La salvezza comunitaria

Capitolo 6

In questa seconda parte, composta da 4 capitoli, vi sono i grandi orientamenti in vista dell'azione educativa e pastorale nelle nostre realtà salesiane a partire dalla fede e dallo spirito missionario. Oggi vediamo il sesto capitolo: La salvezza comunitaria.

Michael Niessl Michael Niessl

«Giovani, non rinunciate al meglio della vostra giovinezza, non osservate la vita dal balcone. Non confondete la felicità con un divano e non passate tutta la vostra vita davanti a uno schermo» (FRANCESCO, Christus vivit, n. 163)

Camminare insieme: la bellezza di una fede che fa comunità

C’è un invito che risuona forte nella nostra proposta pastorale: costruire insieme la comunità educativa e pastorale. Non si tratta solo di “stare insieme”, ma di camminare insieme, di fare squadra, di intrecciare le nostre vite perché la fede diventi qualcosa di condiviso, vissuto e testimoniato.
Papa Francesco ce lo ricorda con parole semplici ma potenti: «La missione non è mai un cammino solitario. È un cammino che dobbiamo fare insieme, per crescere insieme e annunciare insieme il Vangelo».

La fede, infatti, non è un’esperienza da vivere in solitaria: nasce e cresce dentro relazioni, in famiglia, in parrocchia, in oratorio, nei gruppi, nella Chiesa e – perché no – anche nel mondo. È una fede che si fa “noi”, che ci unisce e ci spinge a guardare oltre il nostro piccolo “io”.

Guarire insieme: il segreto dei dieci lebbrosi

Il Vangelo ci racconta di dieci lebbrosi che, uniti nella loro fragilità, si avvicinano a Gesù chiedendo: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!» (Lc 17,13). E succede qualcosa di sorprendente: la guarigione non avviene subito, ma mentre camminano insieme. È nel momento in cui si fidano e si mettono in marcia, fianco a fianco, che la loro vita cambia.

Papa Francesco, commentando questo passo, dice: «I lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano. È nel cammino della vita che si viene purificati».
La fede, insomma, non è statica: cresce quando ci muoviamo, quando rischiamo, quando lasciamo le nostre comodità e impariamo a fidarci. Ma, soprattutto, cresce insieme agli altri.

Camminare insieme è una sfida, ma anche una cura: è lì che il cuore guarisce, che la solitudine si scioglie, che la gratitudine prende forma. Proprio come il samaritano che, guarito, torna indietro a ringraziare Gesù: è lui a vivere la pienezza della salvezza, perché ha capito che la vera guarigione non è solo fisica, ma nasce dalla relazione con Dio.

Sinodalità: una parola grande per un cammino semplice

Negli ultimi anni, nella Chiesa si parla tanto di sinodalità. Una parola forse un po’ complessa, ma dal significato molto concreto: “camminare insieme”.
È l’immagine di una carovana, di una comitiva in cammino verso la stessa meta, dove nessuno resta indietro e tutti si sostengono a vicenda. Ci tiene uniti il Signore, ci lega la gioia di seguirlo.

Essere “sinodali” significa coltivare uno stile fatto di ascolto, umiltà, fiducia e collaborazione. Significa riconoscersi fragili, bisognosi di guarigione, ma anche pronti a mettersi in cammino e ad affidarsi alla Parola di Dio.
Come i lebbrosi, siamo chiamati a gridare insieme: «Abbi pietà di noi!» e a scoprire che proprio in quel “noi” si nasconde la forza della fede.
Solo camminando insieme, passo dopo passo, la nostra comunità cresce e si rinnova.

Dall’“essere per” all’“essere con” i giovani

Don Bosco e madre Mazzarello lo avevano capito bene: senza i giovani, non c’è comunità.
Costruire una comunità di fede non significa solo “fare per i giovani”, ma “essere con i giovani”. Il vero cambiamento nasce quando smettiamo di pensare ai giovani come destinatari e iniziamo a riconoscerli come compagni di viaggio, corresponsabili della missione.

Nel Sinodo dei giovani, la Chiesa stessa ha fatto questo passaggio: da “Cosa dobbiamo fare per i giovani?” a “Chi dobbiamo essere con i giovani?”.
È un salto enorme, che trasforma tutto: non basta organizzare attività, serve vivere con autenticità, essere testimoni, credere davvero che ogni giovane ha un posto, un dono e una responsabilità nella comunità.

Papa Francesco, nella Christus vivit, ci offre un’immagine meravigliosa: «La Chiesa è come una canoa, in cui gli anziani aiutano a mantenere la rotta interpretando la posizione delle stelle e i giovani remano con forza immaginando ciò che li attende più in là».
Siamo sulla stessa barca, uniti dallo Spirito Santo e dal sogno di un mondo migliore.

Il nostro sogno: una profezia di fraternità

Essere comunità significa credere nella forza delle relazioni, nella bellezza del cammino condiviso e nel coraggio della corresponsabilità.
Ogni volta che mettiamo insieme i nostri talenti, ogni volta che ascoltiamo e ci fidiamo gli uni degli altri, stiamo già costruendo la Chiesa del futuro: una Chiesa giovane, viva, aperta, dove ognuno è parte della stessa avventura.

Camminare insieme non è solo un modo di dire: è il cuore del Vangelo, la via che ci porta verso Dio e verso gli altri.
E allora, sì: mettiamoci in cammino. Insieme.


SOGNI MISSIONARI E COMUNITÀ TRA GENERAZIONI
Leggi il quarto sogno missionario (cfr. Memorie Biografiche di don Bosco, volume XVII, pagg. 643-645)

«Venite in nostro aiuto. Perché non compite l’opera che i vostri padri hanno cominciata? [...] Se potessi imbalsamare e conservare vivi un cinquanta Salesiani di quelli che ora sono fra di noi, di qui a cinquecento anni vedrebbero quali stupendi destini ci riserva la provvidenza, se saremo fedeli. Di qui a centocinquanta o duecento anni i Salesiani sarebbero padroni di tutto il mondo».

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