MGS Missione Animazione e Festival

Il racconto di tre giorni bellissimi

Sono arrivato a Mestre il 31 maggio con lo zaino sulle spalle e la sensazione che stesse per iniziare qualcosa di importante. Missione Animazione 2026 ha raccolto 130 ragazzi del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto, accompagnati da 30 adulti e da uno staff di 25 animatori, per prepararci all’estate negli oratori e nelle case salesiane.

Fin dall’inizio abbiamo capito che non eravamo lì solo per imparare giochi o tecniche di animazione. Essere animatori è molto di più: significa esserci, prendersi cura, accompagnare i più piccoli, creare un ambiente buono. Dopo l’accoglienza, la preghiera con don Emanuele e suor Paola e i primi laboratori, la vita di cortile ha fatto il resto. Tra tornei, gioco libero e incontri spontanei, ci siamo sentiti subito a casa, nello stile semplice e concreto di don Bosco.

La prima sera Kevin Delugan, giovane youtuber, ci ha offerto la buonanotte raccontando come anche il mondo digitale possa diventare luogo di servizio e di bene. Mi ha colpito il suo invito a mettere le proprie competenze a disposizione degli altri e a non vivere le scelte importanti da soli, ma dentro relazioni di fiducia e accompagnamento.

Il giorno dopo siamo entrati nel cuore della formazione. Don Luca ci ha aiutati a riflettere sull’identità dell’animatore e sulla responsabilità che ci viene affidata quando stiamo accanto ai bambini e ai ragazzi. Don Emanuele ci ha poi accompagnati dentro la pedagogia salesiana, ricordandoci che animare significa guidare, prevenire, coinvolgere e costruire un ambiente dove ciascuno si senta accolto. Nei laboratori abbiamo provato a tradurre tutto questo in strumenti concreti: accoglienza, giochi, tornei, assistenza, relazioni, momenti formativi. Perché il servizio ha bisogno di cuore, ma anche di preparazione.

La seconda sera abbiamo ascoltato Josep e Zeina, due giovani animatori dell’oratorio salesiano di Aleppo. La loro testimonianza, segnata dalla guerra ma piena di speranza, ci ha fatto capire che l’oratorio può essere davvero una casa anche nei luoghi più feriti. Le loro parole ci hanno ricordato che l’animazione salesiana può diventare un seme di pace, capace di custodire la vita e la fraternità.

Il 2 giugno suor Paola ci ha guidati a riflettere sulla spiritualità del servizio. Poi, nella Messa conclusiva presieduta dall’ispettore don Silvio Zanchetta, abbiamo ricevuto un mandato forte: essere animatori significa anche costruire bene comune. Nel giorno della Festa della Repubblica, ci è stato ricordato che servire in oratorio vuol dire educare alla pace, alla corresponsabilità, alla democrazia e alla cura degli altri.

Nel pomeriggio il cammino si è allargato con il Festival MGS 2026, che ha raccolto quasi 600 giovani da tutto il Triveneto attorno al tema “Noi ci stiamo”. La pioggia ha costretto a riorganizzare diverse attività, sospendendo alcuni tornei e spostando molti momenti sotto i porticati e in palestra. Ma, come spesso accade negli ambienti salesiani, anche l’imprevisto è diventato occasione. Ci siamo stretti un po’ di più, abbiamo condiviso spazi, parole, musica, preghiera e festa.

Tra stand, testimonianze, adorazione, confessioni, musica live e momenti di incontro, il Festival ci ha mostrato la ricchezza del Movimento Giovanile Salesiano. Abbiamo conosciuto realtà come Missionari, Vides, MAU, Salesiani Cooperatori, TGS e Nuovi Orizzonti. Nei talk, don Fabio Maistro, Anna di Nuovi Orizzonti, Sonia Marcon e don Marco Cescut ci hanno aiutati a riflettere su missione, relazioni, sentimenti e discernimento. Temi diversi, ma uniti da una domanda comune: come vivere da giovani capaci di scegliere il bene?

La giornata si è conclusa con la Veglia di preghiera per le vocazioni, dal titolo “Fare Centro”. È stato un momento intenso, in cui abbiamo rimesso davanti al Signore la nostra vita e il nostro servizio. Particolarmente significativa è stata la consegna dei crocifissi missionari ai 51 giovani che questa estate partiranno per il Madagascar, il Perù, l’Egitto, la Moldavia e il Brasile. Vederli pronti a partire ci ha ricordato che la fede diventa concreta quando si fa disponibilità, incontro e dono.

Sono tornato a casa stanco, ma contento. Con negli occhi il cortile, la pioggia, i volti dei ragazzi, le parole ascoltate, il silenzio della preghiera e la gioia di appartenere a qualcosa di grande. “Noi ci stiamo” non è stato solo lo slogan di una giornata. È diventato un impegno.

Ci stiamo a servire nei nostri oratori. Ci stiamo a prepararci con serietà. Ci stiamo a costruire pace, amicizia e bene comune. Ci stiamo a vivere l’estate nello stile di don Bosco e di Madre Mazzarello, non da spettatori, ma da giovani che scelgono di scendere in cortile e metterci il cuore.

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