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La Felicità: diritto, dovere o... Beatitudine?

Un'ampia carrellata di riflessioni sulla felicità nel corso del pensiero umano e nell'arte della politica, fino alla sapiente Parola di Dio e alla Beatitudine evangelica della gioia, alla scoperta della “perla preziosa”, dell'unico tesoro che può fare felice il cuore dell'uomo.


La Felicità: diritto, dovere o… Beatitudine?

 

del 22 marzo 2013

 

 

          Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa a proposito della felicità e la prima cosa che mi è venuta in mente è proprio la domanda: che cosa è la felicità, che significa essere felici? C’è chi descrive la felicità come lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. Ma è possibile soddisfare tutti i propri desideri? Altri si rifanno alla storia e ricordano che per gli antichi greci era felice una persona fortunata, “posseduta da un buon genio”; per i romani la felicità significava salute, prosperità e fecondità.

 

Il diritto alla felicità

          In tempi più vicini a noi, si è pensato che l’aspirazione alla felicità non fosse semplicemente un’idea, ma si è ritenuta che fosse considerata un diritto, per cui è stata inserita addirittura in molte costituzioni moderne. A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”: così si apre la Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776 e così si sono espressi i rivoluzionari francesi dopo il 1789; ancora oggi la ritroviamo solennemente citata nell’articolo 13 della Costituzione giapponese.

          È un tema eterno, quello della felicità: riaffiora nei secoli, coinvolge popoli diversi che vi imprimono significati sempre nuovi, segna nella storia un filo rosso che giunge sino a noi. Peccato che il solito Arthur Schopenhauer ne L’arte di insultare, abbia affermato: C’è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per essere felici. Come mai la felicità è diventata un diritto costituzionalmente garantito?

          Tutti gli uomini hanno diritto alla felicità. L’uomo è stato creato per essere felice. Ma cosa è veramente la felicità? Non certamente il soddisfacimento di tutti i propri desideri (cosa che è impossibile da realizzare), quanto piuttosto la pienezza di quella gioia di cui il cuore umano ha bisogno.  Una persona senza felicità, senza gioia è come una barca a vela senza un alito di vento, come un’automobile a corto di benzina: non va molto lontano. 

 

Cosa dice la Bibbia sulla felicità

          Dalla pienezza del cuore (= felicità) dipende la qualità della vita e la capacità di operare. Chi non è pienamente felice nel cuore non vive; si può dire che si lascia vivere, produce poco e produce male, e corre il rischio di diventare pericoloso. Se il cuore non è felice, non si vola alto, non si va lontano. All’inizio della storia umana, nella creazione, la Bibbia ripete numerose volte: Dio vide che era cosa buona. Dio vuole la felicità dell’uomo, come ogni padre la desidera per i propri figli.  

          Nel Vangelo, poi, Gesù dice ai suoi apostoli: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11) e attraverso San Paolo ci ha fatto sapere: “Siate sempre lieti... questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (lTess. 5,16); “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi (Fil 4,4). L’apostolo Paolo “raccomanda” di essere lieti: «Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm 12,12); «afflitti, ma sempre lieti» (2Cor 6,10); «per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace» (2Cor 13,11);  «fratelli miei, state lieti nel Signore» (Fil 3,1); «state sempre lieti» (1Tes 5,16).  

          E negli Atti degli Apostoli si narra che Pietro e Giovanni «se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (Atti 5,41).

 

È un dovere essere felici?

          Dunque, oltre che essere un diritto, la felicità sembra essere anche un dovere. Perché se non si trovano le ragioni per la propria felicità, non c’è ragione per vivere. Eppure quest’ordine di Dio non vale solo quando tutte le cose vanno bene, quando tutto corre bello liscio, ma anche quando ci sono prove e sofferenze, come dimostra l’esempio degli Apostoli; bisogna essere lieti nonostante le croci e i dolori. “State sempre lieti” questa è la volontà di Dio (Fil 3,1). Del resto, il nuovo Decalogo, annunciato dal nuovo Mosè, Gesù di Nazaret, sono le Beatitudini (cf. Mt 5,1-11), che sono un inno alla felicità, la felicità vera portata sulla terra dal Figlio di Dio.

          Ma va chiarito un equivoco pericoloso: non si può e non si deve confondere la felicità con il piacere, perché si può avere la felicità senza il piacere e, al contrario, provare il piacere senza raggiungere la felicità. Le Beatitudini ne sono l’esempio più chiaro: Gesù non invita i suoi discepoli al masochismo, per il gusto di soffrire e di farsi del male, ma indica una meta più alta e più bella, che passa attraverso la porta stretta e la via angusta, che conducono alla vera vita e alla vera felicità (cf. Mt 7,14). La donna quando partorisce prova dolore, ma è nella gioia perché nasce un essere umano (cf. Gv 16,21).  

          Il dolore coesiste con la gioia, anzi è la ragione di una gioia più grande. Chi è alla ricerca della gioia e della felicità è capace di sottoporsi ad ogni genere di privazioni e di rinunce. Per un traguardo sportivo si è capaci di tutto e nessun sacrificio sembra pari al risultato da conseguire. Lo stesso si può affermare per la ricerca della felicità. Questa ricerca può portare a Dio ma può anche allontanare da Lui. 

 

Una felicità che non si può comprare 

          Gesù presenta una immagine molto bella: quando un uomo si è messo in testa di comprare un terreno dove sa che c’è un tesoro, o di comprare un gioiello, è capace di tutto, vende tutto pur di avere quel che desidera. Tutti gli uomini sono alla ricerca del campo da comprare per il quale vendere tutto; ma perché non si è mai soddisfatti e si cercano sempre campi nuovi? La risposta la troviamo nelle Confessioni di Sant’AgostinoCi hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposi in Te. Il riposo, la felicità vera e duratura l’uomo la trova solo in Dio.

 

 

Sandro Perrone

 

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