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Parte Settima

O arte, rendimi uno dei tuoi schiavi dominatori della vita, rendimi uno dei tuoi soldati trionfatori sui secoli. Lascia che la mia libertà diventi schiava della tua volontà. [..] Nell'arte albergano tutti i misteri velati della natura, tutti gli elementi in essa giacenti. Appena li fai muovere, essi si ribellano, possiedono i cuori e abitano nei pensieri.


Parte Settima

da L'autore

del 01 gennaio 2002  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js=d.createElement(s);js.id= id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

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        Arte, noi vediamo la tua gloria.

L'arte.

O arte, imponente per la tua influenza, strana nei tuoi fatti, sublime nei tuoi arcani e nella tua beltà, sei un fantasma creato dalla potenza dell'Innovatore Eterno nelle anime dei geni creativi.

Sei lo spirito dell'Eccelso che si libra tra i cuori degli uomini e l'infinito.

Sei un'idea risvegliata in questo mondo addormentato nei suoi movimenti e inerte nel suo perpetuo cammino.

Con le tue dita nascoste prendi gli elementi e componi immagini, fantasmi, corpi e melodie.

Esisterai finché il tempo rimarrà, e sarai stupefacente fino alla fine dei giorni.

Il nulla diventa un'esistenza quando passa davanti al tuo cospetto.

E il niente diventa una realtà appena tocca l'estremità delle tue code.

E la morte si tramuta in vita quando si ferma dinanzi a te.

E tutte le voci, i colori, le righe, tutti gli elementi, gli spiriti e le ombre e tutto ciò che la natura provoca con il suo movimento e l'uomo con il suo essere, tutti si arrendono alla tua volontà, si fondono in te e ondeggiano con il tuo perpetuo ondeggiare.

Tocchi il tempo ed esso si pietrifica e si trasforma in statue erette dinanzi al volto dell'eternità.

Respiri e l'aria si versa come un vino celeste tra le labbra dei cantanti e le dita dei compositori.

Tremi tra i minuti della luce e la luce scorre con l'inchiostro sui volti della Bibbia e dei libri sacri.

Prendi i raggi del crepuscolo e i colori dell'arcobaleno e crei immagini e disegni.

Calpesti le rocce ed esse si trasformano in templi e dee eterni come la fede. Al cospetto del tuo trono i secoli rimangono fermi, svegli ed incantati. Ciò che è tramontato diviene presente in tua presenza e ciò che avverrà in futuro volteggia intorno alle tue code.

La gloria delle nazioni esisterà finché tu esisterai e tramonterà con te, perché nella vita degli Stati sei importante come lo è il cuore per i corpi.

Il viandante sulla riva del Nilo scruta i tuoi fantasmi che aleggiano intorno ai castelli e ai templi. E chi guarda l'Acropoli nota le scintille dei tuoi respiri che galleggiano sulle colonne e sulle statue.

Se la storia è lo specchio dei tempi, tu sei la mano che ha lucidato lo specchio.

E se la coscienza costituisce una scala che innalza l'uomo al di sopra dei pianeti, tu sei la volontà che costruisce e fa rimanere in eterno gli scalini di quella scala.

E se la religione è la poesia della vita, tu sei il metro che trasforma quella poesia in suono nei petti e in melodia nei cuori.

O arte, strana con i tuoi arcani, potente con la tua dolcezza, stupefacente con la tua quiete e la tua grandezza, come possiamo descriverti e a cosa possiamo paragonarti se sei lo spirito della descrizione?

Possiamo definirti sentimento se sei generatore di sentimenti e di passioni?

Possiamo definirti forza se sei l'artefice delle forze e della volontà?

Noi vediamo la tua gloria, ascoltiamo i tuoi inni e tocchiamo le estremità delle tue code, però non possiamo scrivere neppure una lettera del tuo nome finché le nostre dita non toccheranno le tue dita. E non possiamo parlare della tua bellezza finché le nostre lingue non si bagneranno con il vino della tua beltà.

Tu da sola rispecchi te stessa. E noi, con la forza dell'amore che hai posato nelle nostre profondità, ci avviciniamo alla forza dell'amore che Dio ha posato nelle tue profondità.

O arte, rendimi uno dei tuoi schiavi dominatori della vita, rendimi uno dei tuoi soldati trionfatori sui secoli. Lascia che la mia libertà diventi schiava della tua volontà.

Tocca la mia anima con i tuoi raggi, forse pora avvicinarsi al suo Sommo Inventore e al tuo Inventore.

Nell'arte albergano tutti i misteri velati della natura, tutti gli elementi in essa giacenti. Appena li fai muovere, essi si ribellano, possiedono i cuori e abitano nei pensieri.

La musica.

Il canto è un corpo che scorre; la musica è un corpo che possiede lo spirito dell'anima e la mente del cuore.

La musica è il suono melodioso di una corda che penetra nel tuo udito, trasportato dalle vibrazioni dell'etere. Le melodie sono i fantasmi dell'anima e le immaginazioni vive del poeta; i musicisti hanno insegnato all'uomo a vedere con il suo udito e a sentire con il suo cuore. La musica disegna i fantasmi del cuore, chiarisce ciò che naviga nell'inconscio e descrive i più bei piaceri del corpo. L'ebbrezza possiede labbra nascoste che mormorano melodie d'amore al cuore.

Il sesso e gli artisti.

Le creature che possiedono maggiori capacità sessuali sulla faccia di questo immenso pianeta sono i creativi, i poeti, gli scultori, i pittori e i musicisti. E questo è deciso sin dal principio della creazione. Il sesso per loro è un dono bello e sublime, sempre vivo.

Amo il mio Paese.

Il risveglio.

Se il risveglio consiste nel rattoppare le cose marce, i Paesi arabi sono più ammirevoli di tutti gli altri paesi.

Se il risveglio consiste nel fatto che un popolo indossi l'abito tessuto per un altro popolo, i Paesi arabi hanno raggiunto la loro meta.

Se il risveglio consiste nel lucidare le cose grigie, nel riparare le case diroccate e nel ristrutturare i ruderi, i Paesi arabi hanno raggiunto l'apice della gloria e della grandezza.

Se il risveglio consiste nel guardare tramite le lenti dell'ignoranza e se scambiamo la formica per un elefante e l'insetto per un cammello, i Paesi arabi hanno urtato con la loro vanità il Carro Maggiore e il Carro Minore.

Se il risveglio consiste nell'abbandonare le cose nobili perché sono difficili da raggiungere e nel rassegnarsi alle cose futili perché sono a portata di mano, i Paesi arabi sono al sicuro dai rovesci del tempo.

Se il risveglio consiste nell'inventare e nell'esplorare, i Paesi arabi finora sono addormentati. Questo capita se guardiamo alle invenzioni e alle scoperte della civiltà occidentale con gli occhi di un nostalgico bramoso di conoscere e possedere gli stessi mezzi sofisticati.

E se il risveglio consiste nello spirito, l'Oriente arabo è ancora radicato dove era mille anni fa.

Questo dico a chi sente con un po' di coscienza, mentre i muti non percepiscono nemmeno il sussurro delle loro labbra. A loro dono la maggior parte dei miei sentimenti e pietà. Ciò che loro apprendono dalla mia voce sarà uguale a ciò che sentono le mie orecchie.

Tra le persone amo l'estremista.

Tra le persone amo l'estremista. Amo coloro che sono capaci di scendere fino alle profondità della vita e di salire fino alle sue elevatezze.

Amo coloro che desiderano con tutta l'anima raggiungere una meta precisa e non si fermano titubanti a scegliere tra due direzioni opposte.

Amo le anime dotate di una volontà precisa ed immutabile, ed amo gli spiriti semplici che per carattere non accettano le montature e le divisioni.

Amo gli estremisti che fremono a causa del loro ardore e che sono inquieti e in balia delle passioni. Essi perseguono un solo principio e sono perciò estranei alla guerra che si scatena tra i diversi principi.

Amo coloro che ripudiano il miscuglio confusionario delle idee per dedicarsi ad una sola, prima ed astratta idea che li fa sollevare al di sopra delle nuvole e li fa sprofondare fino agli abissi marini.

Dopo aver osservato i moderati, aver pesato le loro intenzioni con la bilancia e aver misurato i loro fatti con il metro, posso affermare che sono dei vili che considerano un re il giusto diritto e un demone le cose futili. Essi si nascondono dietro le credenze e le regole che non servono, anche se non recano alcun male.

Essi percorrono strade semplici che li conducono verso l'arido deserto disabitato della retta via e dello smarrimento, lontano dalla felicità e dalla miseria.

La vita è un'estate incantata dal caldo delle sue nostalgie ed un inverno esaltato dalla violenza delle sue tempeste.

Chi cerca di essere moderato e di rendere tranquilla la propria vita, installando porte e aria condizionata per porsi al riparo dal caldo dell'estate e dal freddo dell'inverno, condurrà un'esistenza senza orgoglio né bellezza e le sue notti non possiederanno magia, né sogni. Ed egli sarà più vicino ai morti che ai viventi.

No, sarà come coloro che sono in agonia, coloro che non esalano l'ultimo respiro per riposare nelle viscere della Terra e neppure vivono per camminare sotto la luce del Sole.

Chi è moderato nella fede rimarrà fermo, in piedi, titubante tra la paura di essere punito e il desiderio di pentirsi e avere il Paradiso.

Se cammina nella processione dei credenti, si appoggia al bastone annodato e si genuflette per pregare, la sua idea si alza per deridere i suoi fatti.

E chi è moderato nell'amore non beve dalle coppe cristalline né la sua fredda dolcezza, né la sua calda amarezza, ma piuttosto bagna le labbra con una disgustosa spremuta distillata negli stagni della debolezza.

E chi è moderato nel sostenere il male oppure il bene, non sconfigge il male né rafforza il bene, ma si accontenta di proteggere ciò che ancora scorre dai suoi stagnanti sentimenti. Egli spende la sua vita sulle spiagge dei desideri. È come pietrificato e non sa quando finisce la vita e quando inizia la bassa marea.

E chi è moderato nel desiderare elevati incarichi, non può raggiungerli, ma può solo ricoprire la buccia delle sue brame con una vernice trasparente che, una volta essiccata, sarà cancellata dalla brezza del vento o da un'onda di luce. E chi è moderato nella sua ricerca della libertà, vedrà solo le ombre dei suoi piedi tra le colline e i pendii, poiché la libertà è come la vita e non rallenta per permettere ad uno zoppo oppure ad un handicappato inchiodato su una sedia a rotelle di raggiungerla.

Solo l'estremista renderà la propria vita lunga, dignitosa e colma di pace, d'amore e libertà.

Ho sentito dei moderati incapaci che dicevano: «Sapersi accontentare è un tesoro che non sparirà». E la mia anima li ha odiati e li ha allontanati pensando: «Come possono le scimmie trasformarsi in esseri umani e i nani tramutarsi in giganti ed essere contenti e convinti della loro debolezza e della loro futilità?».

E ho sentito le scimmie e i nani esclamare: «La testa della virtù è la moderazione». Il mio spirito si è allora voltato nella direzione opposta ed ha proferito: «Possono per caso queste creature raggiungere la verità dei fatti se guardano solo a metà? I fatti non hanno forse teste e code?». E ho sentito coloro che hanno menti paralizzate dire: «Un uccello nella mano è meglio di dieci su un ramo». E il mio spirito si è stancato di loro ed ha urlato infuriato: «Questi pigri non meritano di avere neppure la metà di un uccello finché faranno lenire i loro piedi correndo dietro a dieci uccelli. Non è vero che la corsa dietro gli stormi che volano è una fatica della vita. Essa è l'intenzione della vita. Essa è la stessa vita».

Tra le persone amo gli estremisti.

Amo colui che è stato crocefisso dai moderati. Ma appena questi ha mosso il collo e ha chiuso gli occhi, uno ha detto all'altro: «Ci siamo liberati dell'estremista e delle sue preoccupazioni». Essi non sanno che in quell'ora il suo spirito cammina altero e vittorioso sulle nazioni e sulle generazioni.

Amo chi ha abbandonato il Sultano di suo padre e il suo scettro. E ha cambiato la seta con illino e la vanità con l'umiliazione facendosi guidare dall'ispirazione e dal desiderio.

I moderati hanno cercato di umiliarlo e l'hanno considerato un uomo strano.

Le sue dita cercano di raccogliere ciò che appare dell'esistenza, ma anche ciò che è celato.

Amo i martiri, che si sacrificano con il cuore e l'anima per la sublime libertà e che considerano tutte le altre cose piccole, senza valore, né significato.

Amo coloro che sono stati bruciati, lapidati con la pietra, ghigliottinati o hanno avuto la testa mozzata dalle fendenti spade per una sola idea che dominava le loro menti oppure per un sentimento che accendeva i loro cuori.

Tra le persone amo gli estremisti.

Ho alzato la coppa e l'ho sfiorata con le mie labbra solo per gustare il sapore del loro sangue e delle loro lacrime.

Ho guardato dalla mia finestra verso lo spazio infinito solo per vedere i loro volti. Ed ho ascoltato l'ira del vento solo per sentire i loro canti ed inni di gioia.

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Sono morti i miei amati compaesani.

Sono morti i miei amati compaesani e la mia vita è diventata la mia grande disgrazia, un'angusta cella ottenebrata.

I miei familiari sono morti in maniera molto umiliante e io sono qui a vivere nella pace e nel benessere e questo è il dramma che si recita sul palcoscenico della mia anima.

Se fossi affamato tra la mia gente affamata, oppresso tra la mia gente oppressa, i giorni sarebbero meno pesanti sul mio petto e le notti meno buie dinanzi ai miei occhi.

Chi accompagna la propria gente nella miseria e nel bisogno, prova un senso di consolazione sublime prodotto dal martirio che lo rende fiero di se stesso perché può morire innocente con gli innocenti.

O cuore mio che bruci d'amore, ahimè, io non sono una spiga di frumento nelle praterie di Siria e nemmeno un frutto maturo nelle valli del Libano e questa è la mia disgrazia.

Questa è la mia disgrazia muta che mi rende misero dinanzi alla mia anima e al cospetto dei fantasmi della notte.

Amo la mia terra.

Amo il contadino che ara la terra dinanzi agli occhi del Sole mentre le gocce di sudore gli incoronano il capo e gli imperlano la fronte e mentre le fatiche gli piegano la schiena.

Amo ascoltare i racconti intorno allo scoppiettante focolare mentre i fiocchi di neve cadono, i venti ululano tra le case innevate e gli alberi nei boschi si vestono con abiti bianchi da sposa.

L'allegoria del denaro.

Un dì lo spicciolo si è accomodato sul suo trono tempestato di pietre preziose e ha chiamato i suoi cortigiani perché sentissero la sua omelia: «Da quando gli uomini mi hanno incaricato di badare ai loro fatti, io lavoro giorno e notte per renderli felici e invento una meraviglia dopo l'altra per salvarli dalla loro miseria e dai loro affanni. Li ho sentiti lamentarsi del balbettio delle loro lingue, così ho inventato una sola lingua. E questa lingua sono io. Sono la lettera, il brano e la parola. E mi trovo dove si uniscono due uomini in nome mio. Essi si mettono d'accordo all'istante anche se uno dei due non capisce neppure una sillaba del linguaggio dell'altro, e questa è la prima meraviglia.

E ho visto gli uomini litigare riguardo a molte idee ed ho creato loro un solo dio. E questo dio sono io, io sono il peso e la bilancia, la fede e la religione. Mi adorano gli uomini con tutto l'amore che si trova nei loro cuori e con tutti iloro pensieri e le loro intenzioni. Essi adorano le altre dee solo con le labbra. E questa è la seconda meraviglia.

Io ho abitato con le persone, ho mangiato e ho bevuto con loro e mi sono accorto che il loro Sultano non abita con il pastore.

E il figlio della principessa non mangia con il figlio della serva. E il loro prete non beve con il peccatore. E ho sentito gli uomini lamentarsi di ciò e chiedere l'uguaglianza. E ho messo sui loro colli una gogna sola e questa sono io.

Io sono la gogna, l'aratro e il contadino. Sotto la mia gogna il Sultano cammina accanto al pastore. E il figlio della principessa accanto al figlio della serva e il prete accanto alla peccatrice. E questa è la terza meraviglia.

E sono entrato nei cuori degli uomini e li ho trovati succubi dei piaceri. E ho notato che gli uomini avevano diviso i loro piaceri in due parti: buoni e cattivi.

E hanno dato libertà ai primi, mentre hanno fatto circondare i secondi da guardie e paggi. E i loro cuori mi invocavano in nome della libertà. E perciò ho stabilito per ogni piacere un prezzo. E ho fatto sì che il prezzo del piacere cattivo fosse il doppio di quello buono.

E così ho mischiato i piaceri buoni con quelli cattivi delle persone. E ho liberato i loro cuori dai loro cuori. E questa è la quarta meraviglia.

E ho camminato sulla terra ed ho scoperto che le persone l'avevano divisa in cubiti ed ettari, avevano circondato le loro proprietà con i recinti e avevano posto la spada a guardia delle loro frontiere. Nessuno può calpestare la terra del suo vicino. E nemmeno i mercenari di un regno possono varcare le frontiere di un regno vicino solo per conquistarlo.

Ho allora gettato la parola "soldi" perché collegasse una frontiera all'altra e ho deriso le loro spade e i loro soldati. Questa parola sono io. E questa è la quinta meraviglia.

La meraviglia delle meraviglie è che ho mischiato gli uomini e li ho uniti. E li ho trasformati in una razza mentre erano prima diverse razze. Li ho uniti in una sola nazione quando erano di diverse nazioni.

Li ho fatti della stessa carne, ossa e sangue. Perché ho fatto il loro cibo uno, il loro bere uno, e anche i loro abiti e la loro dimora.

Io sono il cibo, il bere, l'abito e la dimora. E come le persone bevono una goccia d'acqua ignorando di aver bevuto la sabbia, il metallo, le piante e le sporcizie sui quali essa è passata, così stringono la mano su di me e comprano cibo, bevande, abiti e dimora.

Io sono l'amore, la dea, e il Sultano.

Amo e odio il mio Paese.

Amo il mio Paese per la sua beltà e amo gli abitanti del mio Paese per la loro miseria. Se i miei compatrioti, spinti dall'amore patriottico, invadessero la terra del vicino saccheggiando e derubando i suoi beni, e uccidessero con le spade affilate i suoi uomini rendendo orfani i bambini e vedove le donne e se innaffiassero con il sangue la terra, facendo saziare i volatili rapaci con la carne dei giovani innocenti, allora io odierei il mio Paese e i suoi abitanti.

Khalil GIBRAN.

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