo di vedere le cose. Anche la noia, se non viene subito anestetizzata da uno schermo, può trasformarsi nello spazio buono per pensare, immaginare, sognare in grande. I sogni sono importanti: sono la bussola del nostro futuro.
In fondo, siamo sempre a scuola, perché siamo sempre in cammino.
Siamo a scuola quando la vita ci chiede di scegliere da che parte stare. Siamo a scuola quando sbagliamo e troviamo il coraggio di rialzarci. Siamo a scuola quando impariamo ad ascoltare chi la pensa diversamente da noi, a chiedere scusa, a dire "grazie". Chi pensa di non avere più nulla da imparare si spegne presto, anche se ha sedici anni. Chi invece resta curioso, attento e aperto agli altri, resta giovane per sempre.
Allora, buon fine anno scolastico a tutti. Buon riposo a chi ha dato tutto ed è stanco. Buona festa a chi festeggia un traguardo. Buon coraggio e testa alta a chi ha un esame da recuperare o un anno da cui ripartire: la vostra corsa non si ferma qui, avete tutto il tempo e la forza per farcela. Grande gratitudine verso chi ha camminato al nostro fianco: prof, compagni, famiglie, educatori.
Buona estate. Non come una pausa dalla vita, ma come un tempo pieno di vita, di incontri e di allegria.
Lasciate chiusi i quaderni, almeno per un po’. Ma tenete spalancati gli occhi e il cuore. Perché la scuola finisce. Ma la bellezza di crescere, no.
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