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Solitudine alla ricerca di risposte

Ma qual è la strada per essere e diventare te stessa? Io ne conosco una sola: essere attenta, coltivare, far crescere i desideri e le esigenze del tuo cuore. l'amico non è chi riempie la mia solitudine (è impossibile!), chi è disposto a passare una bella serata con me, a venire al cinema, a ballare, in disco, ma chi è disposto a prendermi sul serio, a prendere sul serio il mio cuore.


Solitudine alla ricerca di risposte

da Quaderni Cannibali

del 20 settembre 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

Ricevo questa mail da una mia alunna che mi testimonia l’importanza decisiva e essenziale dell’educazione del cuore e della ragione dei giovani che incontriamo.

Caro prof,

mille grazie per le sue numerose mail. In qualche modo sento di potercela fare a scrivere una buona tesi per la maturità.

          Oggi è uno di quei giorni in cui mi sento particolarmente sola. Così per combattere un po’ la solitudine mi sono messa a rileggere gli appunti di italiano dell’anno scorso. Dopo aver riletto cento volte che Beatrice era colei che portava beatitudine, e che la donna in generale è simbolo di un destino positivo per l’uomo, mi sono chiesta se io fossi all’altezza del compito che la tradizione Cristiana affida alla donna. Riflettendoci bene adesso, la risposta più ragionevole è no. No, non sono pronta ad essere la donna che la tradizione Cristiana vuole che io sia. Si starà chiedendo perché ovviamente. Il motivo è semplice: forse perché ho paura di diventare una persona diversa dalle aspettative che le altre persone hanno su di me. Mi hanno sempre vista tutti come quella ragazza timida, sempre rispettosa dei sentimenti altrui. Ma nessuno si è mai sognato di dirmi che io sono colei che porta l’uomo verso un destino positivo. Nessuno l’ha mai detto, a parte lei. Perciò ho paura che magari diventando un altro tipo di persona la gente non mi riconosca più. E’ una paura sciocca a pensarci bene, sono sicura che magari rileggendo questa mail tra qualche anno, mi verrà da ridere. Perché avere paura di diventare una persona nuova? Solo per paura dei giudizi altrui o forse c’è anche qualche altro sentimento sconosciuto a bloccarmi?

          Mi sono chiesta che cosa avrebbe detto o fatto lei di fronte ad una domanda del genere. Io credo che mi prenderò qualche ora per riflettere lontana dal caos e da tutto quello che distrae, sperando possa funzionare.

Aspetto una sua risposta, come sempre. Grazie infinite per tutto,

Ilaria

 

La mia risposta

Carissima,

prima di tutto grazie per avermi scritto, grazie per esserti aperta a me, raccontandomi quel che ti succede, grazie perché ti fidi.

          Dopo aver letto quel che mi hai scritto mi è venuta in mente una frase di Violaine ne “L’annuncio a Maria” di Paul Claudel (che ti consiglio di leggere): “Perché affannarsi tanto quando è così semplice obbedire?” Obbedire a che cosa? Obbedire al proprio cuore che essendo l’impronta di Dio in noi non può mentire. Cosa ti suggerisce il tuo cuore? “Ilaria, tu sei fatta per essere te stessa, per essere felice, per essere vera, per amare veramente, non sei fatta per essere come gli altri ti vedono, ti desiderano, per l’immagine che si sono fatta di te. Tu dici: “Io ho paura che diventando un altro tipo di persona la gente non mi riconosca più”. Ma tu, per essere felice, hai bisogno del riconoscimento degli altri, di scimmiottare l’Ilaria che gli altri desiderano, o essere te stessa? Tu pensi che volendo essere te stessa rischi di rimanere sola. Ma che soddisfazione puoi avere per il fatto di essere come gli altri ti vogliono? Quando ti alzassi il mattino e guardandoti allo specchio pensassi: ma quella chi è? Non la conosco! Non sono io! E’ un burattino mosso da qualcun altro! Che soddisfazione, che felicità potresti provare? Se non sei te stessa, se non sai chi sei, cosa vuoi, come puoi dire a un ragazzo che ami: “Ti voglio bene.” Ma come ti voglio bene? Come dice la tele, come dicono le canzoni d’amore, i film d’amore. Tu devi poter dire: ti voglio bene come Ilaria, in un modo unico, speciale, che è il voler bene mio, di Ilaria, non di una ragazza fatta con lo stampino, con lo schemino come ce ne sono tantissime.

          Ma qual è la strada per essere e diventare te stessa? Io ne conosco una sola: essere attenta, coltivare, far crescere i desideri e le esigenze del tuo cuore. E cosa suggerisce il tuo cuore alla ragione di una persona intelligente e critica come te? Che niente e nessuno può riempire il cuore, tanto è vero che quando ci teniamo tantissimo a una cosa e questa finalmente accade, non possiamo non riconoscere, se siamo sinceri, che quella cosa non riempie totalmente il nostro cuore, che inesorabilmente torna a desiderare come prima e più di prima. Osservando questa esperienza che ognuno fa la conclusione è una sola: il mio cuore è fatto per l’infinito, per la totalità. E’ per fare questa esperienza che esistono le cose belle, le cose che tanto desideriamo sperimentare. Beatrice era vera amica di Dante perché aveva compreso queste cose.

          Allora l’amico non è chi riempie la mia solitudine (è impossibile!), chi è disposto a passare una bella serata con me, a venire al cinema, a ballare, in disco, ma chi è disposto a prendermi sul serio, a prendere sul serio il mio cuore, che ci tiene alla propria, come alla mia umanità, alla propria come alla mia felicità (appunto come Virgilio e Beatrice per Dante; Chiara e frate Elia per Francesco).

          Quindi questa tua inquietudine, questa tua insoddisfazione, questo senso di solitudine sono importantissimi e vanno guardati con simpatia, perché se presi sul serio, se guardati in profondità, per quel che suggeriscono, costituiscono la strada per la maturità, per la scoperta di quel che sei e vuoi, quindi la strada per le scoperte, le novità vere della vita. O vogliamo continuare a esser come i bambini che si accontentano “del gelato, della bici, della partita”?

          L’inquietudine che ti porti addosso è la cosa più umana che esista, infatti è tipica di tutti i grandi geni umani (Dante, Michelangelo, Leopardi), non esistono geni soddisfatti. Gesù li chiamava “Poveri di spirito”, coloro che sono inquieti e desiderano sempre, gli uomini veri, che sicuramente scopriranno, incontreranno qualcosa di grande.

          Cara Ilaria, bisogna dunque tenere alto il tiro della vita, a costo di soffrire, di sentirsi incompresi o estranei rispetto a tanti che ci circondano. Non bisogna aver paura di soffrire, ma bisogna aver paura dell’effimero, del banale, di ciò che è superficiale, meschino, dell’essere meno uomini e meno donne, del buttarsi via per un niente.

          Infine volevo dirti che per la mia esperienza sulla strada di gente come te, succede sempre qualcosa, come l’incontro di Beatrice per Dante, che rivela una prospettiva, una promessa che corrisponde a quel che il cuore desidera.

          Quando ero giovane un mio grande amico diceva sempre: in una compagnia umana vera (come la nostra ad esempio) ci sono sempre persone a cui guardare. Quando questo accade è un grande dono, bisogna avere la lealtà di riconoscerlo, bisogna affidarsi a queste persone, è l’inizio dell’avventura vera della vita. Stiamo insieme, viviamola insieme questa avventura, fino in fondo! Grazie di cuore, a presto,

Franco.

Franco Bruschi

http://www.culturacattolica.it

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