Testimoni Fede

La beatificazione di Rosario Livatino ci interpella da cristiani

I santi e i beati sono come un faro che non fa luce per sé, ma per indicare la via. Sono come le stelle che brillano di luce propria, ma illuminano il cielo per tutti. Sono tanti e diversi, alcuni persino unici come nel caso di Rosario Livatino che è il primo giudice beato nella storia della Chiesa!


I santi e i beati sono come un faro che non fa luce per sé, ma per indicare la via. Sono come le stelle che brillano di luce propria, ma illuminano il cielo per tutti. Sono tanti e diversi, alcuni persino unici come nel caso di Rosario Livatino che è il primo giudice beato nella storia della Chiesa! Gli uomini della “Stidda” lo hanno ucciso per il suo profondo senso di giustizia ispirato dalla fede, pensando nella loro profonda ignoranza umana e religiosa che non gli avrebbe più dato problemi, ed invece come sempre “il seme che muore porta frutto”. E il più visibile frutto tra questi è che dopo trent’anni ne parliamo e scriviamo non come di un morto ammazzato, bensì come di chi vive col Risorto e lo indica alle donne e agli uomini di buona volontà. Ora, però, mettendo da parte per un attimo il suo essere magistrato, dobbiamo interrogarci su cosa il nuovo beato, da “credente credibile”, testimonia ai cristiani del nostro tempo. Pensiamo al suo andare in chiesa quotidianamente prima di recarsi in tribunale a lavorare, alla sua presenza “anonima” in quel banco in fondo alla navata, tanto che il parroco lo riconoscerà solo dopo l’assassinio dalla foto sui giornali. E noi? Siamo solo i fedeli domenicali più o meno puntuali all’inizio della celebrazione e pronti allo scatto in pole position in uscita alla fine della messa? Pensiamo alla sua preghiera dinanzi al corpo di un delinquente ucciso, comunque un uomo, mentre noi facilmente ci agitiamo per “la pagliuzza nell’occhio dell’altro”, siamo facili a pensare o a dire “se lo è meritato”, quando non gli si augura persino di andare all’inferno. Pensiamo al fatto di aver ricevuto la Cresima da adulto, sì, un beato che è arrivato “tardi” alla Confermazione, possibile mai? In effetti smonta molte delle nostre strategie catechistiche, il nostro modo di ingabbiare i cammini di fede e gli itinerari di iniziazione cristiana. Aggiungiamo pure la sua partecipazione attiva a tutti gli incontri di catechesi insieme agli altri, senza chiedere sconti sul tempo della preparazione, mentre facilmente noi sbuffiamo per un’ora a settimana. E che dire della richiesta al catechista di consigliargli dei libri da leggere per approfondire, dinanzi al nostro sentirci spesso già arrivati e dell’accontentarci delle briciole. Pensiamo ad un non breve periodo di buio della fede e di allontanamento dall’Eucaristia per una crisi nel rapporto con Dio, a confronto della tanta leggerezza con cui a volte ci si accosta alla Comunione la domenica. Pensiamo alla sigla S.T.D (Sub Tutela Dei) ovunque nelle sue agende, e magari ci viene da affermare ironicamente “davvero lo hai protetto bene, Signore!” oppure “non potevi fare di più?”, come se le croci che portiamo fossero solo un ornamento, prive del significato più alto e svuotate della prospettiva pasquale; quasi che concediamo davvero alla morte l’ultima parola, dimenticando la resurrezione. Ecco, i santi, i beati, e in questo periodo specialmente Rosario Livatino, sono qui per ricordarcelo, più di un faro e più delle stelle! 

 

di Marco Pappalardo

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