Cinema

Mio fratello rincorre i dinosauri

Un film che racconta con delicatezza la difficoltà di crescere insieme a un fratello con la sindrome di Down e lo stupore nel riscoprirlo come migliore amico.


Il libro era stato un caso editoriale: Mio fratello rincorre i dinosauri (Einaudi) è la vicenda autobiografica di Giacomo Mazzariol, che a 18 anni aveva raccontato il suo rapporto con il fratello Giovanni, detto Giò, di cinque anni più giovane e affetto dalla sindrome di Down. stasera 27 ottobre su Rai 1 il film omonimo diretto da Stefano Cipani, con Francesco Gheghi nei panni del protagonista. Quando i genitori (nel film Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese) annunciano la nascita di un fratellino, Jack, che ha due sorelle maggiori, comincia a fantasticare sul suo futuro compagno di giochi. Gli dicono che è un bambino speciale, e lui immagina che sia un supereroe dotato di superpoteri. Crescendo si accorgerà invece che si tratta di un bambino più lento, allegro e pasticcione, un diverso. E nell’ adolescenza comincia a vergognarsene, fino ad arrivare a negare la sua esistenza per non fare brutta figura con gli amici e la ragazza che gli fa battere il cuore.Abbiamo intervistato Francesco Gheghi.

Come sei stato scelto per il ruolo di Jack?

«Avevo letto il libro e mi era piaciuto molto. Quindi quando ho saputo che facevano i provini ho davvero sperato che mi prendessero.

Com’ è stato recitare con l’ interprete di Giovanni?

«Lorenzo per me è proprio un grande, non è stato facile perché ha le sue esigenze, ma tutto il gruppo che ha realizzato il film è riuscito a farlo sentire  a proprio agio, e alla fine si è mosso bene sul set».

Ti sei chiesto che cosa avresti fatto tu nei panni di Jack se avessi vissuto una situazione simile?
«Difficile immaginare come ci si potrebbe comportare in una situazione prima di viverla di persona. Io ho cercato di immedesimarmi nei sentimenti di Giacomo Mazzariol. L’ ho conosciuto, siamo diventati molto amici, trovo che sia una persona fantastica. Dopo mio padre, è diventato la persona a cui guardo come fonte di ispirazione. Penso che vivere con Giò sia stata per lui una fortuna».

Che percezione hanno i ragazzi della tua età dei disabili? Hai assistito a episodi di bullismo e discriminazione?
«Io sin da piccolo sono sempre stato definito il paladino dei più deboli. Se vedevo un compagno o un amico preso di mira prendevo le sue difese. Nel gruppo di amici capita che 
si usino parole come down, ritardato, autistico, per offendere qualcuno. Io li riprendo, li invito a pensare che cosa proverebbero se un loro familiare avesse quel tipo di problematica, e loro cercano di controllarsi, e se gli scappa un termine di quelli mi chiedono subito scusa».

Anche tu come Jack suoni la batteria?
«Mi hanno fatto fare un training per sapermi muovere sul set, ma non mi sono trovato bene con quello strumento: credo sia uno dei più difficili. Però vorrei riprendere a suonare la 
chitarra. In realtà la mia grande passione è sempre stato lo sport: vado in 
bicicletta, scio e ho giocato a calcio per dieci anni, tanto che per molto tempo ho sognato di diventare un calciatore».

Sei al tuo secondo ruolo cinematografico, oltre ad aver recitato in alcuni musical. Attore per caso o per vocazione?
«Ho iniziato nelle recite scolastiche quando avevo 6 anni. Dopo aver interpretato san Francesco la mia maestra ha parlato con mia mamma per dirle che ero molto bravo e ci ha suggerito di seguire una scuola di recitazione con cui poi ho lavorato in diverse produzioni: Sogno di una notte di mezza estate, Alice, Peter Pan. Ho capito che mi sarebbe piaciuto anche fare film, andavo spesso al cinema con mio padre e fantasticavo di approdare al grande schermo. Così ci siamo rivolti a un’ agenzia. E mi hanno scelto per due produzioni televisivi e per il mio primo film, Io sono Tempesta di Daniele Luchetti. E ora ho capito che recitare è quello che voglio continuare a fare, tanto che sono già sul set di un nuovo film. E vorrei invitare il pubblico ad andare a vedere Mio fratello rincorre i dinosauri, che è divertente, fa commuovere e ci aiuta a cambiare punto di vista».

Intervista all'autore Giacomo Mazzariol

Giacomo Mazzariol, che del libro autobiografico Mio fratello rincorre i dinosauri è l’ autore, ha anche collaborato alla sceneggiatura del film. Dopo il successo editoriale che lo ha portato a girare le scuole e le librerie di tutta l’ Italia, insieme a un collettivo di giovani ha elaborato dei progetti per fiction, e uno di essi, Baby, sulle baby prostitute del Parioli, è diventato una produzione Netflix. «Già da ragazzino amavo scrivere: articoli, racconti. Molte case editrici vedendo i video di me e mio fratello mi avevano chiesto di farne un libro, e io ho accettato la proposta di Einaudi perché voleva affi‚darlo proprio a me affi‚ancandomi un editor».

Che differenze ci sono tra il libro e il film?

«Il libro era più una sequenza di aneddoti del rapporto con mio fratello, nel film abbiamo individuato un lo narrativo, abbassando l’ età del protagonista a 14 anni, e dato più spessore ai personaggi secondari».

Sei stato sul set?

«Ero lì tutti i giorni delle riprese con la sceneggiatura in mano, e ho instaurato un bellissimo rapporto con l’ attore che mi interpreta».

Com’ è cambiato nel frattempo il rapporto con tuo fratello?
«Da quando mi sono trasferito a Roma ci vediamo solo una volta al mese quando torno a casa. Mi spiace non esserci quotidianamente negli anni della sua crescita. Ora ha 16 anni, frequenta l’ istituto alberghiero, vuole fare il cameriere, ha tanti interessi e passioni. Io sono sempre il suo punto di riferimento, e spero in futuro di poterlo aiutare a trovare la sua strada». 

E la tua è quella della scrittura?
«Sì, è quello che voglio fare. Dopo il primo libro ne ho scritto un altro, Gli squali, in cui parlo dei miei coetanei e di come affrontare grandi cambiamenti. Non ha avuto l’ impatto del primo, ma comunque si è fatto valere. Il mio sogno è quello di lasciare il segno come scrittore, come il mio idolo John Fante, e vorrei scrivere un grande romanzo ambientato nel Novecento, per il quale mi sto documentando leggendo molti giornali dell’ epoca. Mi piacerebbe riuscire a scrivere storie che riescano a dare degli esempi di eroi positivi di cui i giovani hanno tanto bisogno. Un po’ come quella mia e di mio fratello Giò».


di Fulvia Degl'Innocenti

tratto da famigliacristiana.it

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