Pasqua nel carcere minorile

Un gruppo di giovani è andato a celebrare l'Eucarestia con i giovani detenuti del Carcere minorile di Rovigo

La domenica di Pasqua, nel primo pomeriggio, siamo entrati nel nuovo IPM di Rovigo. E, anche se l’ambiente si presentava molto più moderno e pulito rispetto al carcere di Treviso, è bastato poco per capire dove ci trovavamo davvero: le porte blindate, i lunghi corridoi, quel silenzio particolare… tutto ci ha fatto subito respirare aria di carcere.

Eppure, proprio lì dentro, abbiamo celebrato la Messa di Pasqua. E la sorpresa è stata grande: sono venuti quasi tutti i ragazzi. Prima di iniziare abbiamo cantato l’Alleluia, e quasi tutti si sono uniti al canto. Non era qualcosa di scontato. Non era solo una canzone. Era un segno.

Il momento più forte, però, è arrivato durante lo scambio della pace. Ragazzi di etnie diverse, di religioni diverse, si sono guardati e si sono stretti la mano. In un tempo in cui fuori si parla continuamente di guerre e divisioni, lì dentro – tra quelle mura – si sono scambiati la pace. È stato un gesto semplice, ma potentissimo. Uno di quelli che ti restano dentro.

Dopo la Messa siamo usciti in giardino. Abbiamo aperto l’uovo di Pasqua e ci siamo messi a giocare a calcio. Qualcuno inizialmente non voleva partecipare, perché si era vestito bene per l’occasione, ma alla fine il clima era talmente bello che quasi tutti si sono lasciati coinvolgere. Anche nel gioco c’era rispetto, attenzione, quasi una cura reciproca. E, senza accorgercene, ci siamo davvero divertiti.

Ma, a pensarci bene, il momento più bello non è stato né il canto né la partita. È stato fermarsi a parlare. Scambiare due chiacchiere con alcuni di loro, ascoltare i racconti sulle loro passioni, sulla musica che ascoltano, sui sogni che portano dentro. Ogni tanto li provocavo un po’, e loro facevano i duri, cercando di intimorirmi o prendendomi sotto braccio con fare scherzoso. Ma bastava uno sguardo negli occhi, e subito si scioglievano in una risata.

E lì capisci tutto.

In quegli occhi c’era un mondo intero. Eravamo in un giardino chiuso, sorvegliati, tra il via vai delle guardie e l’odore delle sigarette che si mescolava nell’aria. Eppure, dentro quegli sguardi, si leggevano desideri profondi, preoccupazioni, fatiche, sofferenze. Ma anche speranza.

La gioia del Cristo risorto, quest’anno, l’ho incontrata proprio lì. L’ho vista negli occhi di A., nella felicità semplice di C. mentre rincorreva un pallone, nelle parole di M. che mi raccontava cosa sogna per il suo futuro, nella voce di D. che cantava l’Alleluia durante la Messa.

È lì che ho vissuto la vera Pasqua.

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