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Onomastico ufficiale di Don Bosco

Omelia tenuta da Don Pascual Ch√°vez in occasione dell'onomastico di Don Bosco. «Oggi vorrei un poco riflettere sulla figura di San Giovanni Battista e, alla sua luce, individuare quei suoi tratti, cui Don Bosco era più sensibile» (Don Pascual Ch√°vez).


Onomastico ufficiale di Don Bosco

da Rettor Maggiore

del 25 giugno 2008

«Egli era una lampada che arde e risplende» (Gv 5,35)

Natività di San Giovanni Battista

Onomastico ufficiale di Don Bosco

Is 49,1-6; Sal 39; At 13,22-26; Lc 1,57-66.80

 

 

 

 

 

 

Carissimi confratelli,

celebriamo oggi con tutta la Chiesa la solennità della Natività di San Giovanni Battista, una festa ricolma di significato e valore nella vita della Chiesa e una data traboccante di ricordi per noi Salesiani per essere il giorno dell’onomastico ufficiale di Don Bosco, al quale piaceva fare di questa data la festa della sua famiglia. È stato infatti questo fattore che mi portò sei anni fa a chiedere di tornare a fare di questo giorno la festa del Rettor Maggiore.

Inoltre ci sono due elementi nuovi che, negli ultimi anni, hanno avuto per noi una risonanza particolare: la morte di Don Viganò, avvenuta il 23 giugno 1995, e il compleanno di Don Vecchi (pure il 23 giugno), che celebrava il suo onomastico nella Natività di San Giovanni Battista. È dunque una data in cui si può fare memoria di Don Bosco e dei suoi successori.

 

Oggi tuttavia, pi√π in accordo con il carattere liturgico della festa, vorrei un poco riflettere sulla figura di San Giovanni Battista e, alla sua luce, individuare quei suoi tratti, cui Don Bosco era pi√π sensibile.

 

Quando nel IV secolo si cominciò a celebrare la nascita del Signore, si pensò naturalmente di commemorare anche quella del precursore. In Occidente, si è imposta immediatamente la data del 24 giugno, che segnava il solstizio d’estate, come il 25 dicembre quello d’inverno. Giovanni era, in realtà, la «lampada» che doveva diminuire quando fosse apparsa la luce (Gv 5,35; 3,30). Questo ruolo fa di lui «più di un profeta» (Mt 11,19). Gli altri hanno annunciato, in termini più o meno velati, il salvatore. Lui lo ha visto con i suoi occhi. Lo ha battezzato e ha indirizzato verso l’Agnello di Dio coloro che divennero i suoi primi discepoli (Gv 1,35-42). È impossibile annunciare il Vangelo senza parlare di Giovanni, il precursore. Nelle chiese dell’Oriente questa inscindibilità tra Gesù e Giovanni è tale che sopra la «porta regale» dell’iconostasi si vede sempre un’icona del Cristo in gloria con Maria alla sua destra e Giovanni alla sua sinistra. Ciò sta ad indicare la venerazione di cui gode Giovanni in tutte le tradizioni liturgiche. Egli è, del resto, il solo, a parte il Signore e la vergine Maria, di cui si celebri la natività (24 giugno) e la morte (29 agosto).

 

La sua vocazione ricorda quella di Geremia, la sua vita quella dei «nazirei», uomini votati a Dio per tutta la loro vita o per un tempo determinato (At 18,18). La sua missione viene descritta con gli stessi termini usati per quella di Elia (Ml 3,23-24: Si 48,10). Egli è venuto a «preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,17). La nascita di Giovanni è stata una buona novella che ha prodotto, attorno a sé e ai suoi genitori, le prime manifestazioni della gioia messianica. Come in seguito a proposito di Gesù, ci si è chiesto: «Chi sarà costui?». Lo si vedrà quando, sulle rive del Giordano, egli si rivelerà un intrepido predicatore di quella salvezza che Dio vuole vedere giungere «fino ai confini della terra» (Is 49,6). Con la sua persona e la sua missione, Giovanni, il precursore, resta quindi inseparabile da Gesù e dalla buona novella rivolta a tutti gli uomini che Dio ama. 

 

Tra gli elogi che Gesù fa di San Giovanni Battista uno dei più belli è quello che ci riporta il Vangelo di Giovanni quando mette sulle labbra di Gesù queste parole: «Egli era una lampada che arde e risplende» (Gv 5,35). Gesù non ha detto: «che arde e brucia», poiché è dal fervore di Giovanni che derivava il suo splendore e non era il suo splendore a produrre il suo fervore. Giovanni non bruciava per poter brillare. Il fuoco del suo fervore  proveniva dallo spirito di amore, e non dallo zelo della vanità o della gelosia, perciò non trova resistenza alcuna nel cercare con chiarezza chi è Gesù, se è colui che doveva venire o doveva attenderne un altro. E quando gli viene rivelato non se ne scandalizza, ma indica ai suoi discepoli chi è l’Agnello di Dio, che si deve seguire, a costo di restare senza di loro, consapevole che è proprio necessario che Gesù cresca ed egli diminuisca. 

 

Lo splendore di Giovanni Battista proveniva dalla sua attesa del Signore, vissuta con tanta intensità che il suo cibo e il suo vestito erano un segno della sua prontezza per scorgerlo, riceverlo ed accoglierlo.

Lo splendore di Giovanni Battista proveniva dal suo fervore interiore e ardente e dalla sua totale dedizione spirituale, che lo rendeva libero e totalmente disponibile per Dio e alla sua rivelazione in Ges√π.

Lo splendore di Giovanni Battista proveniva dal fuoco della sua parola con cui invitava, con coraggio e senza esitazione, tutti quanti alla conversione, rimproverando in tutta libertà ogni sorta di ipocrisia.

 

La persona del Battista si fa messaggio per noi e ci richiama a vivere pieni di tensione affettiva e spirituale come chi veramente attende il Signore, e rendere visibile questa nostra condizione.

 

Egli si sprona a vivere carichi di fuoco interiore, con un cuore infiammato frutto della nostra totale consegna a Dio, completamente disponibili per lui.

Egli ci spinge a vivere votati completamente all’evangelizzazione dei giovani per mostrar loro l’Agnello di Dio e farli diventare suoi discepoli.

 

Così Giovanni Battista diventa un modello per noi, la cui missione principale è quella di annunciare Cristo ai giovani e portare loro a Lui. Da questo profilo, la nostra missione non è diversa di quella del Battista: preparare le vie dell’incontro con Gesù, annunciare il suo arrivo, additare la sua presenza e testimoniarlo fino alla morte.

 

Il CG26 ha voluto esprimere tutto ciò rifacendosi al programma spirituale e apostolico di Don Bosco: “Da mihi animas, cetera tolle” concretizzato nella sua passione per la gloria di Dio e la salvezza dei giovani, attraverso una opera di educazione che evangelizza e una evangelizzazione che educa, con una sempre più chiara semplicità di vita e il coraggio, la fantasia e l’intraprendenza per andare alle nuove frontiere, dove ci attendono i giovani più poveri e bisognosi. 

 

Mi azzarderei a dire che Don Bosco, questo santo delle mille sfaccettature, spiccò appunto per aver avuto una sola causa nella sua vita: vedere felici i giovani sempre. Questi erano per lui la ragione della sua vocazione e la sua missione specifica. Così ha potuto fare il voto apostolico di consegnare a loro sino all’ultimo respiro della sua vita. Tutto ciò con uno stile di vita spartano ma gioioso, povero ma decoroso, semplice ma generoso, austero ma comprensivo, con una predilezione per i più bisognosi e svantaggiati.

 

In Giovanni Battista non solo la sua predicazione, ma persino la sua forma di vestire e il suo cibo evidenziavano che viveva libero da tante inutili preoccupazioni per essere pronto a scorgere ed accogliere la presenza di Colui che attendeva ed annunciava.

 

Don Bosco incarnò il suo modello in una forma assai originale, espressa nella sua spiritualità, quella che promana dal “Da mihi animas” e dal Sistema Preventivo, e si esprime in una passione per Dio e per i giovani, nella bontà con familiarità e simpatia, nell’amare e farsi amare, nell’ “estasi dell’azione”, nella visione ottimista della realtà, nel coraggio ecclesiale e buon senso sociale.

 

Questo è, a mio avviso, il messaggio che ci lascia Giovanni Battista e, insieme a lui, Don Bosco per stimolarci a fare del CG26 un momento di rinascita spirituale e di rinnovato slancio apostolico.

 

Don Pascual Ch√°vez Villanueva

Casa Generalizia, 24.06.08

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