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Non potevamo iniziare la Quaresima in modo migliore

Ci hanno chiesto di stare in casa e di uscire il meno possibile, almeno a noi che abitiamo nel grigio Nord est. Ora, anche la quaresima ci invita a fare altrettanto: “quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo”, sempre di raccoglimento si tratta. Ma mentre uno si deforma in un barricarsi nell’isolamento e nella protezione, l’altro diventa spazio di incontro, intimo sussurro, dialogo cuore a cuore con una Presenza viva.


Non potevamo iniziare la Quaresima in modo migliore

 

Una Quaresima che parte in sordina, messa in ombra da continui bollettini medici, avvisi e aggiornamenti. Eppure è iniziata, quasi senza far caso all’accoglienza più o meno premurosa della gente. Potrebbe sembrare che le circostanze non siano tra le più favorevoli ma forse, tra il tempo liturgico ora iniziato e l’occasione storica nella quale ci troviamo, ci sono degli interessanti punti di convergenza e altrettanti di divergenza.

Ci hanno chiesto di stare in casa e di uscire il meno possibile, almeno a noi che abitiamo nel grigio Nord est. Ora, anche la quaresima ci invita a fare altrettanto: “quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo”, sempre di raccoglimento si tratta. Ma mentre uno si deforma in un barricarsi nell’isolamento e nella protezione, l’altro diventa spazio di incontro, intimo sussurro, dialogo cuore a cuore con una Presenza viva.  

Ci hanno raccomandato di lavarci bene le mani e di avere tutte le precauzioni del caso, perché il contagio è velocissimo. E anche la quaresima ritorna per ricordarci proprio le stesse cose: “Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene” (Is 1,16-17) Forse però stiamo parlando di purificazioni diverse: da un lato ci raccomandano una pulizia esterna, dall’altro si intravvede una purificazione del cuore, l’evoluzione di un combattimento interiore per discernere il bene e il male che convivono nel cuore dell’uomo. E qui balza all’occhio un particolare: pare che si possa morire non solo per fattori esterni, ma anche interiori, di cuore…pare che il tempo quaresimale giunga inesorabile per ricordarci che il peccato è un virus che contagia in modo assai rapido e corrode il cuore in modo aggressivo. Se solo ci lasciassimo guidare da questa dolce e austera sapienza, se solo la nostra coscienza fosse sveglia per cogliere quanto è deturpante il peccato…quelle parole un poco sbiadite, appese alla parete della camera di un prete consumato d’amore, entrerebbero in noi come lama incandescente: DA MIHI ANIMAS CETERA TOLLE.

La situazione attuale consiglia vivamente di isolare chi può essere infetto, rispedisce al mittente chi arriva da zone “pericolose”: insomma si suggerisce caldamente di fare proprio l’antico e saggio paradigma mors tua vita mea. Ed è qui che cominciamo a prendere strade del tutto diverse. L’allarmismo dilagato negli ultimi giorni, la paura di un mostro incombente, di una morte diffusa rapidamente, ha fatto emergere una fragilità infinita, la stessa che abbiamo ricordato stamattina quando ci hanno posato la cenere sul capo. Non è che forse questa paura diffusa è sintomo di una mancanza di fede profonda in un Dio che sa farsi carico della nostra fragilità? Non è che il panico è dovuto all’incapacità indolente di alzare lo sguardo e vedere che il cielo è aperto, è abitato e si china su di noi?  

Non è che forse abbiamo paura della sofferenza e del dolore perché non abbiamo un motivo per cui vale la pena vivere e soprattutto un motivo per cui morire?

Ma la liturgia recita: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore” (2Cor 5,21), quindi MORS MEA VITA TUA! In un tempo favorevole come questo Gesù si lascia contemplare in croce per ricordarci che la salvezza di ciascuno di noi è il motivo del suo vivere e del suo morire, che niente può farci paura se viviamo uniti a Lui, che la fragilità è dono prezioso del quale non liberarci, che senza il suo corpo e il suo sangue l’anima languisce. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà troverà ancora fede sulla terra? 

 


testo: la redazione donboscoland.it

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