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Trascrizione dell'incontro tra il Papa e i giovani al Sacro Cuore di Roma il 19 ...

Non abbiate paura, e andate avanti! Tu parlavi di “sporcarsi le mani”, sì! Chi è sempre pulito è perché non cammina. Chi cammina si sporca, da una parte o dall'altra; o fisicamente o spiritualmente si sporca. Non avere paura: il Signore ci pulisce tutti!


Trascrizione dell'incontro tra il Papa e i giovani al Sacro Cuore di Roma il 19 gennaio scorso

 

del 24 marzo 2014

 

 

Mi chiamo Alessia, e Le volevo rivolgere questa domanda: come è nato il Suo amore per Dio? Quali sono state le cose su cui ha fondato la sua vita di cristiano?

 

Io mi sento un po’ un disgraziato in questo, perché io non amo Dio come Lui dev’essere amato: io amo Dio come posso, no? Ma sono sicuro che Lui mi ama di più, ama me, e questo mi fa piacere, questo mi fa piacere. Questa sicurezza: Lui mi ama. Lui mi ha amato prima, Lui mi ha aspettato prima, Lui cammina con me, Lui sa cosa sento, Lui mi ama prima.

 

 

E questo non è mio: questo lo dice l’Apostolo Giovanni. Cosa significa l’amore? L’amore significa che Dio ci ha amato prima. Questo è amore. E il mio amore per Dio – io dirò – è che, per quanto possibile, io cerco di lasciarmi amare da Lui, di non chiudere le porte. Alcune volte le chiudo! Quando sono stanco, quando sono un po’ stufo… “Non voglio sentire di questo problema”: è chiudere una porta. Questo è quello che cerco di fare: non chiudere le porte all’amore di Lui che viene. E viene in tante forme, in tante maniere, Lui viene.

 

 

 

Un incontro che L’ha cambiata e che conserva nel cuore…

 

Per me un’esperienza di incontro con Gesù è stata quella del Giorno di Primavera – da noi, di autunno da voi -; perché da noi il 21 settembre è il giorno degli studenti, e tutti i giovani e le giovani vanno a fare la passeggiata! E quel giorno, io andavo con i miei compagni, ma prima sono passato dalla parrocchia; avevo 17 anni e ho sentito qualcosa e ho voluto confessarmi… Perché io andavo in chiesa, ero dell’Azione Cattolica. Ma era una cosa nuova, questa esperienza di incontro. In quel momento, io ho sentito che dovevo diventare prete. Poi sono passati alcuni anni prima che entrassi in seminario, ma quella è stata la più profonda esperienza di incontro. E quando tu senti che c’è qualcosa di nuovo, una cosa che non c’era prima, una cosa che… il Signore ti tocca: ascoltalo! Perché c’è il Signore che chiama, no? In questi giorni nella Messa abbiamo letto la storia del piccolo Samuele, quel ragazzino che aveva forse 12, 13, 14 anni; mentre dormiva sentiva che lo chiamavano. E lui pensava che fosse il sacerdote che lui serviva, che era anziano, che lo chiamava. E poi si è accorto che era il Signore. Il Signore chiama con circostanze, con eventi, con storie, ma bussa alla porta. State attenti quando bussano alla porta del vostro cuore. E il Signore fa queste cose, no? Stare attenti a cosa passa nel mio cuore. Il mio cuore è una strada dove passa di tutto, e io non me ne accorgo? Questo non va bene. Io ho imparato a capire e a conoscere cosa passa nel mio cuore: questo è il primo passo. E poi uno trova che forse passa il Signore e ti bussa alla porta.

 

 

 

Santo Padre, come possiamo aiutarLa a rinnovare la Chiesa, a farla diventare più gioiosamente missionaria? Cosa si aspetta da noi? Cosa possiamo fare?

 

“Rinnovare la Chiesa”: è una parola difficile, questa. I vecchi teologi – i vecchi, gli antichi, i medievali – dicevano che la Chiesa sempre deve essere rinnovata, riformata. E’ una cosa di sempre. Tutti noi dobbiamo rinnovarla. E cos’è? Dare una pennellata di vernice perché si veda più bella? No, no: è rinnovarla da dentro! Ma io non posso rinnovare la Chiesa, se io non mi coinvolgo in questo. “La vernice sono io”, dobbiamo dire tutti. Ognuno di noi deve dire: “Ma com’è la vernice per farla più bella? “Sono io, la vernice. Cosa faccio perché la Chiesa sia più fedele alla sua missione?”. E cosa possiamo fare, cosa spetta a noi? Io ho detto ai giovani a Rio de Janeiro: fate chiasso, o un’altra cosa… Ma, sono molto capaci di farlo! Muoversi, muoversi. Una volta, tanti anni fa, sono stato invitato a dare una conferenza ad un gruppo di giovani che volevano rinnovare la Chiesa: non lo dicevano così, ma loro erano sicuri che per quella strada avrebbero rinnovato la Chiesa. E prima, hanno chiesto di celebrare la Messa. Erano tutti maschi, perché le femmine no, sono di inferiore qualità! Erano tutti maschi: così la pensavano! Tutti seri… Poi, nella Messa, tutti con le mani incollate, così, rigidi… Ma io ho pensato ad un certo momento che avevo davanti a me delle statue, e non delle persone. E questi dicevano: “No, si deve fare questo…”. Avevano la ricetta. Poverini, tutti sono finiti male. [ridono, applausi] Per questo, prendere le cose con serietà non significa giocare alla serietà. Significa gioia, preghiera, cercare il Signore, leggere la Parola di Dio, fare festa… Questa è la serietà cristiana. Un giovane che non sorride, un giovane che non fa un po’ di rumore, è invecchiato troppo presto.

 

 

 

Santità, molti di noi vorrebbero scoprire la volontà di Dio per la nostra vita, la nostra vocazione. Cosa ci consiglia? E come possiamo fare a scegliere senza paura di metterci in gioco?

 

Nella vita la strada si trova camminando. Seduto a casa tua non troverai mai la strada. Devi uscire da te stesso e incominciare a camminare, e il Signore ti dirà, nel cammino, dove ti vuole, dove Lui vuole che tu sia. Lui lo dirà. Ma chiuso a casa tua – e quando dico “casa tua”, dico nel tuo egoismo, nelle tue comodità… - lì non troverai mai la tua vocazione. Sì, quale sarà la tua vocazione? Quella dell’egoismo: lavorare per te stesso, per il tuo futuro, ma per te. Per avere soldi, per avere un’altra posizione, avere tutto questo… ma per te! Quella sarà la tua vocazione. E come finirai? Male. Tu vuoi trovare la volontà di Dio, il tuo posto nella vita? Cammina nella vita. “Ma, Padre, ci sono pericoli…”. Sì. Si può sbagliare tanto, nel cammino, tanti sbagli ci sono per quelli che camminano nella vita. Ma peggiori sono gli sbagli di quelli che rimangono chiusi. Quella persona che è chiusa, quella comunità che è chiusa si ammala, si ammala di chiusura. Voi avete visto quei saloni o quelle stanze che sono chiuse da mesi? Quando tu li apri, odore di umidità, di chiuso… così è l’anima di quelli chiusi. Si ammalano. “E, Padre, quelli che vanno per il cammino, per la strada?” Può succedere comunemente quello che succede alle persone che vanno per la strada: un incidente. Io preferisco mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa malata per chiusura. E’ chiaro, questo? Avanti! [applausi] Ma poi una parola: come possiamo fare a scegliere la vocazione senza paure. Non abbiate paura, questo è vero. Ma non posso dire: non sentirete paura. La paura viene, si sente. Siate coraggiosi e andate avanti. Ma non abbiate timore di avere paura: perché la paura viene!

 

 

 

Se Lei fosse un giovane e non riuscisse a trovare un buon lavoro, ciò per cui ha studiato, emigrerebbe altrove, all’estero, o si accontenterebbe di un lavoro mediocre restando però attaccato al Paese, alla famiglia di origine?

 

A questa domanda non si può rispondere, non per quello che dice, ma per come lo dice. Mai si può prendere una decisione su una cosa immaginaria o futuribile. Dio è nel presente. Se uno dicesse: “Ma, tu sei un giovane e devi fare questo, questo… Cosa fai adesso, al presente?”. Tu che sei Papa, cosa fai? E’ il presente, la realtà. Dio non è nel futuribile, mai. Queste sono illusioni del diavolo. Dio è nel presente, sempre. Ma possiamo dire questo. Dio è nel passato, come memoria. E’ importante prendere la memoria del passato, e per questo è importante parlare con gli anziani! Voi giovani parlare con gli anziani, sentire gli anziani. Dio è nel presente, nella realtà, nelle sfide della realtà, devo rispondere. E Dio è nel futuro, è in una promessa: ti promette di aiutarti. Ma non queste cose condizionate, non aiutano la vita spirituale. Domandati sul presente. Sempre. E non sbaglierai.

 

 

 

Papa Francesco, in un mondo dove ormai chi vive il Vangelo va controcorrente, come pensa che possiamo essere d’esempio per coloro che non conoscono Cristo? Come portare sempre il Signore nella vita quotidiana?

 

Questo è vero. Questo è vero. Perché oggi le proposte che ti fanno sono nate dall’egoismo, dal consumismo, dall’edonismo… Tante cose, no? E se io voglio vivere il Vangelo, fare quello che voi fate – andare dai poveri, aiutare il prossimo – questo è andare controcorrente! Gesù è andato controcorrente: per questo è finito com’è finito! E’ chiaro, questo?

 

 

La propria vita… Uno di voi ha detto – non so se adesso o prima – qualcuno sentivo che diceva di Papa Benedetto, del non-proselitismo ma l’attrazione, la testimonianza. Noi non siamo una squadra o un club di football, che dobbiamo prendere soci e associati per… “Ma tu vieni? Dai, vieni con noi!”. No, che il Signore parli. Io do la mia testimonianza, ognuno di noi dà la sua testimonianza. “Ma, Padre, io sono peccatore…”. Tutti lo siamo. Ma avanti, perché Gesù è con noi, Lui è venuto per noi. Se qualcuno di noi si sente giusto, Gesù non è venuto per Lui.

 

 

 

Papa Francesco, come un giovane può aprire il proprio cuore per lasciarsi amare da Dio e amare gli altri, quando il proprio cuore è chiuso per le ferite ricevute e le esperienze vissute?

 

Questa è una domanda difficile, perché quando uno incomincia a pensare alla sua vita e a chiarire un po’ la sua vita, trova ferite, difficili, tante ferite nascoste… ci sono. Non per tutti, ma per alcuni sì. Ci sono ferite nascoste. Non abbiate paura di dare nomi alle proprie ferite, e questo si fa con il dialogo: il dialogo con qualcuno che ti aiuti, un padre spirituale, una sorella spirituale, un laico, una laica più grande che ti può aiutare e ha la prudenza per consigliarti bene. Dare nomi alle proprie ferite, ai propri lividi, dare nomi: “Questo mi è venuto per quel colpo, questo…”. Perché il cuore, l’anima registrano tutto e per evitare un altro colpo si chiude, si chiude… Le ferite si guariscono con chiarezza, e per prima cosa si deve dare il nome: con tenerezza e lasciandosi amare. Questa è la strada. E così posso io amare e cercare un altro che sia più ferito di me. Tutti noi abbiamo ferite: tutti, tutti. Dobbiamo lasciare che la vita, il Signore, i fratelli, le sorelle, la comunità le guariscano. E questo apre il cuore e così non abbiamo paura di andare avanti. A me piace pensare oggi la Chiesa – su questo argomento – come un ospedale da campo: c’è tanta gente ferita, anche ferita da noi cattolici! Con i nostri atteggiamenti forse troppo clericali o non so… ma feriti da noi, con la nostra mancanza di testimonianza… Oggi la Chiesa – io lo penso, è un po’ esagerato, ma c’è – è come un ospedale da campo: dopo la battaglia tu vai all’ospedale da campo e trovi tanta gente ferita e tu non domandi a uno: “Mi dica, dimmi, qual è il dosaggio di colesterolo tuo?”. Tu vai e guarisce la ferita, poi, quando è guarita la ferita gli domanderai il dosaggio del colesterolo. E’ chiaro? Guarire ferite e lasciarsi guarire le ferite dagli altri.

 

 

 

Santità, Lei ha detto: “Siate nella gioia. Non fatevi rubare la speranza”. Ha da darci qualche indicazione su come vincere la tentazione di abbandonare la speranza?

 

Questo di rimanere nella gioia e non lasciarsi rubare la speranza, questo è vero, perché noi dobbiamo avere una speciale cura su questo, no? Perché la delusione è nei negozi dei saldi! Tu puoi comprare la delusione dappertutto, perché è un cibo a portata di mano, te lo offrono…: “Ma, non va, le cose non vanno…”, no? Custodire la speranza nei momenti bui, nei momenti difficili non è facile, questo non è facile. Chi ti ruba la speranza? Quello che ti dice: “Ma no, non guardare tanto avanti, prendi adesso, prendi adesso: fai adesso la tua felicità. Non camminare più, sei stanco”. Questa è un’esperienza esistenziale, no? Si fa il cammino della vita, ma uno trova un albergo bello e rimane tutta la vita in quell’albergo, non cammina più. Quante persone rimangono a metà strada! E quando a voi io dico: “non lasciatevi rubare la speranza”, sto dicendo: non rimanete a metà strada. E poi, tu trovi persone di 40, 50 anni che hanno il cuore più preparato per un funerale che per una festa! Davvero! Ma le trovi non solo di 40-50, trovi anche i giovani con il cuore più adatto per andare ad un funerale che ad una festa. E questa è la tentazione, no? La tentazione dice: “Ma non speriamo! Tutto è così… Prendiamo quello che ci serve adesso, e poi la vita continua”. E’ questo che intendo quando dico: “non lasciatevi rubare la speranza”. Perché la speranza è una cosa bella, perché la speranza non delude. E questo non lo dico io: lo dice san Paolo nella Lettera ai Romani. Lo dice Paolo: la speranza non delude. Tu devi scommettere su grandi ideali, e avanti! E sempre avere - questa è la parola - avere desiderio. Un giovane, una giovane, che non desidera – qualcuno di voi ha parlato del cuore chiuso – mai allarga il cuore. Quello che ti fa allargare il cuore è il desiderio, è volere andare più avanti, trovare sempre più avanti… E’ allargare il cuore. E oggi la società ha bisogno di persone con il cuore largo, grande: il cuore largo, no? Quando tu vai per questa strada con la speranza che non delude mai, tu, con il desiderio allarghi il cuore. Questo è un bel lavoro per i giovani! Avete capito questo?

 

Vi ringrazio per tutto quello che fate: non abbiate paura, e andate avanti! Tu parlavi di “sporcarsi le mani”, sì! Chi è sempre pulito è perché non cammina. Chi cammina si sporca, da una parte o dall’altra; o fisicamente o spiritualmente si sporca. Non avere paura: il Signore ci pulisce tutti. Avanti e grazie!

 

 

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