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L'alfabeto dell'animatore

L'alfabeto dell'animatore: 20 parole dalla A alla Z per educare educandosi!


L'alfabeto dell'animatore

del 25 maggio 2014

 

 

A = appuntamenti. E’ Dio che li fissa con i ragazzi, noi siamo i suoi segretari. Li incontrerà quando Lui deciderà, a noi creare il luogo ed il clima ove questo avviene.

 

B = bravo. Stai attento a non accreditare te stesso screditando gli altri. Non è dal numero di complimenti che ricevi che ti valuto ma da quelli che ricevono i tuoi ragazzi e coloro che collaborano con te.

 

C = chiamata. Se il Signore ti ha chiamato ad animare/educare  è segno che non ti manca nulla per poterlo fare in chi sei od in chi puoi diventare. Farai bene e ti farà bene.

 

D = domande. Stimola ad avere le domande fondamentali della vita più che avere sempre delle risposte in tasca .

 

E = e. E’ la vocale dell’animatore/educatore. E ossia con, insieme.

 

F = fede. Il Signore ti chiede d’essere credibile prima di dichiararti credente. Cercando te i giovani cercano Cristo, se tu li deludi saranno delusi di Lui!

 

G = gelosia. La gelosia è la sorella dell'amore, come il diavolo quello degli angeli. Vuoi sapere se il tuo amore è bello e degno ? Guarda se ti solleva al di sopra di te stesso.

 

I = insidia. Una delle tante insidie dell’infanzia è che non è necessario capire per soffrire. Rispetta ed ama chi ti è affidato anche e soprattutto quando pensi che lui non capisca che il tuo sguardo ed il tuo cuore sono rivolti altrove.

 

L = loro. I ragazzi ti guardano. Si è buoni educatori/animatori quando i ragazzi non vedono l’ora di essere come te per trasmettere ad altri quanto hanno ricevuto.

 

M = mute. Sono le domande che i ragazzi più difficili fanno senza parlare. Chiediti sempre quali domande mute ci sono dietro quelle urlate.

 

N = no. Nessuno è arrivato, si diventa. L’animatore è un ragazzo non rassegnato, un perenne “analfabeta” che non si stanca di cercare ed imparare.

 

O = orizzonte. Dilata quelli ristretti, rendi reali quelli immaginari, sostieni quelli che dicono “non ce la faccio”, insegna il valore di ogni atto e decisione, soprattutto quelli che sono per sempre.

 

P = parte. Ne esiste soltanto una: quella di Dio. Sii sempre dalla sua e di capire sempre da che parte sta prima di schierarti.

 

Q = qui. Esserci è la base di tutto: quando non se ne ha voglia, quando non si è capaci, quando ci si sente inadeguati. Ci saranno così anche loro proprio in queste situazione in cui avranno più bisogno di te!

 

R =  recinto. Le persone muoiono se vengono recintate nei loro difetti, errori e fallimenti ed è un modo vile per difendersi da loro e non sporcarsi le mani.

 

S= stile. Non deve venire da altri contesti – scuola, caserma, spogliatoio- ma dal vangelo. I ragazzi ed i bambini ci sono affidati perché sul campanile c’è una croce, che i genitori lo abbiano chiaro in mente oppure no.

 

T = tutto. Non scegliere, dona tutto, trasmetti tutto anche ciò che non capisci ma che la Chiesa ti ha affidato da donare.

 

U = unità. Se uno ha in mente l’unità non si presenta all’altro come dominatore, ma come uno che è disposto a cedere, perché se non si cede è impossibile l’unità. Per amare bisogna essere uno nel molteplice. Dio può volere delle separazioni ma non vuole mai delle divisioni.

 

V = vocazione. E’ il Signore che ha chiamato questi ragazzi e questi bambini e quindi essi non ti appartengono, non sono tuoi: devi desiderare e cercare solo il loro bene.

 

Z  = zitto/a. Attento/a a non pronunciare parole vuote a cui, per orgoglio, comincerai a credere anche tu sino a farle credere anche agli altri come vere.

 

 

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