Nella Domenica della Parola di Dio riscopriamo che la Bibbia non è soltanto un libro antico da conoscere o un insieme di insegnamenti da ricordare. È una Parola capace di incontrare le nostre domande, illuminare le scelte e aiutarci a guardare in modo nuovo ciò che viviamo.
Jessica Mangano
Il telefono è sul comodino. Prima di dormire scorri ancora qualche messaggio, guardi un video, rispondi a un amico e controlli le notifiche. Poi ti capita di rileggere una conversazione che ti ha lasciato qualcosa dentro.
Forse una frase ti ha ferito. Forse qualcuno ti ha fatto una domanda alla quale non hai saputo rispondere. Oppure stai pensando a una scelta che devi compiere e non riesci a capire quale sia la strada migliore.
Cerchi qualcosa che ti aiuti a mettere ordine.
A volte basta una parola pronunciata da una persona di fiducia per guardare la situazione in modo diverso. Non risolve automaticamente il problema, ma ti permette di riconoscere qualcosa che prima non riuscivi a vedere.
Anche la Bibbia può diventare un incontro di questo tipo.
Eppure, quando pensiamo alla Sacra Scrittura, spesso immaginiamo un libro lontano dalla nostra vita quotidiana. Un testo molto antico, scritto in un linguaggio difficile, pieno di personaggi, luoghi e vicende che conosciamo poco.
Lo ascoltiamo durante la Messa, magari ne ricordiamo qualche episodio particolarmente famoso, ma non sempre sappiamo come collegarlo a ciò che viviamo.
Che cosa può dire alla nostra vita un racconto scritto molti secoli fa? Che rapporto esiste tra le parole del Vangelo e le domande che ci accompagnano a scuola, nelle amicizie, nelle relazioni affettive e nelle scelte per il futuro?
Domenica 24 gennaio si celebra la Domenica della Parola di Dio, istituita da papa Francesco nel 2019 attraverso la lettera apostolica Aperuit illis.
La ricorrenza, collocata nella terza domenica del Tempo Ordinario, invita tutta la Chiesa a riscoprire il valore della Sacra Scrittura e a renderla sempre più presente nella vita delle comunità e dei singoli credenti.
È un invito a riconoscere che Dio continua a rivolgere la sua Parola agli uomini e alle donne di oggi.
Anche a noi.
La Bibbia è una raccolta di libri scritti in epoche differenti, contiene racconti, leggi, poesie, preghiere, testi profetici, riflessioni sapienziali, lettere e testimonianze sulla vita di Gesù e delle prime comunità cristiane.
Per comprenderla è necessario conoscere almeno in parte il mondo nel quale è nata. Non possiamo leggere ogni pagina come se fosse stata scritta ieri, né interpretare tutti i testi nello stesso modo.
Davanti alla Bibbia possiamo avere domande.
Che cosa significa questo brano? Perché Gesù si comporta in questo modo? Che cosa voleva comunicare l'autore del testo? Quale messaggio custodisce per la comunità cristiana?
La lettura della Parola può condurci anche in una direzione differente. A un certo punto non siamo più soltanto noi a interrogare il testo. È il testo che comincia a interrogare noi.
Pensiamo alla parabola del buon Samaritano, raccontata nel Vangelo di Luca.
Un uomo viene aggredito lungo la strada e rimane ferito. Alcune persone lo vedono, ma passano oltre. Un Samaritano, invece, si ferma, si avvicina, si prende cura di lui e si impegna perché possa essere assistito.
Possiamo studiare il contesto storico, comprendere i rapporti difficili tra Giudei e Samaritani e approfondire il significato della parabola.
Ma possiamo anche domandarci: quando sono io a passare oltre?
C'è qualcuno nella mia classe che vedo continuamente solo senza fare nulla? Ho imparato a evitare una persona perché mi mette a disagio? Mi accorgo di chi attraversa una difficoltà oppure preferisco non lasciarmi coinvolgere?
La Bibbia è attraversata da domande, paure, conflitti e momenti di smarrimento.
Nei Salmi troviamo parole di lode e gratitudine, ma anche grida di dolore, richieste di aiuto e domande rivolte a Dio quando sembra lontano.
Qualche volta possiamo pensare che pregare significhi trovare necessariamente parole belle, essere sereni o avere già compreso tutto. Ma la Scrittura ci insegna che possiamo presentarci davanti a Dio anche con le nostre domande. Possiamo essere confusi, arrabbiati, tristi o delusi.
Per Don Bosco la formazione cristiana non era qualcosa da aggiungere alle attività quotidiane dei ragazzi.
Era parte di un cammino educativo che coinvolgeva tutta la persona.
I giovani potevano giocare, studiare, imparare un mestiere, costruire amicizie e vivere esperienze di preghiera e di fede. La proposta religiosa non doveva rimanere separata dalla vita.
Don Bosco desiderava aiutare i ragazzi a riconoscere la presenza di Dio dentro le esperienze ordinarie, nelle responsabilità quotidiane e nelle relazioni con gli altri.
Nella tradizione salesiana, l'educatore non si limita a spiegare un contenuto religioso. Aiuta a collegarlo alle scelte concrete, alle domande personali e alle responsabilità che ciascuno incontra.
Un brano del Vangelo può diventare il punto di partenza per parlare di amicizia, libertà, giustizia, perdono o servizio. Può accompagnare un momento di preghiera, ma anche una riflessione dopo un'esperienza di volontariato, una difficoltà nel gruppo o una decisione importante.
La Parola trova spazio quando smette di rimanere confinata a un momento particolare e comincia a illuminare il modo in cui viviamo.
Per avvicinarsi alla Scrittura, però, non è necessario cominciare dalla prima pagina e pretendere di arrivare rapidamente all'ultima.
Possiamo iniziare da un Vangelo.
Quello di Marco, ad esempio, è relativamente breve e permette di seguire da vicino le parole, i gesti e gli incontri di Gesù.
Possiamo scegliere un momento tranquillo della giornata, leggere un breve episodio e fermarci qualche minuto.
Non occorre avere immediatamente un'intuizione straordinaria.
Possiamo cominciare da tre domande semplici.
Che cosa racconta questo brano? Che cosa mi colpisce o mi mette in difficoltà? C'è qualcosa che può illuminare ciò che sto vivendo?
A volte nascerà una riflessione chiara. Altre volte rimarranno domande. Anche questo fa parte del cammino.
Possiamo annotare una frase, condividere un dubbio con qualcuno o riprendere il testo dopo qualche giorno.
Un altro modo per avvicinarsi alla Scrittura è leggere il Vangelo proposto dalla liturgia quotidiana.
Cinque minuti vissuti con attenzione possono essere più significativi di una lettura lunga affrontata senza alcuna disponibilità all'ascolto.
L'importante è cominciare e lasciare che, poco alla volta, la familiarità con la Scrittura cresca.
Torniamo a quella sera, al telefono appoggiato sul comodino e alle domande che continuano a occupare i nostri pensieri. Forse abbiamo trascorso molto tempo cercando risposte, confrontando opinioni e leggendo messaggi.
Non c'è niente di sbagliato. Abbiamo bisogno di informazioni, consigli e persone capaci di aiutarci.
Ma possiamo anche scegliere di aprire il Vangelo con la disponibilità ad ascoltare.
Forse incontreremo una parola che ci consola. Forse un invito che ci mette in difficoltà. Forse una domanda alla quale non sappiamo ancora rispondere.
Potremmo anche non comprendere subito il significato di ciò che abbiamo letto. Ma avremo cominciato un dialogo.
La Domenica della Parola di Dio ci ricorda che la fede cristiana non nasce soltanto dal desiderio dell'uomo di cercare Dio.
Nasce anche dalla convinzione che Dio abbia preso l'iniziativa di parlare all'umanità, di entrare nella sua storia e di farsi vicino attraverso Gesù Cristo, la Parola fatta carne.
Per questo la Bibbia non è semplicemente un libro che racconta qualcosa di Dio. È una delle strade fondamentali attraverso le quali possiamo imparare a riconoscere il suo volto e ad ascoltare ciò che desidera comunicarci.
Possiamo cominciare da un piccolo brano, da una domanda sincera e da qualche minuto di silenzio.
La cosa più importante è permettere che la Scrittura ci aiuti a conoscere più profondamente noi stessi, gli altri e il Signore. Perché qualche volta apriamo la Bibbia pensando di essere noi a leggere una pagina.
E scopriamo che quella pagina sta leggendo qualcosa della nostra vita.
E tu, se oggi aprissi il Vangelo portando con te una domanda che ti sta particolarmente a cuore, quale sarebbe? Sei disposto a lasciare che la Parola non ti offra soltanto una risposta, ma ti aiuti anche a guardare la domanda in modo nuovo?
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