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Servizio civile, verità di una scelta

Il servizio civile si fa adulto e mostra la sua vera identità: dopo anni di sviluppo di questo istituto, ideato e cresciuto come alternativa al servizio militare, in settori della società civile sensibili all'idea di poter contribuire alla difesa del proprio territorio in altra maniera rispetto alla difesa militare e ampliando il concetto stesso di difesa come tutela e valorizzazione delle peculiari risorse. Il 2006 è stato un anno di svolta...


Servizio civile, verità di una scelta

da Servizio Civile

del 13 settembre 2007

Il servizio civile si fa adulto e mostra la sua vera identità: dopo anni di sviluppo di questo istituto, ideato e cresciuto come alternativa al servizio militare, in settori della società civile sensibili all’idea di poter contribuire alla difesa del proprio territorio in altra maniera rispetto alla difesa militare e ampliando il concetto stesso di difesa come tutela e valorizzazione delle peculiari risorse – ambientali, sociali, paesaggistiche, culturali ecc... – , il 2006 è stato un anno di svolta. Il motivo è da ricercarsi nella fine del regime della leva obbligatoria che ha avuto come conseguenza il congedo degli ultimi obiettori di coscienza: per il servizio civile ciò ha significato che chi fa la scelta di svolgerlo lo fa in piena libertà, non perché costretto dal fatto di trovare qualcosa di sostitutivo al servizio militare.

 

Un salto di qualità fondamentale, di cui troviamo conto in una recente relazione parlamentare, resa pubblica poco prima della chiusura estiva del Parlamento, presentata a Roma dal ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero. Due gli elementi di maggiore evidenza e in contrapposizione tra loro: l’aumento delle richieste per il servizio civile e, al tempo stesso, l’aumento dei giovani che lo lasciano. Si tratta di due aspetti che mostrano come il servizio civile abbia ormai raggiunto il suo pieno regime e si ponga come un’esperienza che può essere appetibile, ma anche mostrare punti di debolezza o di minore attrazione per i giovani rispetto ad altre scelte

 

 

Cominciano però gli abbandoni

 

I volontari hanno raggiunto nel 2006 il considerevole numero di 46.000 (45.890 per la precisione): una cifra che conferma una tendenza alla crescita mai spentasi fin dall’avvio dell’esperienza, nel 2001, e che porta il numero complessivo di giovani che hanno fatto il servizio civile in questi anni a circa 154.000.

 

Di questi, tuttavia, poco più di 5.000 hanno abbandonato il servizio: una parte, (3.200) lo ha fatto non presentandosi il primo giorno di chiamata, nonostante fossero stati selezionati e raggiunti dalla lettera di inizio servizio, e un’altra (1.831) abbandonando il progetto in cui era inserita dopo poco tempo. Si tratta di una percentuale piuttosto elevata (il 10,97%) su cui il mondo del servizio civile si sta interrogando e su cui intende far luce per capire i motivi di tale fenomeno; si tratta di un vero e proprio esercito di “disertori” di cui, per il momento, si possono solo ipotizzare le motivazioni. «Alla luce del carattere volontario della prestazione – spiega la relazione – non è sancito un obbligo di indicare i motivi che inducono i volontari a non completare il servizio e pertanto non è possibile indicare il numero dei casi degli abbandoni in relazione ai motivi che lo determinano».

 

Chi lascia viene sostituito solo se l’abbandono avviene entro i primi tre mesi dall’avvio del servizio: per questo i subentri sono stati la metà, il 51%, pari a 2.600 circa. Per chi lascia sono previsti alcuni disincentivi come la perdita di eventuali benefici previsti dal progetto, nonché la perdita della possibilità di concorrere in successivi bandi e di ricevere l’attestato.

 

Nonostante ciò, gli abbandoni permangono e sono una delle cause anche di un altro fenomeno che sta avanzando nel mondo del servizio civile: la mancata copertura del totale dei posti disponibili. Fino al 2005 la copertura dei progetti è andata continuamente crescendo: dal 53% del 2002 si è passati al 79% del 2003, fino all’83% del 2004 e al 94% del 2005. Il 2006 ha segnato una svolta in questa tendenza, facendo segnare una diminuzione, ponendosi al di sotto del 90% dei posti disponibili.

 

Si tratta, tuttavia, di un aspetto che è anche segno del successo del servizio civile, in quanto dal 2001 a oggi i progetti presentati e approvati sono andati aumentando, grazie anche al coinvolgimento di un numero maggiore di realtà promotrici. Se all’inizio, infatti, erano soprattutto gli enti preposti alla gestione di progetti creati ad hoc per il servizio civile, con l’avvio dell’istituto si sono moltiplicati i soggetti che si sono fatti promotori di progetti destinati a essere coperti dal servizio civile, soprattutto tra gli enti locali e le amministrazioni pubbliche.

 

Infatti, su 726 enti che gestiscono progetti per il servizio civile la metà risulta gestito da enti pubblici e un’altra metà del privato sociale. In aumento la quota dei progetti gestiti da enti locali (il 34%), mentre il terzo settore continua ad essere la realtà che più propone progetti (il 66%).

 

Un dato su tutti è sufficiente a testimoniare il successo del servizio civile, e cioè quello dell’aumento dei progetti presentati nel 2006, pari a +75% rispetto all’anno precedente. Fino al 2005 tutti i progetti venivano di fatto coperti dalle risorse economiche. Nel 2006 solo il 70% sono stati coperti. C’è da dire che la Finanziaria 2006 aveva aumentato il costo previdenziale dei volontari, fatto che ha indotto il governo ad aggiungere quest’anno, ai 256 milioni di euro previsti, altri 40 ottenuti dall’extra gettito fiscale.

 

 

Le motivazioni della scelta

 

Il successo è decretato anche dall’aumento dei giovani che, al termine del 2007, si prevede saranno inseriti in un progetto: tra bandi ordinari e quelli straordinari, come quello per il comune di Napoli, saranno 53.000 contro i 48.000 dello scorso anno.

 

Il ruolo preponderante – come già evidenziato da singole ricerche effettuate nell’ultimo anno – spetta al Sud, complici gli oltre 400 euro previsti mensilmente come risarcimento dei volontari, una vera e propria paga molto appetibile in un contesto dove la difficoltà di trovare un lavoro è elevata. Su 8.900 progetti ne sono stati approvati nel 2006 6.300, ubicati per il 54% al Sud.

 

Tra i settori in cui prevalgono i progetti continua a prevalere quello dell’assistenza, con il 50%, anche se in calo rispetto al 2005. Al secondo posto si trovano l’educazione e la promozione culturale, che coprono il 25% dei progetti. In aumento è il settore della tutela del patrimonio artistico che sfiora il 12%, mentre settori meno interessati continuano ad essere quello dell’ambiente (7%) e della protezione civile (5%).

 

Tra i giovani che scelgono questa esperienza continua ad essere prevalente la presenza delle ragazze, pari al 70%, ma si registra un aumento dei ragazzi, giunti al 30% dal 24% del 2005. La fascia di età prevalente (l’età massima per il servizio civile è di 28 anni) è quella tra i 21 e i 23 anni, seguita da quella tra i 24 e i 26 anni.

 

Medio-alto è il livello di istruzione di questi giovani: il 70% sono diplomati, il 13% laureati e il 2% in possesso di una laurea breve.

 

Ritornando al fenomeno della “diserzione” dei volontari, occorre registrare la volontà di indagare sui motivi che lo causano. È questa l’intenzione della Caritas che ha già commissionato all’Irs (Istituto per le ricerche sociali) una ricerca sociologica sugli abbandoni che dovrebbe essere disponibile in autunno.

 

Unico indizio per ora disponibile è dato da coloro che hanno motivato tale abbandono. Alcuni hanno dichiarato di non riuscire a conciliare università e servizio civile, passato, con una nuova circolare nel corso del 2006, da 25 a 30 ore settimanali. Altri affermano di aver trovato nel frattempo un lavoro. Si può pensare anche a una carenza di motivazioni ideali, ma per il momento – come ha dichiarato Diego Cipriani, già responsabile del settore servizio civile della Caritas – «sono solo supposizioni. Se così fosse, per alcuni il servizio civile sarebbe solo un parcheggio, un impegno a tempo perso preso senza alcuna convinzione».

 

Se ancora non si può sapere il perché tanti giovani abbandonino il servizio, più facile è capire le motivazioni che spingono migliaia di giovani a sceglierlo. Al riguardo, interessante e ancora attuale risulta un’indagine fatta nel 2006 dal Cnesc (la Conferenza nazionale degli enti per il servizio civile) sulle motivazioni che spingono i giovani a fare questa scelta. In essa si evidenziava come tali motivazioni siano di carattere soprattutto personale. L’evoluzione delle motivazioni prima e dopo il servizio evidenzia, da un lato, il rafforzamento dell’autorealizzazione personale, dall’altro, la rilevanza della quota di volontari, per cui l’importanza di ricevere uno stipendio emerge solo dopo la conclusione del servizio quale parziale risarcimento di aspettative andate deluse.

 

Mentre un quarto dichiarava di aver incontrato problemi di carattere educativo, il 70% dei giovani intervistati dichiarava di non aver avuto difficoltà nel proseguire gli studi universitari durante il servizio civile. Inoltre, la stessa quota considerava il servizio civile non solo come un’opportunità di guadagno mentre si studia, ma anche l’occasione per maturare competenze e capacità spendibili dal punto di vista professionale.

 

Per molti si tratta di un’esperienza che può avere un ruolo importante nell’ingresso del mondo del lavoro. E non è poco la percentuale del 20% di volontari che, al termine del progetto, sono stati, in quell’anno, occupati regolarmente presso lo stesso ente che gestiva il progetto.

 

 

Un’esperienza ritenuta positiva

 

Da questi dati si evince il successo di un’esperienza, anche se mostra il problema degli abbandoni. Un successo comprovato anche dalla percezione che ne ha l’opinione pubblica: un’indagine presentata lo scorso maggio dalla Doxa su un campione di un migliaio di cittadini evidenziava che tre quarti di essi sapeva di che si tratta e che l’82% considera questa esperienza positiva (di cui molto positiva il 37%). Il 45% si mostrava favorevole anche alla proposta di renderlo obbligatorio per sei mesi per tutti i giovani, ritenendola un’occasione per maturare (32%) e per aiutare il prossimo (27%). Il 42% riteneva, invece, dovesse rimanere volontario, ritenendo in questo caso più valida la scelta.

 

Il servizio civile cresce: da esperienza di pochi, in poco più di un decennio, è divenuta una scelta ampiamente conosciuta e condivisa, quasi un elemento strutturale nel percorso formativo di migliaia di giovani. Non a caso la maggior parte degli enti che gestiscono progetti di servizio civile, come la stessa Caritas, insistono sul carattere formativo di tale esperienza. Capire perché una parte lo abbandona potrà servire a meglio progettarlo e a renderlo più interessante per chi ancora non lo considera tale.

Sabrina Magnani

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