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Quel triangolo del terrore islamico dove opera Boko Haram

Un triangolo di terra camerunense incuneato tra l'Est della Nigeria e il Sudovest del Ciad, dove operano altre formazioni qaediste. Una regione di “confluenza” tra movimenti che si ispirano al jihad...


Quel triangolo del terrore islamico dove opera Boko Haram

 

del 07 aprile 2014

 

Se confermata la paternità del sequestro di don Giampaolo Marta, di don Gianantonio Allegri e della suora canadese, da parte dei fondamentalisti islamici di Boko Haram, questo segnerebbe un drammatico inasprimento della strategia dei terroristi. In questi anni la setta estremistica ha colpito più volte i cristiani: con stragi nelle chiese, massacri nei collegi gestiti dalla Chiesa e agguati feroci alle comunità dei villaggi cristiani del nord della Nigeria.

 

 

E per la prima volta ha colpito i religiosi occidentali nel novembre scorso: sempre nel nord del Camerun è stato catturato il sacerdote francese Georges Vandenbeusch, poi liberato all’inizio di quest’anno. Ma ora  Boko Haram alza la posta, confermando che il caso del prete francese non era isolato, ma parte di una folle evoluzione della tattica di azione.

 

 

Anche la zona di Maroua in Camerun, dove il sequestro è avvenuto, fa riflettere. Lì, da tempo, si trovano campi di addestramento della setta nigeriana che ha in odio l’Occidente e tutto quanto corrompe la loro distorta e manichea concezione dell’islam. Sono i cosiddetti “santuari”: aree fuori dal controllo delle autorità locali nelle quali addestrare all’uso delle armi i miliziani; zone in cui far confluire le armi e gli aiuti di cui gode dall’esterno il movimento.

 

 

Un triangolo di terra camerunense incuneato tra l’Est della Nigeria (dove Boko Haram ha le sue basi spesso attaccate dall’esercito di Abuja) e il Sudovest del Ciad, dove operano altre formazioni qaediste. Una regione di “confluenza” tra movimenti che si ispirano al jihad e che da tempo hanno stretto forti legami: è ormai, infatti, provato il punto di congiunzione tra Boko haram, al-Qaeda per il Maghreb islamico (che opera più a nord) e i fondamentalisti somali di al-Shabaab.

 

 

Insomma: una terra di nessuno dove il terrorismo africano - la “vera insidia della nuova eversione del terzo millennio” come ammoniscono gli esperti - si sta espandendo. 

 

 

Il rapimento dei religiosi segna però un passaggio-chiave, ma forse è anche un segnale di debolezza. Il sequestro, per un’organizzazione che gode di fondi notevoli che arrivano dall’esterno della stessa Nigeria, difficilmente è finalizzato all’estorsione. Il sospetto che alcuni analisti camerunensi avanzano in queste prime ore seguite al blitz notturno dei miliziani - è che il movimento senta in qualche modo minacciata la possibilità di continuare ad operare in una “zona franca”.

 

 

Anche recentemente le truppe speciali nigeriane hanno sconfinato per colpirli. E possono averlo fatto solo con il tacito assenso delle autorità di Yaoundé. Il rapimento, si ipotizza, potrebbe essere quindi una sorta di segnale al governo camerunense. Un’operazione militare messa in atto sulla pelle di due sacerdoti e una suora che hanno l’unica “colpa” di operare tra la gente del nord del Camerun, di vivere con loro. E con loro condividere la sofferenza e i rischi di resistere nonostante tutto in quel “triangolo del terrore” nel cuore dell’Africa occidentale dove si riverberano le tensioni e la violenza mascherata dal fanatismo religioso islamico dei Paesi vicini.

 

 

 

Fabio Carminati

http://www.avvenire.it

 

 

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