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Malala: «I taleban non mi faranno tacere»

La giovane pachistana, ferita alla testa da un colpo di pistola un anno fa, ha parlato di fronte al segretario dell'Onu e a circa mille studenti presenti all'Assemblea dei giovani delle Nazioni Unite.


Malala: «I taleban non mi faranno tacere»

del 16 luglio 2013

 

«Voglio istruzione anche per i figli e le figlie dei taleban». L’appello al diritto a studiare di Malala Yousafzai abbraccia anche i bambini dei suoi aguzzini. Gli stessi uomini che le hanno fatto comprendere quanto grande e temibile sia il potere dell’istruzione il giorno in cui sono saliti sul suo scuolabus e le hanno sparato alla testa. Era il 9 ottobre scorso e la ragazzina era già impegnata nella lotta per i diritti civili delle donne nella valle dello Swat, in Pakistan.

 

Ora, grazie all’attacco dei taleban, sa che l’unica speranza di non veder crescere una nuova generazione di estremisti che soffochi la sua gente è mettere nelle mani dei loro bambini un libro invece di un fucile. «Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo», ha detto ieri l’adolescente dal podio delle Nazioni Unite, dove ha festeggiato il suo 16esimo compleanno. Provando a zittire Malala i taleban le hanno regalato una voce più forte. «Il 9 ottobre mi hanno sparato al lato sinistro della testa – ha raccontato mentre gli applausi scrosciavano nel quartier generale Onu di New York – ora sono qui per parlare a favore del diritto all’istruzione per ogni bambino. Sono qui per parlare del diritto all’istruzione per tutti».

 

Dopo una lunga convalescenza in Gran Bretagna, dove si è stabilita nell’impossibilità di tornare in Pakistan, la giovanissima ha parlato ieri in pubblico per la prima volta, circondata da 500 ragazzi dell’“Assemblea generale dei giovani”.

 

«Pensavano di distogliermi dai miei obiettivi e fermare i miei sogni – ha proseguito Malala, che è già diventata la più giovane candidata al premio Nobel per la pace della storia – ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: sono morte la debolezza, la paura e la disperazione e sono nate la forza, il coraggio e il fervore».

Al contrario, ha aggiunto, «i taleban hanno paura. Del potere dell’istruzione, delle donne. Per questo uccidono, perché hanno paura». La platea di giovani provenienti da 85 Paesi, che le ha cantato gli auguri di buon compleanno, ha sottoscritto un appello ai rispettivi leader politici affinché mantengano la promessa di raggiungere l’istruzione primaria universale entro il 2015, finanziando nuove scuole, insegnanti e libri di testo e ponendo fine allo sfruttamento del lavoro minorile, ai matrimoni precoci e alla tratta dei bambini. Malala l’ha poi consegnata al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, seduto a fianco dell’ex premier Britannico Gordon Brown inviato speciale Onu per l’istruzione.

Sono circa 50 milioni i bambini tra i 6 e i 15 anni senza accesso all’educazione a causa di conflitti, di cui 28,5 milioni iscritti alle scuole elementari e oltre la metà bambine. Nel 2012 ci sono stati 3.600 attacchi tesi ad impedire ai bambini l’accesso all’educazione, tra i quali assassinii mirati, bombardamenti di scuole, reclutamento dei minori in gruppi armati, torture e intimidazioni contro bambini e insegnanti. Secondo Save the Children, che ha fornito questi dati, la situazione peggiore è in Siria, dove si è concentrato oltre il 70% degli attacchi dello scorso anno. E se Malala a marzo è potuta tornare a scuola in un istituto di Birmingham, nel suo natio Pakistan cinque milioni di bambini non possono andare a scuola, un numero superato solo dalla Nigeria.

«Malala è fonte di ispirazione per milioni di persone – ha detto il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake –. Il suo coraggio e la determinazione sono lo specchio delle ragazze e dei ragazzi di tutto il mondo che ogni giorno rischiano la vita per perseguire il proprio diritto all’istruzione. L’attacco, nella scorsa settimana, ad un collegio in Nigeria che ha ucciso almeno 29 studenti e un insegnante è un vivido esempio».

 

 

Elena Molinari

 

http://www.avvenire.it

 

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