Formazione ed Educazione

Insegnare a scrivere: vi sembra poco?

Come lubrificare gli ingranaggi del cervello e sviluppare una mentalità progettuale. Per “sopravvivere” occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo.Quando un bambino scrive è come se, senza rendersene conto, lubrificasse gli ingranaggi del suo cervello. Scrivere rinforza la memoria, il linguaggio...


 

da Quaderni Cannibali

del 31 marzo 2011

   

I nostri figli abitano nella possibilità. Ma è necessario dare loro gli strumenti per accorgersene e il vigore mentale per approfittarne.

Il secolo appena iniziato appartiene alle persone che sono in grado di pensare in modo audacemente creativo e chi non è in grado di sviluppare queste capacità è destinato a soccombere, professionalmente e socialmente, in un mondo sovrabbondante di informazioni, dove per fare la scelta giusta occorre farsi guidare da capacità di sintesi o da intuito ben allenato.

Per “sopravvivere”, secondo la nota teoria di Gardner, occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo.

Quando un bambino scrive è come se, senza rendersene conto, lubrificasse gli ingranaggi del suo cervello. Scrivere rinforza la memoria, il linguaggio, l’attenzione ai dettagli, la capacità di risolvere problemi e altre importanti funzioni cerebrali, armonizzandole tra loro. È quindi più che giustificato insistere perché un bambino impari a scrivere con di­sinvoltura. Sembra una cosa da poco e invece serve a rafforzare funzioni neu­roevolutive utili in tutta la vita, e non solo per scrivere.

Avere una mentalità progettuale significa credere, dopo averlo sperimentato, che è possibile ottenere risultati utili e gratificanti pianificando bene e a lungo termine le pro­prie azioni. Occorre pensare alla scrittura come a un pro­cesso di costante levigatura e rifinitura dei propri pensieri e del modo in cui li si esprime. Spesso invece i ragazzi la vedono come un’operazione da portare a termine veloce­mente, per non sforare il limite di tempo fissato dagli inse­gnanti. Rispondere a un questionario, svolgere una verifi­ca, prendere appunti li abituano a considerare la scrittura come una gara di velocità intellettuale. La associano nella loro mente a frasi tipo: «Sbrigati! È quasi ora di consegna­re!». È chiaro perciò che non riescano a vederla come un paziente lavoro di cesello.

Ci sono casi, in particolare il prendere appunti, in cui la rapidità è effettivamente importante, ma temi e componi­menti vanno elaborati e rielaborati: in questa forma la scrittura aiuta ad acquisire abitudini e metodi che si di­mostreranno utili anche in attività di altro tipo, come la ri­costruzione di un’auto d’epoca, l’arredo di una camera da letto, la compilazione di una richiesta di finanziamento e la redazione di un business plan.

In tutti questi casi la fase preparatoria e quella di pianificazione sono fondamentali e il grosso del lavoro va svolto lentamente, con numerose pause di riflessione. Si tratta di imparare a concentrarsi e a “pensarci su”.

 

Insegnare a scrivere prevede diverse fasi successive:

1. Pianificazione strategica. Esistono diverse strategie per facilitare questo processo, che comportano la risposta alle seguenti domande: Che cosa mi viene richiesto? Che tipo di testo l’insegnante vuole da me? In che misura devo rimanere aderente al tema e quanto posso inventare? Che tipo di approccio mi conviene utilizzare: ironico, serio, concreto o interpretativo? Come posso fare per rendere più efficace il mio processo di scrittura? È meglio suddivi­dere il lavoro in fasi o cercare di portarlo a termine tutto in una volta? Devo prepararmi una scaletta? Buttare giù una prima stesura? In quale ordine devo procedere? Ci sono ragazzi dotati di grande intuito strategico che si chiedono istintivamente: «Qual è il modo migliore per fa­re questo lavoro?». Altri si limitano a svolgerlo, magari senza riflettere e scegliendo la strada più difficile.

2. Redazione di un piano di lavoro e di una tabella dei tempi di esecuzione. Ci sono ragazzi che nella fase di pia­nificazione strategica stabiliscono una tabella dei tempi e si danno una scadenza entro cui completare il lavoro. è utile mettere per iscritto il piano e sottoporlo all’insegnan­te prima di iniziare. I ragazzi dovrebbero abituarsi a dedi­care tempo e cura alla pianificazione dei progetti impe­gnativi. Lo stesso vale per gli adulti.

3. Brainstorming. È vitale insegnare ai figli a “generare idee”. Molti preferiscono dedicare una fase del lavoro allo sviluppo di idee, senza preoccuparsi di or­tografia, punteggiatura, regole grammaticali o altre neces­sità pratiche. Le idee che nascono dal brainstorming pos­sono essere registrate su cassetta, annotate su un foglio o scritte al computer. In questa fase, che è la più adatta a da­re spazio alla creatività e al pensiero analitico, intervengo­no vari processi di generazione delle idee.

4. Ricerca: è la fase in cui si raccolgono i dati necessari per sostenere e arricchire la tesi che si andrà a esporre consultando libri e riviste, navigando in Internet oppure parlando con amici, parenti o altre persone affidabili. Dovrebbe essere un momento di appagamento della curiosità, entusiasmante, piacevole.

5. Bozza. È un altro momento. Idee e dati vengono passati al vaglio una pri­ma volta, scartando quelli che appaiono meno utili e im­portanti e conservando solo il materiale migliore, che può essere schedato su carta o al computer. Questa fase preliminare può prevedere anche la stesura di una scaletta, eventualmente comprensiva di una lista di sottosezioni.

6. Prima stesura. È la versione preliminare del testo; è cruciale, ma può essere disordinata e piena di errori di or­tografia e grammatica.

7. Versione corretta. La prima stesura del testo viene ri­veduta e corretta e quindi eventualmente riletta da perso­ne competenti (per esempio un insegnante o un genitore, ma anche un coetaneo volenteroso) in grado di esprimere un giudizio critico. È l’ultima occasione per rileggere e va­lutare il risultato, magari con l’aiuto di una checklist. In questa fase si apportano le correzioni dell’ulti­mo minuto. I ragazzi devono abituarsi a imparare dagli errori. E soprattutto che chi fa notare i loro sbagli è un amico.

8. Versione definitiva. A questo punto il testo è corretto, completo e rifinito, pronto per essere letto e ammirato.

  

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