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Saper ricominciare

Alza gli occhi, guarda più in su, sogna in grande, desidera il meglio del meglio, perché la vita ci porta a quello a cui aspiriamo. Ogni giorno devo vivere sapendo che in esso non vi è nulla di troppo, nulla di indifferente e inutile, che dentro la vita c'è la sorgente che alimenta la sua creazione.


Saper ricominciare

da Quaderni Cannibali

del 24 ottobre 2012

 

Niente è più prezioso della relazione umana: la vita è essenzialmente relazione. Niente è più fragile della relazione umana: può spezzarsi, rimanere compromessa per sempre.

Preziosa come una perla rara, fragile come il cristallo, la relazione umana. Può crescere e rafforzarsi. Può essere distrutta. Ma sempre è possibile ricominciare. 

Ricominciare è avere una nuova opportunità, è rinnovare la speranza nella vita, è credere in se stessi.

Le trame del quotidiano

Sono molti gli eventi che si susseguono in modo prevedibile nella vita di ogni giorno. A volte si intrecciano invece in forma confusa, ci trovano impreparate e ci lasciano stanche, frastornate. Le relazioni, gli incontri, i compiti legati al nostro servizio ci offrono soddisfazioni e preoccupazioni. Persone o eventi possono anche ferirci profondamente. A chi ci vive accanto, noi stesse possiamo procurare ferite, molte volte a nostra insaputa, al di là della volontà. Una parola inopportuna, una disattenzione, una valutazione superficiale, un gesto di impazienza, un’attesa frustrata, bastano ad incrinare una relazione, a creare delusione o rottura. Sono trame di sofferenza che feriscono intimamente, provocano chiusura e lacerazione. La porta viene sbarrata. Il sorriso accogliente si trasforma in sguardo interrogativo, disincantato.

La fiducia lascia spazio al sospetto.

Le ferite sofferte o provocate sono un impedimento alla comunione, alla sintonia tra le persone. E non ci sono molte vie per ritrovare la gioia e la pace del cuore. Una via mi pare essenziale: la voglia di ricominciare. Se ti senti sola - suggeriva un’amica - è sufficiente guardarti intorno per accorgerti che molti aspettano il tuo sorriso per avvicinarsi di più a te.

Ogni giorno è quello giusto per ricominciare con qualcosa di nuovo: alza gli occhi, guarda più in su, sogna in grande, desidera il meglio del meglio con tutte le cose buone che puoi immaginare, perché la vita ci porta a quello a cui aspiriamo.

Oggi è il giorno per cancellare tutto quello che ci lega al cumulo delle cose tristi del passato. Questa mattina può essere la migliore della tua vita, puoi attingervi le tue migliori energie.

Liberati da quello che ti intristisce, che riempie di buio i pensieri; abbandona il ricordo degli sbagli accumulati. Svuota il tuo cuore, per fare posto ad un soffio nuovo, ad una nuova occasione. Proponiti in questo giorno di fare tutto il possibile per raggiungere quanto più desideri nel profondo di te. Credi nei tuoi sogni: sii certa che potrai realizzarli e non abbandonarli, qualunque cosa accada. Può iniziare per te come un nuovo viaggio. Oggi guardati allo specchio e regalati il più bel sorriso, convinta che la tua è una bellezza unica: tu sei ‘unica’. La conoscenza di te stessa, la fiducia in te riempiono di luce il tuo sguardo e quello di chi ti incontra. 

Sapersi riconciliare

Quando suor Milagros Pastor, FMA spagnola, il 26 febbraio 2009 ha compiuto 105 anni, le sorelle di Barcellona hanno raccontato di lei: “Vivere con suor Milagros è una ricchezza. Gli anni, che porta tanto bene, non le impediscono di rimanere se stessa. Gli acciacchi fisici continuano ad aumentare, ma la sua tempra vigorosa si riprende subito appena dopo un po’ di riposo. È gioviale, astuta, sorridente e ostinata. È molto schietta e sincera e se ne combina qualcuna delle sue, poi lo riconosce. È piacevole conversare con lei, è una persona libera, non le interessa fare bella figura, ha uno spiccato senso dell’umorismo, e per questo risulta simpatica a tutti. La sua rettitudine di coscienza è grande, riconosce le sue mancanze e quindi poi deve riconciliarsi, ha bisogno di ricucire e lo fa con molta facilità, altrimenti non riesce a dormire… e tutto finisce con baci e abbracci”.

Forse uno dei segreti della longevità di suor Milagros è stato l’avere… sonni felici, anche per una invidiabile capacità di sapersi riconciliare, di togliersi ogni peso dal cuore, di voler ricominciare, nonostante tutto. Forse il segreto della sua “giovinezza” era la voglia di rinnovarsi ogni giorno, come quando si corre verso chi si ama, come quando ci si avvia a una festa: e ogni giorno che inizia può essere vissuto come una festa che Dio ci regala. Pur nella routine e nelle ombre che accompagnano le ore della vita.

Ci vuole per questo una grande flessibilità. Un professore aveva posto questa domanda ai suoi studenti: “Chi vince la lotta per la vita?”. Varie le risposte: il più forte, il più intelligente, il più furbo, il più ricco. “No”, diceva. “Ma l’individuo più adattabile”. Era un professore di scienze e si riferiva all’esempio della palma: pur essendo bella, forte, alta, se spostata di 200 o 300 Km climaticamente diventa sterile. Trapiantata altrove, muore. C’è invece una pianticella che cresce sia all’equatore sia al polo nord, e si trova sempre viva. Nelle zone fredde si veste di una peluria che la difende e le permette di sopravvivere.

La flessibilità è un atteggiamento base perché la vita sia piena, in noi e attorno a noi. Essa nutre l’attitudine a relazioni umanizzanti. Rende capaci di ricominciare.

Guardare avanti, nonostante tutto

Alcuni anni fa, nel periodo della guerra in Libano che ha provocato vittime, distruzione, angoscia, le sorelle delle nostre comunità libanesi, pur subendone i contraccolpi, si sono date da fare in tutti i modi per sanare ferite, per accogliere i disperati, per venire incontro a famiglie e giovani. Suor Lina Abou, FMA libanese, aveva condiviso attraverso il sito web una testimonianza toccante e credibile, non fatta di sole parole, ma intrisa di una speranza sostenuta da fede operosa e da una gran voglia di continuare a vivere. “La morte non è solo la fine di una vita o la maledizione di una guerra che ci sorprende, ma è la mancanza di fede nel Dio che continua a redimerci in tempi di rancori, di odi e di ‘eliminazioni reciproche’! La morte è la mancata speranza nella Provvidenza che abita in noi e nelle nostre opere. La morte è lasciar morire il tempo trascinate dalla paura e dall’assenza di senso a quanto sperimentiamo. Perché non renderlo tempo di preghiera, di vera ricerca di senso, di incontro solidale tra noi? Infatti, più che mai ci raccontiamo le vicende dei nostri amici, delle loro pene, dei loro spostamenti, dei loro affanni, e anche delle loro e nostre speranze.

È il tempo di amare, di pregare, di iniziare di nuovo: amare la sorella accanto che non esita a piangere o ad esprimere la sua rabbia e le sue paure, di condividere la sua gioia quando un suo fratello raggiunge la propria casa salvo e vivo; amare il fratello Hezbollah che non vuole cedere le armi, credendo che siano l’unico mezzo di salvezza e di difesa; amare il fratello ebreo che crede di costruirsi la sua pace annientando i ribelli...

E l’amore per noi non è sinonimo di sentimenti infantili senza fondamenta, ma nasce dal rispetto per tutti, perché tutti hanno il diritto di esistere, di vivere, di essere padroni delle loro terre, appropriandosi della loro identità patriottica, religiosa, politica rispettando contemporaneamente i diritti dei vicini”.

Ogni giorno è nuovo

“Ogni giorno abbiamo bisogno di pane per vivere e di amore per avere un motivo per vivere”, ha scritto Luigi Verdi, fondatore della comunità di Romena. “Come la manna che non poteva essere accumulata, anche noi dobbiamo rinnovare ogni giorno pane e amore, che non possiamo riciclare per il giorno dopo.

Ogni giorno devo vivere sapendo che in esso non vi è nulla di troppo, nulla di indifferente e inutile, che dentro la vita c’è la sorgente che alimenta la sua creazione. C’è una storia segreta che tesse ogni giorno le trame della vita ed è sale, lievito, luce che dà sapore e senso al destino dell’umanità. Ed è manna che basta alla fatica di ogni giorno. Nonostante gli anni, nonostante le disillusioni, nonostante la pesantezza, devo essere capace ogni giorno di ridire: “Io ricomincio”, conservando la luce degli occhi, la freschezza del credere e del ringraziare. Vivere ogni giorno come un inizio dove nulla è ancora deciso, dove ogni rischio è ancora aperto. Un accogliere lo Spirito che ci rende nuovi come la luce ad ogni alba, come il volo degli uccelli e le gocce di rugiada, come gli occhi dei bambini, come l’acqua delle fonti”. In un recente opuscolo, illustrato con belle foto, suor Maria Pia Giudici ha scritto testi luminosi ed essenziali, provocando a riflettere sulla forza insita nella novità che ogni persona può vivere in ogni giornata.

Ricominciare è la forza di chi, di fronte a una difficoltà, a una bocciatura, a una delusione affettiva, si guarda bene dal cedere a quella poltiglia esistenziale che è lo scoraggiamento.

Ricominciare… senza chiudere per sempre una relazione d’amore incappata in un momento di incomprensione.

Ricominciare … consapevoli che sbagliare è umano e che la perfezione, qui in terra, non ha stabile dimora, ma che coprire i propri errori e - peggio! - giustificarli: questo sì che è deleterio, per la tua persona, per la società, per il mondo.

Ricominciare a tessere atteggiamenti positivi nell’ordito delle giornate che, da buie, possono ridiventare serene, proficue non solo per il tuo futuro ma per quello dell’umanità.

Ricominciare dando sempre nuovamente fiducia al Signore che, nel libro dell’Apocalisse, continua a dirti: "Io sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre, entrerò da lui e cenerò con lui”.

 

Giuseppina Teruggi

http://www.cgfmanet.org

 

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