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Un'idea di università

È l'educazione a dare ad un uomo una chiara e consapevole visione delle sue opinioni e giudizi, autenticità nello svilupparli, eloquenza nell'esprimerli e vigore nello stimolarli...


 

del 09 novembre 2013

 

 

 

John Henry Newman (1801-1890) è stato un teologo e filosofo inglese, cardinale della Chiesa cattolica. Nato da famiglia anglicana, studiò e divenne sacerdote della Chiesa inglese; dopo un lungo percorso di riflessione interiore e teologica nel 1847 si convertì al cattolicesimo. Nel 1879 papa Leone XIII lo creò cardinale. Nel 2010 è stato proclamato beato da Benedetto XVI. Molti temi del suo pensiero – il primato della coscienza, la concezione di Chiesa e del ruolo dei laici, la sintesi tra fede e ragione (a pochi anni dalla pubblicazione dell’Origine della specie affermò che l’evoluzionismo non era del tutto incompatibile con la fede cristiana), l’ispirazione ecumenica – sono considerati precursori del Concilio vaticano II. 

 

Un’università non è una culla per poeti o autori immortali, per fondatori di scuole, capi di colonie o conquistatori di nazioni. Non promette una generazione di uomini come Aristotele o Newton, Napoleone o Washington, Raffaello o Shakespeare, per quanto in passato abbia ospitato tra le sue mura questi miracoli di natura. Né si accontenta d’altra parte di formare il critico o lo sperimentatore, l’economista o l’ingegnere, per quanto anche questi rientrino nel suo campo d’azione. Ma l’educazione universitaria è il grande mezzo ordinario per un fine grande ma ordinario: mira ad elevare il tono intellettuale della società, a coltivare lo spirito pubblico, a purificare il gusto nazionale, a fornire principi veri all’entusiasmo popolare e scopi definiti alle aspirazioni popolari, a dare ampiezza e sobrietà alle idee dell’ epoca, a facilitare l’esercizio del potere politico e a raffinare i rapporti della vita privata.

 

 

È l’educazione a dare ad un uomo una chiara e consapevole visione delle sue opinioni e giudizi, autenticità nello svilupparli, eloquenza nell’esprimerli e vigore nello stimolarli. Gli insegna a guardare le cose come sono, ad andare diritto al nocciolo, a sbrogliare pensieri confusi, a discernere ciò che è sofistico e a scartare ciò che è irrilevante. Lo prepara a ricoprire qualsiasi posto con onore e a dominare qualsiasi argomento con facilità. Gli mostra come adattarsi agli altri, come mettersi nella loro condizione mentale e come presentare la propria ad essi, come influenzarli, come intendersi con loro, come sopportarli. Egli si trova a suo agio in qualsiasi compagnia, ha un terreno comune con ogni classe, sa quando parlare e quando tacere; egli è capace di conversare e di ascoltare, sa porre una domanda pertinente e far tesoro opportunamente di una lezione, quando egli stesso non ha nulla da insegnare; è sempre pronto e mai di ostacolo, è un piacevole compagno e uno su cui contare, sa quando essere serio e quando scherzare ed ha un tatto sicuro che lo rende capace di scherzare con grazia e di essere serio con efficacia. Ha la tranquillità di uno spirito che vive in sé mentre vive nel mondo e che ha delle risorse interiori per la propria felicità quando non può rinvenirle al di fuori. Egli possiede un dono che gli è utile in pubblico e lo sostiene nella solitudine, senza il quale la buona fortuna è solo volgare e con il quale l’insuccesso e la delusione hanno una loro attrattiva.

 

 

L’arte che tende a fare di un uomo tutto questo è nel suo fine tanto utile quanto l’arte della ricchezza e l’arte della salute, per quanto sia meno riconducibile ad un metodo e meno tangibile, meno certa, meno completa nei suoi risultati.

 

Tratto da: John Henry Newman, L’idea di università, Edizioni Studium, Roma 2005, (Londra 1889), pp. 170-171.

 

 

John Henry Newman

http://www.universi-mi.it

 

 

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