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La spiritualità del “Poverello” è sempre d'attualità

Apertura agli altri e all'universale. Ma anche povertà, contemplazione della Creazione, fraternità, gioia... Parole chiave per coloro, religiosi o laici, che vivono della spiritualità del “poverello” e compongono la famiglia francescana...


La spiritualità del “Poverello” è sempre d'attualità

da Quaderni Cannibali

del 04 ottobre 2008

Gli appartenenti alla grande famiglia francescana, siano essi religiosi, religiose o laici, vivono quotidianamente delle intuizioni del “poverello” d'Assisi.

 

Apertura agli altri e all'universale. Ma anche povertà, contemplazione della Creazione, fraternità, gioia... Parole chiave per coloro, religiosi o laici, che vivono della spiritualità del “poverello” e compongono la famiglia francescana. Fra loro, i francescani e i cappuccini, eredi dei frati minori fondati da Francesco, le religiose francescane appartenenti a numerose congregazioni apostoliche –

Missionarie di Notre-Dame, serve di Maria, ecc. -, senza dimenticare le clarisse, suore contemplative che hanno scelto di “seguire Cristo secondo l'esempio di San Francesco e Santa Chiara”. Più recentemente si è costituito un settori laico, del tipo dell'ex terz'ordine francescano: l'Ordine francescano secolare (o Fraternità francescana secolare), che raggruppa oggi uomini e donne sposati o celibi, attratti dalla “maniera” di Francesco d'Assisi di leggere e vivere il Vangelo.

 

 

Francescani e cappuccini vogliono “rendere attuale il percorso del loro fondatore”

 

“Essere un discepolo di Cristo alla maniera di San Francesco.” Per padre Benoît Dubigeon, provinciale dei frati minori per la Francia ed il Belgio, questa aspirazione, da cui deriva il carisma francescano, si declina in tre modi. Una vita di preghiera e di contemplazione nel mondo. “San Francesco diceva: 'Il nostro chiostro è il mondo'”, ricorda. Una vita da missionario che cerca “di rendere il Regno di Dio accessibile a tutti, in particolare ai più fragili, il che presuppone che noi siamo umili e avvicinabili”. Una vita di fraternità, “questo significa cercare di essere i fratelli di tutti gli uomini e di tutte le creature, il che ci porta, per esempio, ad interessarci di problemi come la salvaguardia della Creazione o del dialogo interreligioso”. Gilles Rivière, cappuccino a Parigi, completa: “Mi piace l'accento posto sulla fraternità nel pensiero e nell'azione francescane. Francesco ci ha lasciato un programma di fraternità universale. Ha voluto andare da tutti: poveri, potenti, malati, cristiani, musulmani, cercando sempre un rapporto autentico, una via fraterna verso l'altro, al di là delle pressioni e delle paure.”

Quando lo si interroga sulle ragioni della sua entrata presso i cappuccini, padre Gilles afferma che cercava il luogo dove avrebbe trovato “il massimo di felicità del vivere e di libertà”. Una libertà essenziale ai suoi occhi nel pensiero e nell'azione francescane. “La costrizione non è una maniera di convincere: l'autenticità dell'amore è la vera seduzione, dice. Mi piace anche la volontà, nella nostra tradizione, di affrontare i problemi e di leggere il Vangelo a misura d'uomo. Tendiamo a scegliere le porte piccole piuttosto che quelle grandi.” D'altronde, per Gilles Rivière, un'altra caratteristica essenziale della famiglia francescana è la posizione “allo stesso tempo distaccata, ma anche pienamente addentro alla società”. “È ciò che porta la gente spesso a prenderci per dei monaci”, dice divertito, prima di aggiungere, più serio: “Questa posizione permette di cercare il, distacco necessario per tentare di riflettere meglio per agire meglio.”

Per entrambi, la famiglia francescana ha ancora, al suo giubileo, un ruolo da svolgere nel mondo. “La cosa importante del nostro giubileo è rendere attuale il percorso del nostro fondatore, sottolinea padre Dubigeon. Dobbiamo fare memoria di ciò che ci ha dato e avere l'audacia di porre dei gesti nuovi, ispirati dal suo messaggio. Ciò implica l'essere “connessi” con la sorgente che è la sua opera per porre gesti fecondi, senza di che si rischia di essere 'indaffarati senza fare niente'”.

 

 

Le suore francescane alla scuola del povero di Assisi

 

Oggi settantenne, Soeur Jacqueline, insegnante, è entrata cinquant'anni fa nelle Francescane missionarie di Maria. La sua vita si è svolta tra Congo Brazzaville, Algeria e Tunisia, poi a Roma, prima di tornare a Parigi, dove è prima di tutto responsabile di un pensionato studentesco. Sedotta inizialmente dalla gioia e dall'apertura delle francescane, insiste sull'“umiltà e sull'arte di non prendersi troppo sul serio” che le caratterizzano, e sull'attenzione ai più piccoli (rifugiati, malati di Aids, prostitute...), la non-violenza e la ricerca della giustizia. I “circoli del silenzio” organizzati in diverse città francesi per protestare contro il fermo dei clandestini, o l'azione dell'ONG “Franciscains international” all'ONU, ne sono dei buoni esempi.

Membro della stessa congregazione, Soeur Lucienne, 55 anni, infermiera, ha passato 23 anni a Aïn-Draham (Tunisia), una cittadina di montagna dove dirigeva un asilo d'infanzia. Attirata “dall'equilibrio tra azione e contemplazione” e “dallo spirito di pace, di gioia e di riconciliazione”, riconosce il valore d'esempio che ha per lei l'incontro “gratuito” di Francesco con il sultano d'Egitto a Damietta nel 1219. “Francesco, con il suo modo di accettare l'altro nella sua differenza, di meravigliarsi nel vedere come l'altro porti qualcosa di Dio e lo trasmetta, mi permette di rispondere alla mia vocazione, spiega. È un modello per vivere questo in terra di islam, dove non si può evangelizzare ad alta voce, ma dove tutto ciò che si fa con amore è segno della presenza di Dio, della sua incarnazione nel mondo.”

Soeur Marie Claude, 43 anni, dell'istituto delle Suore di San Francesco d'Assisi (nato dall'unione di sette congregazioni), parla anche lei della semplicità, della gioia, della disponibilità agli altri, dell'umiltà. E aggiunge quella che chiama, al seguito di Francesco, la preoccupazione “di farsi più piccola”, di non dominare l'altro. Infermiera coordinatrice all'Accueil Saint-François, casa di riposo di Fontenay-sous-Bois (Val-de-Marne) che accoglie 51 persone, di cui 14 colpite dal morbo di Alzheimer, desidera vedere in ogni uomo un essere amato da Dio, “anche se si tratta di una persona disorientata o demente”. “Ciò richiede una forma di spoliazione, di distacco da una certa padronanza, riconosce. Ma queste persone mi insegnano anche a gustare le relazioni semplici, i piccoli “fioretti” della vita.”

Clarissa al monastero di Sainte-Claire di Cormontreuil (Marne), Soeur Élizabeth, 61 anni, è sensibile alla capacità di meravigliarsi di Francesco d'Assisi, a cui “lo Spirito Santo aveva dato la capacità di avere uno sguardo nuovo su ogni essere, sulla creazione, sulla Chiesa”. Quella capacità, lei si sforza di coltivarla in comunità o nei suoi momenti di rilettura della vita “per restare discepola di Chiara e di Francesco, e di Cristo povero. Mi sento alla loro scuola.”

 

 

Il Povero di Assisi, primo di cordata per i giovani dell'ordine secolare.

 

“La Regola della vita dei francescani secolari è la seguente: vivere il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo seguendo gli esempi di San Francesco d'Assisi, che fece di Cristo l'ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini.” È in questo spirito dell'articolo 4 della Regola che i laici dell'Ordine francescano secolare (OFS) scelgono di seguire i passi del mendicante d'Assisi nel mondo. Nel corso dei secoli, dei “terziari” (membri dell'ex terz'ordine francescano, antenato dell'OFS) di ogni livello li hanno preceduti, come San Luigi o il beato Federico Ozanam. “La nostra specificità è vivere il Vangelo con una colorazione francescana: un certo distacco rispetto alle cose, una gioia semplice, un rapporto privilegiato con la natura di cui Francesco cantava la bellezza, una fiducia nel Vangelo, indica Régis Laitier, responsabile nazionale dell'OFS, suddiviso in fraternità. Cerchiamo di vivere in maniera umile e povera.” Una regola di vita che si impegnano a seguire i membri dell'OFS facendo professione. In Francia sono 3000, nel mondo arrivano a 400000 – e si percepisce in loro un fremito, in particolare nei giovani desiderosi di mettersi alla scuola del Povero di Assisi. A Cholet, attorno ai religiosi, o ad Arras, presso le clarisse, nascono dei,piccoli nuclei che si riuniranno all'OFS quando si organizzeranno come Gioventù francescana.

“Questi gruppi nascono spesso attorno ad un convento o ad un monastero”, spiega Gaëtane Markt, incaricata della commissione giovani dell'OFS, per la quale il fondamento della Gioventù francescana è “accompagnare un giovane su un cammino di vocazione – in senso ampio – aiutandolo a crescere da un punto di vista umano, spirituale e francescano”.

A Bitche (Moselle), la fraternità locale, composta da famiglie, da laici consacrati e da preti diocesani, ospita una Gioventù francescana vivace: dei giovani dai 16 ai 30 anni vengono per trovarvi “la gioia, l'amore fraterno, la preghiera, la musica, una formazione intellettuale”. “Sono cose che mi dicono che effettivamente è possibile oggi essere un giovane “nel” mondo, senza essere “del” mondo”, riassume Marie Feillet, 20 anni, che appartiene alla Gioventù francescana locale. Con gli altri membri della fraternità, si riuniscono per dei week-end, dei pellegrinaggi ad Assisi o a Fatima, dei giorni di ritiro o dei campi estivi che favoriscono la crescita umana e spirituale. Sempre ispirandosi al “primo di cordata” che deve condurli a Cristo. “San Francesco ha vissuto il Vangelo con una radicalità sorprendente, afferma Marie Feillet. Si è spogliato di tutto per ricevere tutto da Dio. Vive nell'amore che porta ai suoi fratelli. Sono questi aspetti della vita di San Francesco che mi hanno spinto ad entrare nella Gioventù francescana. È un cammino di santità, per diventare trascinatore e vivere nel cuore di Dio: 'Dove vai Francesco? A mostrare loro l'Amore.'”

 

 

Traduzione a cura di  www.finesettimana.org

 

Fonte: “La Croix”

Marilyne Chaumont, Pierre-Louis Lensel, Martine De Sauto

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