La Conferenza episcopale venezuelana ha diffuso un messaggio breve ma intenso, invitando il popolo a non lasciarsi travolgere dalla violenza e dalla paura.
Kobby Mendez
Negli ultimi giorni il Venezuela è tornato drammaticamente al centro dell’attenzione internazionale. Gli eventi che hanno portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi hanno scosso il Paese, lasciando dietro di sé ferite ancora aperte, vittime, famiglie colpite e un clima di grande incertezza. In questo scenario complesso e doloroso, la voce della Chiesa si è levata con chiarezza, scegliendo una strada antica e sempre attuale: quella della preghiera, della pace e del bene comune.
La Conferenza episcopale venezuelana ha diffuso un messaggio breve ma intenso, invitando il popolo a non lasciarsi travolgere dalla violenza e dalla paura. I vescovi hanno espresso solidarietà ai feriti e alle famiglie di chi ha perso la vita, chiedendo a Dio di donare serenità, saggezza e forza a tutti i venezuelani. È un richiamo che nasce dal cuore della tradizione cristiana: nei momenti più bui, la comunità non si disperde, ma si stringe attorno alla preghiera e alla speranza. I pastori della Chiesa hanno ribadito con decisione che ogni scelta futura dovrà avere come unico criterio il bene del popolo, rifiutando ogni forma di violenza e aprendo le mani all’incontro e all’aiuto reciproco.
A questa voce si è unita quella di Papa Leone XIV, che durante l’Angelus in Piazza San Pietro ha espresso profonda preoccupazione per la crisi in corso. Il Papa ha parlato con parole chiare e ferme, ricordando che il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere su qualsiasi altro interesse. Ha chiesto la fine delle violenze, il rispetto della sovranità del Paese, dello Stato di diritto e dei diritti civili e umani di ogni persona. Non un discorso politico, ma un appello evangelico, in linea con la lunga tradizione diplomatica della Santa Sede, che da sempre mette al centro la dignità della persona, soprattutto dei più poveri e vulnerabili.
Il Pontefice ha invitato i fedeli di tutto il mondo a pregare per il Venezuela, affidandolo all’intercessione di Nostra Signora di Coromoto e dei santi venezuelani José Gregorio Hernández e Carmen Rendiles. In questo gesto c’è qualcosa di profondamente educativo e spirituale: la crisi non è solo una questione geopolitica, ma un tempo che interpella le coscienze, chiede solidarietà e responsabilità condivisa. È un richiamo che parla anche ai giovani, chiamati a non rassegnarsi alla logica della forza, ma a credere che la pace si costruisce giorno dopo giorno, con scelte giuste e coraggiose.
Come Famiglia Salesiana, abituata a leggere la storia con gli occhi dei giovani e dei più fragili, non possiamo restare indifferenti. Don Bosco ci ha insegnato che la vera forza sta nell’educazione, nella fiducia e nella speranza, anche quando tutto sembra crollare. Oggi il Venezuela ci ricorda che pregare non significa fuggire dalla realtà, ma entrarci più profondamente, chiedendo che le decisioni di chi governa siano davvero al servizio del bene comune. È una lezione antica, ma sempre nuova, che ci invita a custodire la pace nel cuore e a lavorare, ciascuno nel proprio quotidiano, per un futuro di giustizia, collaborazione e fraternità.
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